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L'Italia è il paese con più over 65 in Europa. E crescono gli occupati tra gli ultracinquantenni

Rapporto Inapp sull'invecchiamento: aumenta il ruolo degli anziani nel sistema di welfare informale. E diminusce la povertà in questa fascia d'età
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Anziani meno poveri e baby boomers più occupati rispetto a poco meno di vent'anni fa: è quanto emerge dal Rapporto sull'invecchiamento dell'Inapp, l'Istituto Nazionale per l'analisi delle politiche pubbliche, che ricorda come l'Italia sia il paese con più over 65 nell'Europa a 27 (23,5% della popolazione).  La povertà assoluta per questa fascia di età si è dimezzata tra il 2002 e il 2020 (dal 15% del 2002 al 7,6% del 2020) mentre cresce il loro ruolo nel sistema di welfare informale. 

Nello stesso periodo, sia per l'invecchiamento della popolazione sia per le riforme delle pensioni che hanno aumentato l'età di uscita dal lavoro, il peso degli over 50 sul totale della popolazione occupata italiana è cresciuto dal 21,6% del 2002 al 38,5% del 2020, 5 punti oltre la media UE27 (33,9%). In proporzione la crescita è stata maggiore fra le donne (+20 punti) che fra gli uomini (+ 15), grazie alla maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro e al forte incremento dell'età per l'accesso alla pensione.

"Il pilastro pensionistico pubblico - si legge nel Rapporto - oltre ad aver contribuito ad una permanenza prolungata dei lavoratori e delle lavoratrici nel mercato del lavoro, a seguito del progressivo innalzamento  dell'età pensionabile, ha favorito il contenimento del rischio di povertà nelle fasce di età al di sopra  dei 65 anni".

"In tale contesto - ha affermato Sebastiano Fadda, presidente dell'Inapp - una delle priorità di intervento per il prossimo futuro è rappresentata dalla questione di genere. Le diseguaglianze di genere continuano infatti a presentarsi nel contesto delle trasformazioni dei modelli e delle dimensioni familiari, nelle relazioni di coppia e negli stessi servizi di cura. ll rapporto tra le generazioni e la struttura demografica influenzano i modelli culturali, nonché le trasformazioni del lavoro e dei processi di sviluppo della vita sociale.

Inoltre, - ha continuato Fadda - risulta evidente la necessità di coordinare e integrare tutte le politiche per l'invecchiamento, nelle diverse funzioni e nei diversi ambiti di intervento, in modo da favorire la realizzazione di azioni coerenti con gli obiettivi dello sviluppo sostenibile". Povertà assoluta dimezzata. Il pilastro pensionistico pubblico - si legge nel Rapporto - oltre ad aver contribuito ad una permanenza prolungata dei lavoratori e delle lavoratrici nel mercato del lavoro, a seguito del progressivo innalzamento dell'età pensionabile, ha favorito il contenimento del rischio di povertà al di sopra dei 65 anni".

Fra il 2005 e il 2020, in questa fascia di popolazione, l'incidenza della povertà relativa è infatti rimasta più o meno costante (intorno al 5%) mentre la povertà assoluta ha fatto registrare una marcata diminuzione, dal 15% del 2002 a 7,6% del 2020. La percentuale di quanti sono esenti dal rischio di povertà si è ulteriormente ampliata (dall'88,5% del 2010 a 92,4% del 2020). Un numero sempre più ampio di anziani vive in soluzioni di vita autonoma ed indipendente (+3,31%) e in condizioni di salute in costante miglioramento; la percentuale di anni in buona salute sull'aspettativa di vita dopo i 55 anni è cresciuta per entrambi i generi di 9,1 punti, nonostante l'impatto della pandemia.

Il welfare fatto in casa. In un contesto di trasformazione delle strutture familiari, le generazioni più anziane continuano ad essere uno dei riferimenti principali per il sistema di welfare "informale", sia attraverso il contributo ai redditi delle famiglie, sia nella cura di nipoti o altri bambini (+4,3% rispetto al 2010), nonché in misura più contenuta nella cura di altri anziani o persone in condizioni di disabilità (spesso il coniuge).

Circa la metà delle Regioni italiane si è dotata di una legge regionale trasversale e organica sull'invecchiamento attivo. Anche se l'attuazione di queste normative può risentire di carenze strutturali, in particolar modo nell'area dei servizi sociali, esse hanno consolidato la capacità di predisporre politiche e interventi che valorizzino l'apporto dei più anziani alla società e all'economia, in relazione alle funzioni che essi svolgono nello sviluppo della vita delle comunità.