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Vite ai margini /2. L’altra Castel Volturno: “L’ex paese da favola non è solo un ghetto”

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Una striscia di terra lunga 73 chilometri, 25 di spiaggia e dieci di pineta per 27mila residenti e 14mila immigrati irregolari: "Ci ha abbandonati persino la camorra. Eravamo la sede dei Casalesi, ora dominano i nigeriani"
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"Per vivere a Castel Volturno, bisogna essere eroi. Per il coraggio e la perseveranza che servono ogni giorno ad andare avanti". La signora Carmela abbassa gli occhi e ci saluta così, sulla porta di casa. Girato l'angolo, la scena è surreale. La sua villetta curata si affaccia sul degrado più ripugnante. Le vie degradate sono due, dieci, venti: come se questo luogo avesse vissuto una guerra, di cui restano solo le ferite e i detriti. Eppure nelle case abbandonate, senza porte né finestre, si scoprono grandi saloni con camino, e anche se a terra ci sono immondizia e materassi sudici dove qualcuno in questi giorni ha trovato riposo, è difficile non sentire il canto di una felicità perduta; le maioliche sono fracassate, ma abbastanza intatte da testimoniare una storia gloriosa. A qualche metro, c'è la sabbia nera e ferrosa delle dune coperte di mirto tra il Monte Dragone e il Vulcano di Ischia Sud. L'acqua del mare &e…

"Per vivere a Castel Volturno, bisogna essere eroi. Per il coraggio e la perseveranza che servono ogni giorno ad andare avanti". La signora Carmela abbassa gli occhi e ci saluta così, sulla porta di casa. Girato l'angolo, la scena è surreale. La sua villetta curata si affaccia sul degrado più ripugnante. Le vie degradate sono due, dieci, venti: come se questo luogo avesse vissuto una guerra, di cui restano solo le ferite e i detriti. Eppure nelle case abbandonate, senza porte né finestre, si scoprono grandi saloni con camino, e anche se a terra ci sono immondizia e materassi sudici dove qualcuno in questi giorni ha trovato riposo, è difficile non sentire il canto di una felicità perduta; le maioliche sono fracassate, ma abbastanza intatte da testimoniare una storia gloriosa. A qualche metro, c'è la sabbia nera e ferrosa delle dune coperte di mirto tra il Monte Dragone e il Vulcano di Ischia Sud. L'acqua del mare è profumata e cristallina.

Benvenuti a Castel Volturno, dove paradiso e inferno si intrecciano. Una striscia di terra lunga 73 chilometri, 25 di spiaggia e dieci di pineta per 27mila residenti e 14mila immigrati irregolari. Castel Volturno: il nome è già uno stigma. Terra dei fuochi, camorra, mafia nigeriana, spaccio, prostituzione. Case di brava gente, occupate o rivendute da disperati o delinquenti. E sembra non ci sia altro modo di raccontare l'ex-favola della costiera domiziana: il romanzo degli italiani del boom che si facevano la seconda casa sulla spiaggia, la Dubai napoletana di operai e impiegati. E allora, come si misura il degrado? E soprattutto la forza di chi ha avuto in dote questa vita, la quantità di coraggio, cautela, desiderio che consente di restare a galla qui, a Castel Volturno?

I riflettori sul paese si accesero per la prima volta nel 2008 per quella che divenne nota come la "strage di San Gennaro", in cui morirono sette persone: un pregiudicato italiano e sei immigrati africani. La cornice di quei fatti era la camorra, i poteri criminali locali e i nuovi abitanti africani, sempre più numerosi. Poi, i riflettori si spensero. Oggi Repubblica prova a riaccenderli.

Il signor Bosnik (nome di fantasia) apre il cancello della sua villetta. Qui, lui e tanti altri della comunità rom fanno qualcosa di inedito: comprano case. Anzi, ville. "Ogni mattina, la signora Bosnik va a chiedere l'elemosina, il figlio a fare il parcheggiatore, il padre alla ricerca del rame - spiega Marcello Giocondo, che gestisce l'agenzia immobiliare aperta da suo padre a fine anni 70 - La sera si rivedono a casa. A Castel Volturno, i rom possono sognare la villa".

