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"Io e Alba, la mia figlia adottiva Down: scrivo favole per raccontare la nostra vita felice e complicata"

Luca Trapanese e sua figlia Alba 
Luca Trapanese quattro anni fa ha adottato una neonata di 11 giorni disabile e cura una collana di libri per l'infanzia. "Al tribunale dissi la verità: sono single e gay, posso fare il papà di uno di quei piccoli che non vuole nessuno"
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Alba e Luca sono una storia d'amore, basta guardare i loro abbracci. "Sono stato fortunato e non dite, per favore, che sono un eroe. Lei aveva undici giorni e io quaranta, lei è Down e io lo sapevo, del resto con il tribunale ero stato chiaro: sono single, gay e disponibile a diventare papà affidatario di un bambino o bambina disabile. Eccoci qui, quattro anni dopo, Alba è mia figlia, tutto è bellissimo, tutto è complicatissimo".

Sottofondo di xilofono, poi batteria, poi flauto. "Alba suona ogni strumento, adora la musica e ballare". Luca Trapanese e Alba. Lei è bionda, lui ha la barba nera, per tutta la vita si è occupato di disabilità, dai treni bianchi di Lourdes alla fondazione delle case famiglia "La ruota onlus" e "La casa di Matteo" per bimbi con gravi malformazioni che i genitori lasciano in ospedale. Oggi Trapanese è assessore alle Politiche Sociali del comune di Napoli…

Alba e Luca sono una storia d'amore, basta guardare i loro abbracci. "Sono stato fortunato e non dite, per favore, che sono un eroe. Lei aveva undici giorni e io quaranta, lei è Down e io lo sapevo, del resto con il tribunale ero stato chiaro: sono single, gay e disponibile a diventare papà affidatario di un bambino o bambina disabile. Eccoci qui, quattro anni dopo, Alba è mia figlia, tutto è bellissimo, tutto è complicatissimo".

Sottofondo di xilofono, poi batteria, poi flauto. "Alba suona ogni strumento, adora la musica e ballare". Luca Trapanese e Alba. Lei è bionda, lui ha la barba nera, per tutta la vita si è occupato di disabilità, dai treni bianchi di Lourdes alla fondazione delle case famiglia "La ruota onlus" e "La casa di Matteo" per bimbi con gravi malformazioni che i genitori lasciano in ospedale. Oggi Trapanese è assessore alle Politiche Sociali del comune di Napoli, ha adottato Alba, la loro vita a due (più un gatto) scorre su molti social, ma soprattutto è diventata una collana di libri per bambini. Si chiama "Alba" (Giunti Editore, 11 maggio in libreria) e racconta il mondo visto con gli occhi di una ragazzina speciale.

Trapanese, ci vuole coraggio per adottare una figlia disabile.

"A me è venuto naturale. Sono cresciuto nel mondo della disabilità, fin da ragazzo mi sono occupato di persone con bisogni speciali, ne ho accompagnate a centinaia con i treni bianchi a Lourdes, ho sempre fatto volontariato in case famiglia dove c'erano adulti e bimbi con problemi mentali e fisici. E tante persone Down".

Alba era stata lasciata in ospedale?

"E' figlia di un parto anonimo e sarò sempre grato a quella madre che l'ha affidata allo Stato invece di lasciarla in un cassonetto. Sono tanti i bambini con problemi che cercano una famiglia, è una lista speciale che non si accorcia mai però, per questo ho fondato "La casa di Matteo", dove accogliamo e sosteniamo piccoli anche con patologie gravissime".

Lei è single e anche omosessuale. Però ha potuto adottare Alba. Non è una cosa comune.

"Spesso dico che è Alba ad aver adottato me. Certo la nostra storia è particolare, ma quello che ha vinto su tutto credo sia stata la verità. Non ho mai fatto mistero del mio orientamento sessuale né del fatto che chiedevo un bimbo in affido perché volevo essere padre. Ma in più avevo la preparazione e la disponibilità per accogliere un figlio o una figlia disabile. Non sono un santo, però, vorrei ribadirlo".

No, infatti lei non sembra affatto un santo.

"La mia vita con Alba è un concentrato di allegria e anche di difficoltà, certo, però non ho adottato per fare un'opera di bene, ma per formare una famiglia. Ed è arrivata Alba".

Com'è Alba?

"Dolce, tenera, spigolosa, si offende spesso ma è anche allegrissima, con tutti i problemi e le fragilità delle persone con la sindrome di Down. Ha un ritardo motorio e un ritardo cognitivo, ha iniziato a camminare a tre anni, va all'asilo dove abbiamo avuto la fortuna di incontrare Margherita, eccellente insegnante di sostegno".

Solo, con una bimba di 11 giorni, disabile. Come ha fatto?

"Quante madri hanno tirato su i figli da sole? All'inizio anzi non è stato difficile. Avevo esperienza di accudimento, biberon e pannolini e Alba mangiava e dormiva. Oggi è sicuramente più impegnativa e infatti mi aiuta una tata, anche per gestire tutte le sue terapie, logopedia, psicomotricità. Spesso sono stanchissimo, lo ammetto. Ogni piccolo passo in avanti di Alba è una conquista di fatica e tenacia. Insieme però ci divertiamo moltissimo".

Lei ha scritto un libro sull'adozione di Alba e la vostra vita è molto presente sui social. Adesso Alba sarà anche la protagonista di una collana di racconti per bambini. Perché?

"Un po' per il mio orgoglio di padre, visto che Alba è bellissima. Ma anche per mostrare la disabilità da un altro punto di vista, della vita di tutti i giorni, della felicità che può esserci in una condizione diversa. Il rifiuto della disabilità nasce dall'ignoranza, nel senso di ignorare, non sapere. Chi ha rifiutato Alba forse non poteva immaginare quanto Alba sia preziosa".

Mica facile accettare l'handicap di un figlio.

"No certamente, ecco perché racconto Alba nella sua verità, ed è nata questa collana edita da Giunti che porta il suo nome e sono ispirati alla sua vita. Sono quattro libri, curati da me, scritti da Patrizia Rinaldi e disegnati da Francesca Assirelli. In ognuno affrontiamo, dal punto di vista di mia figlia temi che riguardano però tutti i bambini. "Le parole e silenzi" è uno dei titoli. Alba parla ancora poco, ma quanti piccoli senza alcun problema magari parlano più tardi? La maturazione del linguaggio avviene per ognuno in tempi diversi. Alba racconta come vive lei il silenzio dei coetanei non Down.

C'è anche un titolo che riguarda la bellezza.

"Chi ha la sindrome di Down si sente spesso bellissimo. Si vede magnifico allo specchio. Lo sguardo degli altri restituisce invece un'immagine diversa, più concentrata sui difetti che sui pregi. Alba si confronta con gli occhi dei suoi amici di cui anche lei vede le imperfezioni. In questo gioco di specchi tutti si misurano con la realtà".

Alba sa di essere una persona Down?

"Solo in parte, ancora. Invece è importante che ne abbia coscienza e orgoglio. Quando giochiamo le dico: tu sei la bambina Down più bella del mondo. Così quando incontriamo altre persone Down: ecco Alba lui è come te. Che sei stupenda e preziosa, aggungerei".