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Venezia, dopo lo stop riprendono i lavori per il Mose. Le imprese in allarme: il costo delle materie prime è troppo alto

Ci vorranno 18 mesi per completare la grande opera da quasi 6 miliardi di euro, iniziata nel 2003. Le aziende chiedono al consorzio di affrontare il tema dei prezzi
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Il fallimento del Consorzio Venezia Nuova è stato scongiurato e i lavori per ultimare il Mose potranno ripartire per finire indicativamente entro il 2024. La data prevista era lo scorso dicembre, ma le controversie giudiziarie hanno fatto slittare per l'ennesima volta la conclusione della grande opera. Ora si apre una fase nuova, ma le imprese coinvolte lanciano già un grido di allarme per il costo delle materie prime che negli ultimi mesi si è alzato. Nonostante sia previsto l'adeguamento dei prezzi già negli accordi, le imprese chiedono al Consorzio Venezia Nuova di affrontare il tema quanto prima. 

La ripresa 

Dopo oltre un anno di lavori f…

Il fallimento del Consorzio Venezia Nuova è stato scongiurato e i lavori per ultimare il Mose potranno ripartire per finire indicativamente entro il 2024. La data prevista era lo scorso dicembre, ma le controversie giudiziarie hanno fatto slittare per l'ennesima volta la conclusione della grande opera. Ora si apre una fase nuova, ma le imprese coinvolte lanciano già un grido di allarme per il costo delle materie prime che negli ultimi mesi si è alzato. Nonostante sia previsto l'adeguamento dei prezzi già negli accordi, le imprese chiedono al Consorzio Venezia Nuova di affrontare il tema quanto prima. 

La ripresa 

Dopo oltre un anno di lavori fermi, lunedì il Tribunale Fallimentare di Venezia ha approvato il piano attestato di risanamento presentato dal Consorzio Venezia Nuova lo scorso 28 febbraio. In concreto significa che dalla ripartenza dei lavori, prevista a breve, ci vorranno 18 mesi per completare la grande opera da quasi 6 miliardi di euro che ha visto la posa della prima pietra nel 2003. Si tratta dell'ultimo 5% circa che però equivale alla parte più importante e strategica, ovvero l'impiantistica necessaria per rendere automatizzato tutto il sistema del Mose. Per questa futura fase sono previsti 800 milioni, 200 inclusi nei 5 miliardi e 493 euro previsti nella convenzione iniziale e altri 538 deliberati dal Cipess lo scorso maggio. Oltre all'impiantistica questi soldi dovrebbero servire per ultimare le opere edili alle bocche di porto (per esempio le cosiddette control room per attivare il Mose), procedere con la realizzazione delle opere complementari (per esempio sistemare alcune aree dell'Arsenale e partire con il progetto di messa in sicurezza di piazza San Marco) e avviare il cosiddetto Piano Europa (opere di compensazione in laguna come le barene).

 

Il debito

La notizia di lunedì ha comunque finalmente messo un punto a controversie che duravano da più di un anno, ovvero da quando il commissario del Consorzio Venezia Nuova Massimo Miani, chiamato per liquidare il concessionario del Mims come previsto una volta ultimato il Mose, aveva trovato un buco di circa 300 milioni. Questo buco ha ritardato e bloccato i lavori per oltre un anno. Dopo diversi tentativi di ristrutturazione del debito non andati a buon fine, il CVN ha depositato una domanda di concordato che è servita a tenere al riparo l'ente dall'aggressione dei creditori. In pratica si è raggiunto un accordo stragiudiziale tra creditori e debitore: "Abbiamo accettato per i lavori futuri di applicare uno sconto al Consorzio Venezia Nuova" spiega Devis Rizzo, presidente dell'impresa consorziata Kostruttiva che racchiude un'ottantina di imprese. "Questo significa che le imprese accettano di essere pagate al 90% per i crediti scaduti e che applicano uno sconto del 25% sui lavori futuri. In questo modo dovremmo contribuire per 70 milioni a risanare parte del debito del Consorzio Venezia Nuova". Grazie all'approvazione del piano si va verso il risanamento del debito del Consorzio Venezia Nuova e si concretizza la prospettiva della conclusione dei lavori. L'ultimo passaggio per cominciare davvero sarà quello di adeguare il costo dei materiali e della manodopera ai prezzi impazziti degli ultimi mesi. "Stiamo assistendo tutti a quello che sta succedendo" prosegue Rizzo. "Faccio solo due esempi: il calcestruzzo è aumentato del 30% e l'acciaio è raddoppiato del 50%". Quando si sarà risolto nero su bianco questo punto si cominceranno i lavori.

Le reazioni

"Si è risolta positivamente la procedura che ha interessato il Consorzio, concessionario del Mims per la realizzazione degli interventi per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna, evitandone il fallimento" ha detto il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini. "Ora potranno riprendere i lavori per completare il MoSE, esempio di eccellenza non solo per Venezia ma per l'intero sistema Paese, che sarà in grado di mettere definitivamente in sicurezza dal fenomeno dell'acque alta la città con il suo grande e unico patrimonio artistico, culturale e ambientale". Soddisfatta la commissaria straordinaria per il Mose, la dottoressa Elisabetta Spitz, che ha sottolineato la collaborazione tra Mims e Provveditorato Interregionale per le Opere pubbliche per il Veneto: "Con questa decisione ha inizio una nuova fase per la storia del Mose e della Laguna. Ora è il momento di guardare avanti, di non perdere di vista gli obiettivi e di procedere. Il mio impegno sarà ora rivolto a un controllo costante su tutte le attività che saranno svolte affinché il cronoprogramma venga rispettato".