Siamo a Baia verde, a ridosso dei migliori lidi della costa. E il mercato immobiliare come va? Per tutta risposta Giocondo fa partire un audio. La voce è in un italiano un po' stentato: "Buongiorno, scusa hai qualche casa a prezzo buono, a 6/7 mila euro? Va bene anche un terreno. Fammi sapere". L'agente ride amaro: "Ecco la prova del decadimento. Eppure questo signore non è un pazzo. Perché qui si sono vendute davvero case a 5mila euro, e molti immigrati giustamente vedono l'opportunità, e i rom che comprano sono una realtà in crescita. Qui un fabbricato vale 100/200 euro al metro quadrato, quando il costo di costruzione è di 1.000/1.100. Io però resisto, gestisco anche un lido, e voglio credere che questa zona possa tornare com'era: da sogno".

"Persino la camorra ci ha abbandonato - dice Peppe Scialla, consigliere comunale - Eravamo la sede operativa del clan dei Casalesi. Oggi quelli che erano i vassalli dei Casalesi, la mafia nigeriana, sono diventati dominanti". Ma Castel Volturno non è solo mafia. "Questa zona - ancora Scialla - ha un potenziale enorme, ma ha bisogno di un'iniziativa nazionale". E allora cosa rispondere a chi dice che il degrado è colpa degli immigrati? "Bisogna ricordargli che l'inizio dell'incubo ha una data precisa: il terremoto del 1980, quando le case furono requisite per ospitare i terremotati. Allora iniziò l'abbandono che ha generato il degrado, con le case vuote diventate rifugio per altri ultimi: gli immigrati, soprattutto irregolari". Oggi sono 14mila, una cifra enorme. "Lo straniero che oggi vive a Castel Volturno è soprattutto chi deve nascondersi perché non ha un titolo di soggiorno regolare - spiega ancora Scialla - Qui sa che nessuno può venire a cercarlo".

A Destra Volturno, una delle nove zone lungo la Domiziana, si vedono salire all'alba i furgoncini dei caporali diretti nei campi per la raccolta. Nel pomeriggio, altri stranieri fanno avanti e indietro in bici, sono vedette per il traffico di droga, mentre al calar della sera la Domiziana si popola di prostitute.

"Tutti questi immigrati oggi sono manovalanza per le campagne e i cantieri - spiega Scialla - Molti fanno giardinaggio nelle villette degli italiani che, quando tornano in estate, vogliono il giardino ben curato". Di giorno, c'è un'umanità variegata che si mischia, lavoratori onesti e delinquenti. I mezzi pubblici non arrivano, ma i migranti si sono autorganizzati con pulmini e furgoni che fanno la spola a un euro a corsa. Ibrahim (nome di fantasia), dal cancello della villetta in cui sta lavorando, mostra le mani sporche di gesso e pittura. "Sono nigeriano, e sono onesto. Mi conoscono tutti, il signor Maurizio mi ha lasciato le chiavi. Io a Castel Volturno sto bene, ho una casa e un lavoro. Ma qui non siamo tutti uguali. E lo Stato, dov'è?". Dall'altra parte della strada c'è il signor Salvatore Di Petrillo: la casa dei suoi genitori è occupata da anni. "La colpa è anche nostra - ammette - Ci siamo arresi al degrado, e chi stava peggio di noi in queste case abbandonate ha trovato un'opportunità".

Dietro alla catena che chiude il cancello si intravede una signora africana. È arrabbiata: il paradosso è che è lei a sentire la sua casa violata. Suo marito Aziz arriva proprio in quel momento: è il primo incontro tra proprietari e occupanti. Aziz racconta di aver pagato mille euro a chi occupava la villa prima di lui. Siamo evidentemente in pieno racket. Lui e Salvatore dialogano, si mettono d'accordo sull'affitto. In pochi minuti la storia si ribalta, ma il finale è ancora più straordinario.

"Lì ci sono i limoni", dice ad Aziz la moglie di Salvatore, indicando un grosso albero: dai rami, insieme ai frutti, pendono sacchi di spazzatura. "L'ha piantato mio suocero. Sono buonissimi, sai che costano 6 euro al chilo? Puoi venderli al mercato, è un lavoro. In giardino puoi piantare basilico e pomodori. Lì, invece, c'è il forno per la pizza". Forse è proprio qui la misura della forza di chi ha avuto in dote questa vita, restando a galla a Castel Volturno; con coraggio, cautela, desiderio, e tanta generosità per non rassegnarsi mai.