Cronaca

Scuola, domani incontro decisivo sindacati-governo per evitare lo sciopero

Scuola, domani incontro decisivo sindacati-governo per evitare lo sciopero
E' scontro sulla riforma della formazione e del reclutamento elaborata dall'esecutivo Draghi. La protesta delle confederazioni: "Andava discussa con noi"
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Meno docenti ma più preparati. Con decine di migliaia di insegnanti in pensione e più di un milione di alunni in meno, per effetto del calo demografico, nei prossimi dieci anni la scuola italiana si prepara a profondi cambiamenti. Ma i sindacati non ci stanno se l’esordio è quello avviato dall’attuale governo e si apprestano a indire lo sciopero generale della categoria. Secondo quanto riportato nella relazione tecnica della legge di conversione del decreto-legge dello scorso 30 aprile, quello che lancia nuove regole per diventare insegnanti e per essere assunti in ruolo, nel prossimo decennio saranno 284mila i docenti della scuola che lasceranno la cattedra: più del 40% delle maestre e dei professori in servizio nell’anno scolastico che volge al termine.

Il conteggio è effettuato in base alle regole pensionistiche al momento in vigore: 67/68 anni di età o 41/42 di servizio. Ma se dovesse intervenire la riforma delle pensioni auspicata dagli insegnanti questa percentuale potrebbe superare il 50% e il rinnovo della categoria sarebbe consistente. Anche per questa ragione, il governo di Mario Draghi ha lanciato una riforma della cosiddetta formazione iniziale e del reclutamento che prevede un sistema integrato di formazione universitaria finalizzata all’insegnamento, abilitazione dei futuri professori della scuola secondaria, accesso al ruolo e aggiornamento in servizio che modifica profondamente le regole esistenti. Per preparare  i docenti alle sfide dei prossimi anni.

Ma, protestano i rappresentanti dei lavoratori, si tratta di tematiche di natura contrattuale che andavano discusse con i sindacati. L’esecutivo li ha invece inseriti in un decreto-legge che, da quanto emerge dagli ambienti politici, è pressoché blindato. E sarà difficile modificarlo. Domani, (lunedì 9 maggio), i segretari generali del sindacati della scuola si presenteranno al ministero del Lavoro per il tentativo di conciliazione previsto dalla legge prima di indire lo sciopero. I sindacati sono scettici su possibili marce indietro del governo e, quasi certamente, inviteranno i lavoratori della scuola a scendere in piazza.

Ma non è solo il consistente turn over dei docenti italiani, i più anziani al mondo, che nei prossimi dieci anni aprirà le porte a novità di rilievo nella scuola. Perché, come ha avuto modo di dire il ministero dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, lo scorso 4 maggio durante l'audizione a commissioni riunite (Cultura) di Camera e Senato, tra due lustri le classi italiane ospiteranno un milione e 400mila alunni in meno. Un calo della popolazione scolastica pari al 16% che, anche in questo caso, apre a diverse novità. Bianchi ha detto che “serve ridefinire il dimensionamento degli istituti e svolgere una funzione di aumento del tempo scuola. Abbiamo quindi bisogno di più insegnanti e più dirigenti”. Si potrebbe ridurre finalmente il numero degli alunni per classe e per istituto e dire addio alle cosiddette classi-pollaio.

Ma per comprendere l’impatto sul sistema scolastico di un milione e 400mila alunni in meno basta osservare che, con i numeri attuali, potrebbero sparire 63mila classi e 110mila posti in organico di diritto. Per un totale di 8,4 miliardi di euro di “risparmi”. Un dato in linea con quel mezzo punto abbondante di Pil in meno previsto, tra il 2020 e il 2030, dal Documento di economia e finanza (Def) approvato dal governo lo scorso mese di marzo. Risparmio a cui sarà difficile resistere per qualsiasi governo. A partire da quello in carica che finanzia tutte le novità del percorso di formazione iniziale e in servizio dei lavoratori, contenuto nel decreto-legge della discordia, con tagli agli organici dei prossimi anni: quasi 10mila posti. Alla Carta del docente e al Fondo dell’istituzione scolastica, utilizzato per remunerare le ore di servizio aggiuntive prestate dai lavoratori della scuola per attività extra non previste dal contratto di lavoro, ma necessarie per le scuole.