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La denuncia del papà di Samantha: “Poteva morire tre mesi fa, il suo calvario prolungato dai medici”

I genitori di Samantha con una foto della figlia (agf)
Parla Giorgio D'Incà, genitore della ragazza di Feltre cui sono state interrotte le cure dopo 15 mesi di coma vegetativo. "Con lei fino all'ultimo respiro, spargeremo le sue ceneri in mare. I giudici avevano dato il via libera  a novembre, ma l'équipe che la curava rifiutava lo stop alle terapie. E adesso vogliamo la verità su cosa è accaduto a Sam in ospedale".
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“Giorgio, Genzianella, come state?”. “Storditi, addolorati, sereni, disperati”.  Ora che la battaglia è finita, ora che Samantha “riposa libera in pace”, Giorgio e Genzianella D’Incà possono finalmente lasciare andare le emozioni, piangere, scendere, momentanemente, dalle barricate. “La nostra Sam è morta sabato mattina senza dolore, con la sedazione profonda, dopo 15 mesi di coma e di terribili sofferenze. Noi eravamo lì, accanto a lei, mano nella mano, fino all’ultimo respiro, oggi la saluteremo con una cerimonia privata, poi, un giorno, spargeremo le sue ceneri in mare, al largo di Venezia, abbiamo già una barca che ci accompagnerà nell’ultimo viaggio di Samantha”.

Giorgio D’Incà come sempre parla con pacatezza, distilla le parole.  Con la sua tenacissima battaglia giudiziaria è riuscito, in un anno e mezzo, ad ottenere che pur senza testamento …

“Giorgio, Genzianella, come state?”. “Storditi, addolorati, sereni, disperati”.  Ora che la battaglia è finita, ora che Samantha “riposa libera in pace”, Giorgio e Genzianella D’Incà possono finalmente lasciare andare le emozioni, piangere, scendere, momentanemente, dalle barricate. “La nostra Sam è morta sabato mattina senza dolore, con la sedazione profonda, dopo 15 mesi di coma e di terribili sofferenze. Noi eravamo lì, accanto a lei, mano nella mano, fino all’ultimo respiro, oggi la saluteremo con una cerimonia privata, poi, un giorno, spargeremo le sue ceneri in mare, al largo di Venezia, abbiamo già una barca che ci accompagnerà nell’ultimo viaggio di Samantha”.

Giorgio D’Incà come sempre parla con pacatezza, distilla le parole.  Con la sua tenacissima battaglia giudiziaria è riuscito, in un anno e mezzo, ad ottenere che pur senza testamento biologico a sua figlia Samantha, 30 anni, in coma dopo un’incredibile disavventura sanitaria, fossero interrotte le cure, la nutrizione e l’idratazione artificiale.  A Belluno, nella quiete di una Rsa per pazienti in stato vegetativo, attorno a letto di Samy c’erano Giorgio, Genzianella, il fratello e la sorella più grandi.

Giorgio, Samantha come Eluana Englaro, tredici anni dopo.

“Non sarò mai abbastanza grato a Beppino Englaro per aver aperto la strada al diritto di scelta sul fine vita. Anche per Sam come fu per Eluana abbiamo dovuto ricostruire il suo pensiero davanti ai giudici. La differenza è che oggi, proprio grazie al papà di Eluana, esiste la legge sul testamento biologico che tutela la volontà dei pazienti”.

Samantha però non aveva lasciato scritto nulla.

“Perché in Italia pochissimi conoscono il testamento biologico. E a 30 anni, vi chiedo, chi pensa alla morte? Fin da subito però, quando a poche settimane dalla frattura al femore, Samy è entrata in coma irreversibile, abbiamo deciso che dovevamo far rispettare le sue volontà. Ci aveva sempre detto: se mi ritrovassi in una condizione come quella di Eluana o di Dj Fabo, per favore, aiutatemi a morire”.

Accade a novembre del 2020. Samantha cade nel vialetto della vostra casa di Feltre e si rompe un femore. Viene operata, la dimettono. Poi tutto inizia a precipitare.

“Infatti. Ed è da qui che noi, salutata Samantha, ricominceremo per avere giustizia. Dietro la morte di nostra figlia c’è una storia di malasanità. Dopo l’operazione al femore Samy, tornata a casa, cominciò ad avere dei gonfiori sospetti. Alle gambe, al ventre, al viso. Per tre volte l’abbiamo riportata al pronto soccorso dell’ospedale di Feltre, per tre volte ci hanno risposto: tenetela a riposo”.

Una grave sottovalutazione delle condizioni di Samantha?

“Nessuno ci ha mai detto con chiarezza cosa è succeso a Samantha in sala operatoria. Probabilmente è stata infettata da un batterio che poi l’ha devastata portandola in coma. Si tratta di un evento possibile. Ma forse si poteva intervenire. Come mai davanti al corpo di Samy che si gonfiava i medici a Feltre l’hanno rimandata a casa per tre volte senza farle nemmeno un prelievo di sangue?”.

A dicembre del 2020 Samantha entra in coma.

“Abbiamo sperato, abbiamo pianto. Abbiamo cercato le strutture migliori. Di fronte alla parola “vegetativo”, di fronte alla parola “irreversibile”, di fronte ai tremendi dolori di Samy, ormai nutrita artificialmente con una sonda, con il corpo sempre più contratto, soltanto patimento e sofferenza, abbiamo chiesto che l’accanimento terapeutico venisse interrotto”.

Il sei novembre 2021 il tribunale di Belluno la nomina amministratore di sostegno di Samantha. Con la facoltà di dare il via libera, in caso di grave peggioramento delle sue condizioni, al percorso di accompagnamento alla morte.

“Una sentenza esemplare. Alla fine giudici hanno accolto la nostra ricostruzione delle volontà di Samantha. Ma da quel giorno, ci sono voluti altri tre mesi di atroci sofferenze di nostra figlia, prima che i medici della struttura in cui era ricoverata decidessero di interrompere le cure. Un fatto gravissimo”.

Nessuno voleva applicare la sentenza?

“Proprio così. E’ stato soltanto quando abbiamo minacciato di chiamare di nuovo la stampa, quando abbiamo appeso sul letto di Samy quella maglietta con scritto “non ho parole” come fosse il suo grido muto, finalmente hanno onorato la sentenza.

Cosa le avete detto in queste lunghe notti?

“L’abbiamo accarezzata, le abbiamo raccontato che le sue sofferenze sarebbero finite. E quando ci ha lasciati le ho detto: “Samy sei una bischera, oggi è la festa del papà e come regalo mi hai donato la tua libertà”.