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Asi e Cira, storia di un pasticcio spaziale. La mossa di Palazzo Chigi per rilanciare l'Italia nella corsa al cosmo

La sede dell'Asi 
L'ultimo atto è la nomina di Antonio Blandini, stimato docente di diritto, alla guida del Cira di Capua. Il penultimo, il provvedimento che separa politica aerospaziale e ricerca: la prima alla presidenza del Consiglio, la seconda al ministero dell'Università. Un'accelerazione decisa per tutelare gli interessi nazionali nei cieli
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Un pasticcio spaziale. È quello che ha portato alla presidenza di un centro di ricerca, che dovrebbe far andare in orbita le ambizioni italiane, uno stimato docente universitario di Diritto commerciale e diritto societario, che però finora non si era mai occupato di razzi e satelliti. Il professor Antonio Blandini è stato infatti scelto per guidare il Cira, Centro di ricerche aerospaziali di Capua. Ma al di là del curriculum del nuovo presidente, sono le modalità con cui si arrivati alla scelta che preoccupano, perché appaiono il sintomo di uno sbandamento della politica spaziale italiana.

L'atto cruciale per comprendere ciò che sta accadendo va in scena lunedì 2 maggio, quando sulla Gazzetta ufficiale viene pubblicato il provvedimento approntato dal ministro per l'Innovazione Vittorio Colao relativo al riordino dell'Agenzia spaziale italiana (Asi), che prevede di affidare alla presidenza del Consiglio &quo…

Un pasticcio spaziale. È quello che ha portato alla presidenza di un centro di ricerca, che dovrebbe far andare in orbita le ambizioni italiane, uno stimato docente universitario di Diritto commerciale e diritto societario, che però finora non si era mai occupato di razzi e satelliti. Il professor Antonio Blandini è stato infatti scelto per guidare il Cira, Centro di ricerche aerospaziali di Capua. Ma al di là del curriculum del nuovo presidente, sono le modalità con cui si arrivati alla scelta che preoccupano, perché appaiono il sintomo di uno sbandamento della politica spaziale italiana.

L'atto cruciale per comprendere ciò che sta accadendo va in scena lunedì 2 maggio, quando sulla Gazzetta ufficiale viene pubblicato il provvedimento approntato dal ministro per l'Innovazione Vittorio Colao relativo al riordino dell'Agenzia spaziale italiana (Asi), che prevede di affidare alla presidenza del Consiglio "i poteri di indirizzo, coordinamento, programmazione e vigilanza" dell'Asi. Mentre al ministero dell'Università e della ricerca (Mur) sono garantiti poteri di indirizzo strategico sull'attività di ricerca scientifica. Obiettivo del provvedimento, si legge, è "garantire semplificazione, maggiore efficienza e celerità d'azione nella realizzazione degli obiettivi di transizione digitale fissati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza".

La  politica spaziale di qua, la ricerca di là

In pratica l'Asi smette di essere una sorta di ibrido: un po' agenzia governativa, un po' ente pubblico di ricerca vigilato dal Mur, e passa sotto la sorveglianza diretta di Palazzo Chigi, che si occuperà di indirizzare la politica spaziale. Al ministero guidato da Cristina Messa resta in carico la ricerca scientifica e tecnologica in ambito aerospaziale. E così nelle maglie del provvedimento finisce anche il Cira di Capua, di cui l'Asi deteneva il 47% delle azioni che passano al Consiglio nazionale delle ricerche, che ne diventa improvvisamente il socio di maggioranza (gli altri azionisti sono la Regione Campania e una serie di aziende private). Il tutto proprio a poche ore dalla scadenza del mandato del presidente del Cira e del suo consiglio di amministrazione.

