Ahmed ritrovato nel fiume, la rabbia della madre: “É stato spinto a uccidersi”
di Enrico Ferro , di Enrico FerroPADOVA - "Ahmed non si sarebbe mai ucciso. È stato spinto a farlo da qualcuno". Una madre disperata maledice il destino e chiede verità. Suo figlio di appena 15 anni è stato da poco ripescato cadavere dal fiume Brenta. Dopo cinque giorni di ricerche le speranze di trovare Ahmed Jouider sono terminate nel giorno del ritorno a scuola, dopo il ponte del 25 aprile. E mentre i suoi compagni dell'istituto professionale Bernardi prendevano posto in aula, una squadra di sommozzatori dei pompieri notava un corpo galleggiare trasportato dalla corrente. Non si era nascosto, dunque, questo adolescente in crisi per la fine di una storia d'amore dopo appena tre mesi. È morto annegato e questa è l'unica certezza in una storia ancora avvolta da varie ombre.
L’ultimo messaggio audio del quindicenne scomparso a Padova: “So che morirò”
La Procura di Padova ha aperto un'inchies…
PADOVA - "Ahmed non si sarebbe mai ucciso. È stato spinto a farlo da qualcuno". Una madre disperata maledice il destino e chiede verità. Suo figlio di appena 15 anni è stato da poco ripescato cadavere dal fiume Brenta. Dopo cinque giorni di ricerche le speranze di trovare Ahmed Jouider sono terminate nel giorno del ritorno a scuola, dopo il ponte del 25 aprile. E mentre i suoi compagni dell'istituto professionale Bernardi prendevano posto in aula, una squadra di sommozzatori dei pompieri notava un corpo galleggiare trasportato dalla corrente. Non si era nascosto, dunque, questo adolescente in crisi per la fine di una storia d'amore dopo appena tre mesi. È morto annegato e questa è l'unica certezza in una storia ancora avvolta da varie ombre.
L’ultimo messaggio audio del quindicenne scomparso a Padova: “So che morirò”
La Procura di Padova ha aperto un'inchiesta per istigazione al suicidio. E già c'è chi traccia un parallelo con la morte di Henry Amadansun, il diciottenne di origini nigeriane deceduto lo scorso mese di settembre nello stesso punto del Brenta, anch'egli in circostanze poco chiare. Ma ora c'è il mistero di Ahmed che deve essere chiarito. Del resto, c'è quel suo ultimo messaggio da decriptare: "Ho delle questioni in sospeso con alcune persone. So che morirò, o se non morirò avrò delle ferite gravi". Parole registrate e inviate via Whatsapp all'ex fidanzata diciassettenne, la sera in cui è uscito di casa salutando madre e sorella.
Dopo giorni di blackout il suo corpo è stato trovato grazie al segnale gps del telefonino: uno smartphone che lui aveva abbandonato sul parapetto del ponte che scavalca il fiume, nella cintura urbana di Padova. E qui il suo destino si incrocia con quello di un ignaro passante, che vede il cellulare ultima generazione abbandonato e se lo prende, gli toglie la sim e mette la propria. Nel momento in cui lo riaccende, il codice Imei lancia un segnale e la polizia si fionda a casa sua. "Cosa ci fai con quel telefono?", gli chiedono gli agenti. Spaventato e inconsapevole, racconta tutto. Ma soprattutto li conduce sul punto del ponte in cui ha trovato il dispositivo. E su quella verticale, l'indomani, vengono organizzate le ricerche dei pompieri.
Secondo i compagni di classe, che l'avevano eletto rappresentante, da qualche tempo non era sereno. Qualcuno ipotizza addirittura che avesse contratto qualche debito che non riusciva a saldare, ma al momento sono solo illazioni. È comunque una traccia che la Squadra mobile di Padova non trascurerà. L'indagine aperta per istigazione al suicidio consente una serie di accertamenti tecnici che potrebbero dare risposte definitive a molte domande.
La vicequestora Valeria Pace: “Il corpo è di Ahmed, a un primo esame non ci sono segni di violenza”
Ci sono i messaggi e le telefonate dell'ultima notte, quella di giovedì. Si sa che ha scritto alla madre dicendole che si trovava in patronato, si sa che ha inviato il messaggio all'ex e che ha salutato il migliore amico che vive in Francia. La polizia però vuole capire se ha comunicato con altre persone, per capire se quel "conto in sospeso" sia o meno un'invenzione. Segni di violenza sul corpo non ne sono stati trovati, ma solo con l'autopsia saranno determinate con precisione le cause della morte. "Mio figlio era un ragazzo tranquillo, andava bene a scuola, non aveva nessun problema. Non avrebbe mai avuto il coraggio di uccidersi", si dispera ancora la madre Latifa.