Conad di Pescara, una dipendente: "Dal controllo del ciclo ai lavori duri, così la direttrice ci ha reso la vita un inferno"
di Federica Angeli , di Federica Angeli“Mi è stato chiesto dalla mia capa reparto di andare in bagno insieme a lei in modo che potesse controllare che non avevo il ciclo. L’ordine era della direttrice. Io ho detto no, che era una violazione gravissima e che non l’avrei fatto, a costo di prendermi dei richiami”, Laura, il nome è di fantasia, è una delle 12 dipendenti Conad sospettata, secondo la denuncia di Filcams Cgil di Pescara e Abruzzo-Molise, di aver gettato fuori dal cestino del bagno un assorbente sporco e dunque vessata dalla direttrice del supermercato di Pescara che avrebbe preteso una perquisizione corporale per scoprire la "colpevole".
La punizione e il turno al reparto Gastronomia
L'imprenditrice, Carla Di Tecco, 49 anni, è stata espulsa dalla cooperativa dai vertici della Conad ma di lei hanno ancora timore le dipendenti tanto che preferiscono parlare senza rivelare la loro identità. Prosegue Laura. “La mia capa era nell&rsq…
“Mi è stato chiesto dalla mia capa reparto di andare in bagno insieme a lei in modo che potesse controllare che non avevo il ciclo. L’ordine era della direttrice. Io ho detto no, che era una violazione gravissima e che non l’avrei fatto, a costo di prendermi dei richiami”, Laura, il nome è di fantasia, è una delle 12 dipendenti Conad sospettata, secondo la denuncia di Filcams Cgil di Pescara e Abruzzo-Molise, di aver gettato fuori dal cestino del bagno un assorbente sporco e dunque vessata dalla direttrice del supermercato di Pescara che avrebbe preteso una perquisizione corporale per scoprire la "colpevole".
La punizione e il turno al reparto Gastronomia
L'imprenditrice, Carla Di Tecco, 49 anni, è stata espulsa dalla cooperativa dai vertici della Conad ma di lei hanno ancora timore le dipendenti tanto che preferiscono parlare senza rivelare la loro identità. Prosegue Laura. “La mia capa era nell’imbarazzo più totale. Così come tutte noi che siamo state sotto shock non solo in quella giornata ma anche nelle successive. Avevamo paura di ritorsioni, perché la direttrice non è nuova a vessazioni nei nostri confronti. Se qualcuna di noi faceva qualcosa di sbagliato, non sul posto di lavoro che ci sta, ma nella sua vita privata, ci puniva mandandoci a lavare i piatti nel reparto Gastronomia. Il lavoro più difficile che potesse capitare".
"Cancella quel post su Fb"
"Scrivevi un post Fb che non le andava a genio - prosegue la giovane dipendente - Il giorno dopo ti convocava in ufficio e ti puniva, oppure se scopriva che la pensavi come un collega, magari sulla stanchezza del turno, una settimana di fila ti mandava ai piatti. Non dovevamo avere amici o lamentarci tra di noi nel supermercato”. Un market degli orrori, a quanto raccontato da Laura e da altre dipendenti che hanno paura a dire il loro nome, malgrado i provvedimenti presi dai vertici Conad.
Bagni e spogliatoi chiusi
“La mattina non ti salutava mai, solo quelli che le andavano a genio salutava. Con tutte noi era spietata e pensava di farla sempre franca, come se avesse la sicurezza che fosse coperta sempre, che nessuno potesse farle nulla. Il giorno dopo l’episodio del ciclo ha chiuso i bagni e gli spogliatoi con tanto di cartello che poiché non erano state rispettate le regole di convivenza, potevamo usare il bagno dei maschi in comune con loro o quello dei clienti. Sono tantissimi i dipendenti che si sono licenziati pur di non patire più le vessazioni della direttrice”.
A processo per estorsione
Come ad esempio un giovane che ha denunciato l’imprenditrice, rinviata a giudizio nel gennaio 2020 e ora a processo per estorsione. “Il mio cliente venne preso di mira – ha raccontato l’avvocato Vincenzo Brunetti – e cominciò a insultarlo, a vessarlo giorno dopo giorno. Lo ha violentato psicologicamente e logorato tanto che è stato costretto alle dimissioni. E questo è stato un ingiusto vantaggio per la donna, ecco perché ho formulato il reato di estorsione accolto dalla Procura”. Il ragazzo ha ottenuto nella causa sporta davanti al tribunale del lavoro un risarcimento economico, motivo per cui non è più nel processo penale, che essendo un reato per cui si procede d’ufficio, va avanti.
"Ti renderò la vita un inferno: striscerai via da qui"
Nell'ordinanza di rinvio a giudizio l'elenco delle frasi usate dalla Di Tecco nei confronti del dipendente sono agghiaccianti: "Ti garantisco che ti renderò la vita un inferno qui dentro. Un inferno vero!...sai cosa sei tu? Una carognetta piccola così...tu esci a quattro zampe". E alla richiesta del dipendente di essere licenziato la direttrice alzava il tiro: "Povero te! E io ti faccio prendere pure la disoccupazione! No, no, te ne andrai con le tue gambe. Te lo prometto io. Io qua non ti voglio...sai che non mi fermo davanti a niente. Qua non c'è Cristo che tenga. Ci posso mettere un mese, due, tre, quattro, cinque. Ho molta pazienza per queste cose. Ma stai pur certo che da qua tu esci strisciando".
"Controllatelo a vista, sempre"
Il perché sia entrato nel mirino della donna non è mai stato chiaro. "Mentre nei prima anni veniva molto apprezzato - ha spiegato il legale Brunetti, con il passare del tempo la direttrice ha iniziato ad avere un atteggiamento ossessivo, pretendeva di avere il pieno controllo anche della sua vita personale e familiare". Stando alla ricotruzione della pm Marina Tommolini la donna dava "disposizioni agli altri dipendenti di controllarlo a vista e di accompagnarlo persino in bagno. A causa di tali minacce (subito attuate tanto da venire accompagnato da due colleghi per alcune volte in bagno e nello spogliatoio), la parte offesa veniva colta da un disturbo ansioso reattivo e, dopo un breve periodo di malattia, si vedeva costretto a dare le dimissioni per paura di riprendere il lavoro". Compprtamenti che si sarebbero consumati nel periodo 28 marzo - 5 settembre 2018.
"Mai dato l'ordine di perquisire le dipendenti"
“Quanto è stato raccontato sulla vicenda dell’assorbente - si sfoga Carla Di Tecco – è puro travisamento dei fatti. Il mio sfogo è stato preso alla lettera, io non ho mai dato l’ordine di fare perquisizioni corporali alle dipendenti. Anche perché il turno che aveva lasciato l’assorbente sporco in bagno aveva smontato, era avvenuto al mattino e non avrebbe avuto senso controllare le lavoratrici del pomeriggio”. Al momento nessuna denuncia è stata presentata alle forze dell’ordine dalla Filcams Cgil che ha preso in carico la vicenda.