La corsa contro il tempo della presidente Cnr

Nei mesi scorsi, l'Asi guidata da Giorgio Saccoccia aveva costituito una commissione ad hoc per la selezione dei candidati, ma non era riuscita a nominare nei tempi previsti dalla legge presidente e cda. Così è scattata la prorogatio, che però dava come termine ultimo per la decisione la giornata di mercoledì 4 maggio. La presidente del Cnr Maria Chiara Carrozza, due giorni dopo aver ricevuto l'inaspettata eredità del Cira si ritrova a doverne nominare in fretta e furia i nuovi vertici. Come prima cosa sonda, per il ruolo di presidente, uno scienziato di rango che la stessa commissione dell'Asi aveva indicato come il candidato ideale: Eugenio Coccia, fisico tra i protagonisti della scoperta delle onde gravitazionali e rettore del Gran Sasso Science Institute. L'idea infatti è quella di rivitalizzare un laboratorio che conta centinaia di ricercatori e strumentazioni all'avanguardia ma che negli anni è stato largamente sotto utilizzato, per farne un centro di eccellenza dell'aerospazio europeo. Ma non potendo lasciare il suo istituto improvvisamente senza rettore, Coccia declina l'invito del Cnr e la scelta cade infine sul professor Blandini.

 

Ma cosa nasconde questo pasticcio spaziale, con azioni trasferite, presidenti nominati in giorno, una agenzia come l'Asi mutilata della sua parte di ricerca? C'è chi fa risalire il tutto al novembre del 2018 quando il fisico Roberto Battiston fu rimosso dalla presidenza dell'Asi per volere del primo governo Conte. Agli occhi dell'esecutivo, in particolare della Lega e del suo plenipotenziario Giancarlo Giorgetti, Battiston aveva commesso due passi falsi: farsi riconfermare alla presidenza dell'Asi per un secondo mandato dal precedente governo Gentiloni e rivendicare per l'Asi un ruolo di indirizzo della politica spaziale che invece sarebbe toccato esclusivamente ai ministri membri del "Comitato interministeriale per le politiche relative allo spazio e alla ricerca aerospaziale", istituito dalla legge 7 del 2018. Tanto che proprio la Lega fece passare un emendamento notturno per estromettere il presidente dell’Asi dal suddetto Comint. Seguirono polemiche feroci e persino un intervento del presidente  della Repubblica Sergio Mattarella, che fu letto come una difesa esplicita di Battiston.

Anni di gestione low profile

In ogni caso, l'operazione di decapitazione dell'Asi, voluta dalla Lega, fu eseguita senza che fosse stato pianificato un "dopo". L'Agenzia rimase per mesi senza un presidente, prima che nell'aprile del 2019 fosse individuato Giorgio Saccoccia, ingegnere presso l'Agenzia spaziale europea. Saccoccia, grande esperto di propulsione spaziale, e che era stato voluto dallo stesso Battiston nel consiglio scientifico dell’Asi, accetta l’incarico ma resta dipendente in aspettativa dell’Agenzia spaziale europea, che nel frattempo è diventata sempre più a trazione franco-tedesca.

In questi ultimi tre anni, l'attività dell'Agenzia spaziale italiana si è uniformata al low profile del suo presidente, un approccio diametralmente opposto all'esuberanza della gestione precedente, ma non necessariamente sgradito a un premier riservato come Mario Draghi. Tuttavia l'accelerazione impressa dal governo che ha sottratto l'Asi al ministero di Università e ricerca, lascia intendere che qualcosa non abbia funzionato. Fonti vicine a Palazzo Chigi riferiscono di malumori per una serie di rinvii che avrebbero penalizzato gli interessi nazionali nell'aerospazio (per esempio nel campo dei lanciatori, i missili che portano in orbita i satelliti) a fronte di un iperattivismo di Francia e Germania. Da qui la decisione di mettere definitivamente l'Asi sotto l'ala della presidenza del Consiglio e di lasciare il Cira al Mur, attraverso il Consiglio nazionale delle ricerche.

Ne consegue il pasticcio della nomina in extremis di Blandini, "esperto nel settore bancario, degli intermediari finanziari e delle compagnie assicurative" come si legge nella sua biografia online, a presidente del Centro ricerche aerospaziali di Capua. È probabile che, non potendo contare in tempi ristrettissimi su uno scienziato prestigioso per il rilancio della ricerca, si sia scelto un giurista capace di mettere ordine nella gestione del Cira, non priva di ombre, come rivelò un rapporto di 148 pagine commissionato alla Deloitte da Battiston prima di essere rimosso. E magari fugare anche i dubbi di infiltrazioni camorristiche emersi nei giorni scorsi grazie a un'inchiesta della magistratura napoletana.