Le Università post Covid rimangono deserte, uno studente su due segue in Dad
di Corrado Zunino , Luca Monaco , di Corrado Zunino, Luca MonacoROMA - Il ritorno in classe degli studenti universitari è lento, minoritario. Diversi, soprattutto coloro che frequentano gli atenei del Nord e mantengono una residenza al Sud, preferiscono continuare con le lezioni a distanza. Le nuove regole Covid applicate nei dipartimenti hanno riattivato la possibilità della presenza e i rettori invitano a partecipare alla vita accademica "con la mascherina e a un metro di distanza". Il seguito alle loro esortazioni è stato, fin qui, scarso. I docenti si lamentano che per troppi post-adolescenti la scelta di seguire da casa sia semplicemente "una pigrizia".
A partire dal 31 marzo, dopo il decreto di riapertura del governo e la fine dello stato di emergenza, gli atenei italiani hanno lavorato "per un graduale ritorno in classe". Per il personale scolastico è rimasto l'obbligo di vaccinazione fino al 15 giugno, ma a partire dal 1° maggio è caduta la necessità di esibir…
ROMA - Il ritorno in classe degli studenti universitari è lento, minoritario. Diversi, soprattutto coloro che frequentano gli atenei del Nord e mantengono una residenza al Sud, preferiscono continuare con le lezioni a distanza. Le nuove regole Covid applicate nei dipartimenti hanno riattivato la possibilità della presenza e i rettori invitano a partecipare alla vita accademica "con la mascherina e a un metro di distanza". Il seguito alle loro esortazioni è stato, fin qui, scarso. I docenti si lamentano che per troppi post-adolescenti la scelta di seguire da casa sia semplicemente "una pigrizia".
A partire dal 31 marzo, dopo il decreto di riapertura del governo e la fine dello stato di emergenza, gli atenei italiani hanno lavorato "per un graduale ritorno in classe". Per il personale scolastico è rimasto l'obbligo di vaccinazione fino al 15 giugno, ma a partire dal 1° maggio è caduta la necessità di esibire qualsiasi tipo di Green Pass. Lo stesso è valso per gli studenti: carta verde base richiesta fino al 31 aprile, ma, successivamente, nessun vincolo.
Gli atenei hanno mantenuto la possibilità di accedere alle lezioni online, sia in diretta che in streaming. E molti studenti hanno continuato a usufruirne. Questo è il quadro.
Lo staff dell'Università Ca’ Foscari di Venezia valuta il ritorno degli studenti in presenza al 50 per cento: "Il calendario didattico si sta chiudendo", spiegano, "e troviamo il fuorisede che non vuole affittare una stanza per uno o due mesi e chi si è abituato alla didattica a distanza. C'è, ancora, una fetta fisiologica di universitari che non hanno mai frequentato".
Confermano all'Università di Milano: molti studenti seguono da casa. "Chi vive lontano è restio a prendere un affitto in questo clima di perdurante incertezza, i pendolari lombardi trovano più comodo restare a casa, ma su questo mancato rientro pesano senz'altro motivazioni di tipo psicologico. Le segnalazioni di disagio in ateneo sono triplicate e sul tema abbiamo allestito progetti specifici". Cristiano Nicoletti, direttore generale della Bicocca, siamo sempre a Milano, ritiene che "un po' e un po'" - intendendo lezioni dal vivo e in remoto - sia una risposta generale in tutte le università italiane "in questa fase post-restrizioni ma ancora pandemica".
Il rettore dell'Università per stranieri di Siena, Tomaso Montanari, spiega come si è mosso il suo ateneo: "Abbiamo avviato una didattica mista, in parte in aula e in parte a distanza, perché i nostri studenti sono in quota stranieri e in quota italiani fuorisede: non sarebbe stato equo chiedere loro di prendere una casa per gli ultimi mesi dell'anno accademico. Abbiamo garantito attenzione nei due difficili anni trascorsi, ma da settembre l'università tornerà rigorosamente in presenza. Puntiamo a una presenza totale".
Docente di Foggia: "Ormai un ateneo telematico"
Agnese Rapposelli, ricercatrice di Economia statistica con compiti di docenza all'Università di Chieti e Pescara, conferma: "Al mio corso vedo la metà degli studenti, a volte anche meno. E la situazione è la stessa per i colleghi di dipartimento". Sandro Del Nobile, ordinario all'Università di Foggia, denuncia la possibilità di veder cambiare la missione degli atenei italiani: "Un decreto rettorale, ancora in vigore da noi nonostante non ci sia più alcun obbligo vaccinale, ci costringe a fare didattica in modalità duale. Andiamo in aula e ci colleghiamo in piattaforma per quelli che decidono di seguire a distanza. Decide lo studente cosa vuole fare. Il rettore ci chiede di registrare le lezioni e di tenerle a disposizione degli studenti online, per un intero anno accademico. Ci siamo trasformati, nei fatti, in una vera e propria università telematica".
