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Ottantamila in piazza per il Papa e Blanco; la festa dei ragazzi che sa di libertà

Papa Francesco nella folla di adolescenti a San Pietro (agf)
Dai dodici ai vent'anni sono arrivati a San Pietro da tutta Italia per l'incontro con Bergoglio organizzato dalla Cei, dopo due anni di pandemia.  "Volevamo ritrovarci, abbiamo sofferto la solitudine".  "Francesco è un rivoluzionario, un maestro, l'unico oggi a parlare di pace". E il vincitore di Sanremo canta: "Blu celeste".
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Tutto esaurito, con la sensazione — bella — di trovarsi nel mondo di ieri. Oltre l’abbraccio del Papa, oltre Blanco che ha cantato “Blu Celeste”, oltre il cielo meravigliosamente azzurro, la giornata degli adolescenti in piazza San Pietro, ottantamila ragazzine e ragazzini stupiti di essere così tanti, così vicini, così affollati, spesso abbracciati, ha segnato (speriamo) il vero addio alla pandemia. La piazza riempita oltre misura, «aveva fame di voi» dice Francesco, a due anni dalla camminata solitaria sul sagrato della basilica il 27 marzo del 2020, nei giorni più bui del Covid, il Papa che nel vuoto del colonnato di Bernini pregava per la salute del mondo flagellato dal virus. Poi la rinascita, ieri, in un’esplosione di canti, bandiere della pace, colori, per l’incontro tra gli adolescenti e Bergoglio organizzato dalla Cei. Erano attesi in sessantamila, se ne sono presentati almeno ventimila in pi&ug…

Tutto esaurito, con la sensazione — bella — di trovarsi nel mondo di ieri. Oltre l’abbraccio del Papa, oltre Blanco che ha cantato “Blu Celeste”, oltre il cielo meravigliosamente azzurro, la giornata degli adolescenti in piazza San Pietro, ottantamila ragazzine e ragazzini stupiti di essere così tanti, così vicini, così affollati, spesso abbracciati, ha segnato (speriamo) il vero addio alla pandemia. La piazza riempita oltre misura, «aveva fame di voi» dice Francesco, a due anni dalla camminata solitaria sul sagrato della basilica il 27 marzo del 2020, nei giorni più bui del Covid, il Papa che nel vuoto del colonnato di Bernini pregava per la salute del mondo flagellato dal virus. Poi la rinascita, ieri, in un’esplosione di canti, bandiere della pace, colori, per l’incontro tra gli adolescenti e Bergoglio organizzato dalla Cei. Erano attesi in sessantamila, se ne sono presentati almeno ventimila in più, la Generazione Zeta, i più piccoli hanno dodici anni, i più grandi venti, partiti nel cuore della notte di Pasqua dalle diocesi di tutta Italia, al collo il fazzoletto con l’hashtag #Seguimi, e un balenottero blu che nel mare ricomincia a nuotare. È il primo Papa che incontrano, raccontano Luca Bastianello, Luca Bottaro e Stefano Bison, 17 e 18 anni, «Francesco ti coinvolge, sa parlare al cuore dei giovani, avevamo bisogno di uscire di casa, di ritrovarci, la pandemia è stata terribile, le sue parole contro la guerra sono le più forti e le più vere».


A metà pomeriggio Blanco, vincitore di Sanremo, (per l’occasione non a torso nudo ma vestito di bianco) canta “Blu Celeste”, il popolo dei ragazzini alza un muro di cellulari per l'ex ragazzo dell'oratorio che canta l'amore libero e bacia il Crocifisso. «Questo incontro era previsto da mesi — urla Adele, 14 anni, di Rieti — siamo qui per il Papa, che fico però Blanco dal vivo». Fuori dalla solitudine, ritrovarsi, incontrare il maestro. Francesca Bertarini ha 20 anni, in parrocchia, a Modena, si occupa dei più piccoli. «Francesco è un rivoluzionario, ci insegna a seguire il Vangelo, è contro la guerra, è contro le armi, soltanto lui ha il coraggio di dire che l’unica strada è la pace». È interessante sentire dove batte il cuore dei giovanissimi (ci sono anche gli adolescenti ucraini in piazza), vorrebbero che domani le bombe smettessero di uccidere, «se continuiamo ad armare i popoli, come faremo a vivere senza ammazzarci», si domanda Teresa Santini, anche lei ha 20 anni, nel 2016 era a Cracovia, alla Giornata mondiale della gioventù con Papa Bergoglio.

Ma è l’uscita dalla solitudine il centro di questo raduno oceanico di teenager, un colpo d’occhio che avevamo dimenticato. «Ci sono momenti in cui la vita ci mette a dura prova, ci fa toccare con mano le nostre fragilità e ci fa sentire nudi, inermi, soli. Quante volte in questo periodo vi siete sentiti soli, lontani dai vostri amici? Quante volte avete avuto paura? Non bisogna vergognarsi di dire: ho paura del buio. Tutti hanno paura del buio. Le paure vanno dette così si mettono via. Le paure vanno dette, vanno messe alla luce e, una volta che sono alla luce, scoppia la verità. Non scoraggiatevi, se avete paure mettetele alla luce e vi farà bene».  Il Papa parla agli ottantamila adolescenti con voce allegra, dopo un lunghissimo giro della piazza sulla Papamobile, sembra per Bergoglio una ventata di vita venata dall’angoscia della pandemia e dalla tragedia ucraina. «Sono ancora dense le nubi che oscurano il nostro tempo. L’Europa sta vivendo una guerra tremenda, mentre continuano in tante regioni della Terra ingiustizie e violenze che distruggono l’uomo e il pianeta. Spesso sono proprio i vostri coetanei a pagare il prezzo più alto: non solo la loro esistenza è compromessa e resa insicura, ma i loro sogni per il futuro sono calpestati».


Rachele Lorenzoni, 19 anni, capo scout di Prato, applaude e annuisce. «Ascoltare il Papa mi dà sollievo. Mi piace il suo vivere in povertà, la sua semplicità, la sua libertà. È come San Francesco». «Venni qui da solo per presentare al Signore la supplica del mondo colpito dalla pandemia. Sono passati due anni, con la piazza vuota. La piazza ha sofferto il digiuno, oggi questa piazza è piena di voi». Piena fin troppo, sottolineano amareggiati Andrea e Maria, 14 e 15 anni, arrivati da Napoli. «Il Papa? Ok, ma volevamo vedere Blanco, ci hanno lasciati su via della Conciliazione senza nemmeno un maxischermo».


«Siamo grandi per sognare. Tu saresti maggiorenne. Io ormai sono un sedicenne. Vado per i diciassette. Festeggerò da solo. Un altro compleanno di merda», canta Blanco, ci si può sentire davvero una schifezza dopo due anni di isolamento, sono tanti i ragazzi che raccontano al Papa le ferite della pandemia, ferite di una generazione. Vince la speranza però. Alessia Parrini, 19 anni: «Nel mio paese, Alzano Lombardo, morivano tutti, ho perso mia nonna e mia zia per il Covid, il Papa da solo a San Pietro fu un’immagine di eterno dolore. Quel giorno ho deciso che avrei studiato Medicina».


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