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Università di Foggia, il Tar contro il rettore: "Puniti quattro docenti perché sgraditi"

Il rettore Pierpaolo Limone 
Due professori e due ricercatrici avevano contestato tre concorsi e denunciato una truffa milionaria sui finanziamenti regionali. La procura archiviò, l'ateneo escluse dal nuovo dipartimento i denuncianti. Il Tribunale amministrativo ora censura: "Uso distorto del potere". Limone: "Ricorriamo in Consiglio di Stato contro i conservatori"
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ROMA - Dice il Tar della Puglia che l'intervento dell'Università di Foggia ha rappresentato "un uso abusivo e distorto del potere". I docenti, che stavano denunciando possibili malversazioni, "sono stati ostracizzati e puniti perché sgraditi". Difficile condensare meglio un torto universitario che Repubblica aveva raccontato nel longform "Agnese nel Paese dei baroni".

Sandro Del Nobile, Diego Centonze, Amalia Conte e Carmen Palermo, due professori e due ricercatrici del Dipartimento di Scienze agrarie, avevano contestato tre concorsi universitari su misura e una consistente truffa su finanziamenti regionali per 35 milioni di euro che, seguendo un rapporto di Finanza del 2019, avrebbero conosciuto un corredo di irregolarità con rimborsi orari dei docenti amplificati, consegne delle ditte mai avvenute, anticipi del dipartimento ingiustificati per un ipotetico raggiro contabilizzato in 2,8 milioni di euro.

ROMA - Dice il Tar della Puglia che l'intervento dell'Università di Foggia ha rappresentato "un uso abusivo e distorto del potere". I docenti, che stavano denunciando possibili malversazioni, "sono stati ostracizzati e puniti perché sgraditi". Difficile condensare meglio un torto universitario che Repubblica aveva raccontato nel longform "Agnese nel Paese dei baroni".

Sandro Del Nobile, Diego Centonze, Amalia Conte e Carmen Palermo, due professori e due ricercatrici del Dipartimento di Scienze agrarie, avevano contestato tre concorsi universitari su misura e una consistente truffa su finanziamenti regionali per 35 milioni di euro che, seguendo un rapporto di Finanza del 2019, avrebbero conosciuto un corredo di irregolarità con rimborsi orari dei docenti amplificati, consegne delle ditte mai avvenute, anticipi del dipartimento ingiustificati per un ipotetico raggiro contabilizzato in 2,8 milioni di euro.

Agnese nel Paese dei baroni

La magistratura, di recente, non ha dato seguito a quell'intuizione giudiziaria corroborata di evidenze e testimonianze, tra cui quelle dei rispettati docenti, e ha archiviato. Tra i denuncianti c'era, appunto, il professor Sandro Del Nobile, già lodato per la sua attività scientifica - ventisettesimo studioso al mondo per pubblicazioni nella sua disciplina, in quella stagione - dal rettore Pierpaolo Limone. Il Magnifico, sollecitato dall'ampia platea di docenti chiamati in causa (diciannove sotto inchiesta), tuttavia non si era fatto scrupoli ad aprire un "nuovo Dipartimento" recintando nel vecchio Safe i quattro ribelli. "Devo tutelare la salute dei cinquantasei docenti attaccati", spiegò così la sua azione Limone, "sono sotto stress".

Successivamente, il rettore non ha neppure accettato la richiesta dei quattro di aderire al secondo Dipartimento di Economia (Demet): dovevano soffocare nel recinto morto o sparpagliarsi e non costituire più un problema per la vita quotidiana dell'università. Si sono sparpagliati.

Già nel maggio 2021 il Tar, accogliendo le istanze dei quattro ricorrenti, aveva auspicato "un ragionevole componimento" della situazione innescata dal provvedimento rettoriale, ma Limone non ha voluto rientrare dalla sua decisione.

Ora il Tar ha deciso, sentenziando contro il rettore: "La stessa struttura organizzativa del Dafne (al netto di qualsivoglia fantomatico nuovo corso di Ingegneria in esso ipoteticamente attivato) di per sé risulta essere stata null'altro che una mera riedizione per ridenominazione del vecchio dipartimento Safe, posta in essere semplicemente allo scopo di ostracizzare i quattro docenti non graditi, realizzandosi così, come già anticipato, un caso di scuola di eccesso di potere per sviamento dalla causa tipica. Pertanto, in sintesi, la reiezione della domanda di afferenza finirebbe per sostanziarsi in un allontanamento coattivo di docenti indesiderati in quanto ritenuti organizzativamente problematici".

L'ateneo ha promesso ricorso al Consiglio di Stato e il rettore Limone lo ha giustificato: "Siamo un'Università competitiva che ha a cuore l'ottimo funzionamento dei dipartimenti piuttosto che le posizioni conservatrici di pochi che vorrebbero lasciare tutto immutato arroccandosi nei piccoli gruppi di potere e salvaguardando i loro privilegi".