Fashion week a scuola: “Oggi il dress code lo decidiamo noi”. La passerella è anche una protesta
di Viola Giannoli , di Viola GiannoliLunedì monocromo, martedì in lungo, mercoledì seventies, giovedì serie tv, venerdì pigiama. Il menu della Settimana della moda delle scuole è servito, coniugabile e ricombinabile secondo fantasia. Dimenticate l'haute couture, qui è tutto prêt-à-porter, direttamente dall'armadio di casa. Lo shooting è tra i banchi, il defilé nei corridoi, il fitting in bagno.
La School fashion week, così la chiamano, è l'ultima tendenza alle superiori. C'è un calendario prestabilito, un dress code da non sgarrare, prove, sfilate e una classifica finale della classe più cool. La moda arriva dall'estero, importata dai social, ispirata a centinaia di videoclip con coreografie tutte uguali sulle note di Ritmo di Raffa Fl, successo internazionale partito da Verona. Su TikTok i video con l'hashtag #schoolfashionweek e derivati, ambientati nelle classi, contano 2 milioni di visualiz…
Lunedì monocromo, martedì in lungo, mercoledì seventies, giovedì serie tv, venerdì pigiama. Il menu della Settimana della moda delle scuole è servito, coniugabile e ricombinabile secondo fantasia. Dimenticate l'haute couture, qui è tutto prêt-à-porter, direttamente dall'armadio di casa. Lo shooting è tra i banchi, il defilé nei corridoi, il fitting in bagno.
La School fashion week, così la chiamano, è l'ultima tendenza alle superiori. C'è un calendario prestabilito, un dress code da non sgarrare, prove, sfilate e una classifica finale della classe più cool. La moda arriva dall'estero, importata dai social, ispirata a centinaia di videoclip con coreografie tutte uguali sulle note di Ritmo di Raffa Fl, successo internazionale partito da Verona. Su TikTok i video con l'hashtag #schoolfashionweek e derivati, ambientati nelle classi, contano 2 milioni di visualizzazioni, pure se il cellulare in aula non si potrebbe usare.
E così lunedì è spuntato un arcobaleno di maglioni dal bianco al nero passando per l'ocra, il magenta e il fucsia. Martedì ecco i tubini con decolleté ai piedi, giacche e cravatte ("più che manager, ci sentivamo agenti immobiliari", scherzano su). Il mercoledì, dalle cassettiere di mamma e papà, sono rispuntate fuori le zampe d'elefante, le giacche fiorate e i mega ciondoli. Venerdì le tute rosse della Casa di carta, gli outfit delle ragazze di Euphoria, il look vintage di Stranger Things. Sabato, come nulla fosse, tra un logaritmo e una versione, i pigiami a pagliaccetto da unicorno rosa con maxi pantafole peluche: "È la giornata che ha avuto più successo perché il pigiama, che è stato il nostro bozzolo di noia nelle lezioni a distanza al pc, è diventato qualcosa di familiare da ridere insieme".
"Gli studenti possono venire vestiti a scuola come vogliono, nel rispetto della dignità personale e dell'ambiente scolastico, e della sensibilità propria e degli altri: non c'è niente di male. Ma cambiarsi d'abito durante le lezioni non può essere consentito e i docenti sono invitati a non permettere travestimenti", scrive il dirigente del Benedetto da Norcia di Roma. Non una bocciatura totale perché agli studenti dice: "Se volete rivendicare una libertà di espressione, indossare abiti inconsueti, fatelo uscendo di casa. Venite a scuola in pigiama, ma non pretendete di cambiarvi qui come se vi vergognaste. Le lezioni non possono trasformarsi in un carnevale o in passerelle".
C'erano una volta le occupazioni, i flash mob, le proteste. E ci sono ancora, accese, dure, radicali, ora solidali con l'Ucraina. Adesso c'è pure la fashion week.