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Mazzariol: "Tutti si indignano per il treno negato ai disabili ma è solo ipocrisia, nessuno si impegna per dargli davvero autonomia"

Intervista al giovane autore di "Mio fratello rincorre i dinosauri" dopo l'incidente di Genova dove una comitiva di persone con disabilità non ha trovato posto su un treno dove erano stati riservati loro dei posti.
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"Posso cominciare facendo io una domanda? Ma questi disabili che non hanno trovato i posti loro riservati su quel treno chi sono? Come si chiamano? Che tipo di disabilità hanno? Perché non intervistate loro per farvi raccontare com'è andata?".

Vuole subito lanciare la sua "provocazione" Giacomo Mazzariol, il giovanissimo autore di "Mio fratello rincorre i dinosauri", libro di incredibile successo pubblicato tre anni fa in cui racconta la sua vita con Giovanni, il fratello minore con sindrome di down.

Mazzariol, perché la vicenda della comitiva di disabili lasciata fuori dal treno Genova-Milano le ha fatto venire voglia di lanciare questa provocazione?

"Perché ogni volta che accadono fatti spiacevoli come quello di Genova penso che la disabilità mette sempre tutti d'accordo, non ha colore politico, tutti sono pronti ad indignarsi, si grida all'inciviltà, ci si accanisce contro una sorta d…

"Posso cominciare facendo io una domanda? Ma questi disabili che non hanno trovato i posti loro riservati su quel treno chi sono? Come si chiamano? Che tipo di disabilità hanno? Perché non intervistate loro per farvi raccontare com'è andata?".

Vuole subito lanciare la sua "provocazione" Giacomo Mazzariol, il giovanissimo autore di "Mio fratello rincorre i dinosauri", libro di incredibile successo pubblicato tre anni fa in cui racconta la sua vita con Giovanni, il fratello minore con sindrome di down.

Mazzariol, perché la vicenda della comitiva di disabili lasciata fuori dal treno Genova-Milano le ha fatto venire voglia di lanciare questa provocazione?

"Perché ogni volta che accadono fatti spiacevoli come quello di Genova penso che la disabilità mette sempre tutti d'accordo, non ha colore politico, tutti sono pronti ad indignarsi, si grida all'inciviltà, ci si accanisce contro una sorta di nemico immaginario. Ma alla fine è solo una grande ipocrisia perché poi i fondi per i disabili sono sempre pochissimi e il nostro Paese resta una corsa ad ostacoli tra le barriere architettoniche. E loro, i disabili, restano solo un tema di cui parlare".

E invece sono persone.

"Esatto. Sono persone, con nome, cognome, una storia e le loro disabilità ovviamente non sono tutte uguali. Una cosa è chi ha una disabilità fisica ma la testa come la nostra, una cosa è chi ha una disabilità mentale. Ma la cosa che li accomuna tutti è il grande desiderio di autonomia e di avere una voce. Per questo non posso non notare che le cronache che raccontano di questo spiacevole incidente di Genova non ci dicono niente sull'identità di queste persone nè danno loro voce. Magari, se potessero parlare, ci racconterebbero che di episodi come questo ne vivono ogni giorno. E ci racconterebbero la loro impotenza, il loro dolore che una società sempre più egoista come quella in cui viviamo non sembra interessata a comprendere".

E' egoismo, indifferenza o cosa quella dei passeggeri di quel treno che si sono rifiutati di lasciare il posto a questa comitiva?

"Ci sono certamente responsabilità della compagnia, strutturali, c'è l'indifferenza delle persone ma io non vorrei puntare il dito contro nessuno. Vorrei cogliere quest'occasione per affrontare il problema dell'atteggiamento della società nei confronti del diverso e delle soluzioni che mancano. Al di là di ogni fastidiosissima retorica, il fatto è che i disabili incontrano ogni giorni enormi ostacoli. Chiedono di essere autonomi, chiedono che si lavori seriamente alla sviluppo della loro indipendenza. E invece quando si parla di loro vengono fuori tre odiose variabili".

Quali?

"Il pietismo: una violenza sottile, trattare le persone con disabilità come incapaci. Si tende a vedere in loro un vaso vuoto da riempire. Si fanno domande e si risponde subito, senza ascoltare. La violenza verbale:il narcisismo che non ci consente di valutare che tipo di reazione, di dolore le nostre parole provocano negli altri, ad esempio quando si usano le parole "down", "handicappato" per indicare una persona incapace di fare qualcosa. L'ipocrisia: quelli che io sono rispettosissimo, aiuto le persone con disabilità ma poi si usa una grande violenza verbale quando si parla di altre diversità. E invece tutti i "diversi", a cominciare da chi è vittima di episodi di razzismo, subiscono ogni giorno lo stesso tipo di violenza. In questo i politici sono estremamente ipocriti. L'ho capito proprio con il mio libro".

A cosa si riferisce?

"Un giorno ho visto una foto di Matteo Salvini con il mio libro "Mio fratello rincorre i dinosauri" e mi sono stupito. Perché lui di certo è uno che non si distingue per grande rispetto per altre diversità, a cominciare dagli immigrati. Ma, come dicevo prima, sulla disabilità la politica fa la corsa a chi fa più bella figura ma poi nessuno si prende veramente cura di queste persone, di come vivono la loro diversità, di come vivono quello che gli accade giornalmente".

Ecco, appunto, i 27 che tornavano dalla loro vacanza di Pasqua come avranno vissuto quello che gli è successo a Genova?

"Questa è la parte più brutta di tutta la storia. Come il processo di Kafka, si sentono sempre sotto processo e non sanno cosa fare. La gente è impreparata o non vuole rinunciare ai suoi privilegi, fosse anche un sedile su un treno regionale. E loro sono sempre costretti a subire il loro dolore, sono sempre nelle mani di altri, spettatori si uno spettacolo imbarazzante in cui tutti parlano di loro ma loro non hanno una voce".

Insomma, dopo la grande indignazione nulla cambierà?

"C'è una grande disattenzione. Il mio è un messaggio forte a chi ha la responsabilità, se questo è lo Stato che non lascia indietro nessuno".