Una realtà sconcertante viene raccontata dalla direttrice del dipartimento di Scienze politiche della Sapienza di Roma, Maria Cristina Marchetti. Dice: "Insegno Sociologia dei fenomeni politici, un corso con 250 iscritti, e mi ritrovo a parlare ogni settimana davanti a sei studenti con altre sessanta persone collegate da casa. Seguono la lezione con la webcam spenta, se fai una domanda non risponde nessuno. Gli studenti non li vediamo più neppure da remoto: sono diventati delle icone e questo, per noi docenti che siamo obbligati ad andare fisicamente in aula, inizia a diventare anche offensivo. I motivi? Economici e di tempo risparmiato. Poi c'è una terza categoria di studenti: quelli che vivono a Roma e non vengono più a lezione perché seguire da remoto è più comodo. Con un "clic" passano da una lezione all’altra senza necessità di uscire di casa. L’ultima volta che li ho invitati a venire in aula mi sono sentita rispondere: 'Professoressa, oggi piove'".
Lorenzo Morandi, coordinatore dell'organizzazione studentesca Link, spiega: "La questione riguarda soprattutto fuorisede e pendolari che non hanno preso un affitto durante la pandemia o hanno scelto di continuare a seguire in Dad per evitare i costi degli spostamenti. La questione affitti è prevalente, ma altri ragazzi preferiscono istruirsi a distanza per conciliare lo studio con eventuali lavoretti. La Link ha sostenuto il ritorno in presenza all'università, ma serve un sistema di diritto allo studio che aiuti i meno abbienti".
Eleonora Vergine, studentessa dell'esecutivo dell'Unione degli universitari, ha una risposta articolata per le assenze in classe: "Ancora oggi gli effetti della pandemia gravano sulle economie delle famiglie non permettendo a tutti di vivere lontano da casa. Non è corretto correlare la pigrizia al mancato rientro degli studenti, restituisce una descrizione distorta. Se uno studente non trova stimolante recarsi in università e seguire una lezione, diventa necessario interrogarsi sulla validità dell'erogazione della didattica frontale. Se si ricevessero i giusti stimoli, si rendesse la didattica più interattiva e innovativa, si fornisse una vera prospettiva formativa, la situazione potrebbe essere diversa. Stiamo tutti pagando il prezzo di una pandemia mondiale, questa esperienza dovrebbe essere il punto di partenza per ripensare il sistema di formazione universitaria".
L'aspetto psicologico dopo i due anni trascorsi è importante. Ci sono studenti che, arrivati alla fine del corso triennale di laurea, non hanno mai vissuto il contesto universitario. "Ritornare alla normalità, riprendere i precedenti ritmi, può risultare complesso e alienante".
In alcuni atenei il rientro è stato soddisfacente, anche sul piano numerico. Il prorettore alla didattica dell'Università di Cassino, Giovanni Betta, dice: "Da noi le lezioni sono in presenza, ma ai docenti viene raccomandato di registrare e pubblicare le registrazioni o di attivare lo streaming per la visione in differita. La maggior parte degli studenti sta rispondendo frequentando". Così l'Università di Perugia: "La presenza in aula è buona". E la Federico II di Napoli: "Vengono in tanti, non come prima ma in tanti". Non segnala significative perdite di frequenza l'Università di Palermo e all'Ateneo di Teramo assicurano: "Meno dell’un per cento degli studenti ha fatto ricorso alla lezione a distanza". L'Università di Padova, infine: "I primi dati ci parlavano di 40.000 presenze su 68.000 studenti, numeri superiori a quelli registrati prima della pandemia".
La ministra Messa: "10.000 assunti in 4 anni"
Ieri, all'inaugurazione dell'Università di Cagliari la ministra Maria Cristina Messa ha parlato di assunzioni dei docenti e di nuovi concorsi universitari: "La responsabilità degli atenei nel reclutamento è centrale e dobbiamo essere consapevoli di quanto, oggi, dobbiamo e possiamo fare perché sia ancora più forte, grazie alle risorse che sono cresciute. Partiremo presto con un piano straordinario e un aumento del numero di docenti e del personale tecnico-amministrativo, nel giro di quattro anni ci saranno 10.000 persone in più negli atenei. E se il problema del reclutamento è il concorso universitario, dovremo affrontare anche il concorso universitario. Ne ho già parlato con la Presidenza del Consiglio, dobbiamo essere il più possibile trasparenti di fronte alla società che ci ha dato questa grande responsabilità".