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Energia, la sfida di Carlo Ratti: "Così scalderò tutta Helsinki senza carbone, ecco il prototipo della città del futuro"

Le isole galleggianti artificiali di "Hot Heart" (credits CRA-Carlo Ratti Associati) 
L'intervista all'architetto e urbanista sul progetto vincitore del concorso internazionale voluto dal governo finlandese per decarbonizzare entro il 2030 il sistema di riscaldamento metropolitano. In arrivo il primo prototipo
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Soffia un "vento del Nord" non solo nel nuovo disegno dei confini geopolitici dell'Europa, ma anche, dice l'architetto Carlo Ratti, "in termini di sostenibilità ambientale, che, a partire dall’estremità settentrionale dell’Europa, si sta diffondendo nel resto d’Europa, Italia compresa".

Un anno fa il governo finlandese aveva lanciato la "Helsinki Energy Challenge", una grande competizione internazionale per raccogliere idee e progetti su come poter decarbonizzare il sistema di riscaldamento metropolitano locale entro il 2030. Tra i progetti vincitori vi era "Hot Heart", realizzato dallo studio di design e innovazione CRA-Carlo Ratti Associati insieme a un ampio team di ingegneri e esperti ambientali che entra ora nella fase di realizzazione. Di questo e della sfida per le città di domani l'architetto parla oggi (14 maggio) al Festival Vicino/Lontano di Udine in dialogo con il biografo di Tizian…

Soffia un "vento del Nord" non solo nel nuovo disegno dei confini geopolitici dell'Europa, ma anche, dice l'architetto Carlo Ratti, "in termini di sostenibilità ambientale, che, a partire dall’estremità settentrionale dell’Europa, si sta diffondendo nel resto d’Europa, Italia compresa".

Un anno fa il governo finlandese aveva lanciato la "Helsinki Energy Challenge", una grande competizione internazionale per raccogliere idee e progetti su come poter decarbonizzare il sistema di riscaldamento metropolitano locale entro il 2030. Tra i progetti vincitori vi era "Hot Heart", realizzato dallo studio di design e innovazione CRA-Carlo Ratti Associati insieme a un ampio team di ingegneri e esperti ambientali che entra ora nella fase di realizzazione. Di questo e della sfida per le città di domani l'architetto parla oggi (14 maggio) al Festival Vicino/Lontano di Udine in dialogo con il biografo di Tiziano Terzani, Álen Loreti.

Prima dell'incontro, che parte da una riflessione del viaggiatore Terzani  e diventa occasione per immaginare il futuro, abbiamo chiesto a Ratti di raccontarci il suo progetto e l'importanza che riveste oggi, a cavallo tra due crisi: quella climatica e quella energetica.

Architetto, a che punto è il suo progetto?

"Nel corso degli ultimi mesi, abbiamo iniziato a definire il piano di sviluppo, anche insieme a Enel. Dopo un incontro molto positivo con il sindaco di Helsinki, circa due settimane fa, il progetto procede in modo spedito. A breve prevediamo la realizzazione di un piccolo prototipo poco al largo della costa di Helsinki: un primo bacino galleggiante, tramite il quale testare il sistema, prima di scalarlo a livello urbano come da progetto".

In cosa consiste Hot Heart?

"Il progetto prevede dieci larghe isole artificiali galleggianti in mezzo al mare, che funzionano come batterie termiche: l’energia proveniente da fonti rinnovabili viene immagazzinata al loro interno sotto forma di acqua calda, che viene poi redistribuita nel sistema di riscaldamento cittadino".

La foresta tropicale all'interno di uno dei bacini galleggianti (credits CRA-Carlo Ratti Associati) 

A quale risultato arriverebbe? Sarebbe in grado di coprire il fabbisogno energetico della intera Helsinki?

"Il fabbisogno verrà coperto da fonti rinnovabili, che sono ormai molto poco costose, ma rimane un ostacolo da superare prima di arrivare alla loro adozione su ampia scala: risolvere il problema legato al fatto che esse sono, di fatto, intermittenti e quindi imprevedibili. Ecco allora che diventa necessario andare a lavorare sui sistemi di immagazzinamento dell’energia ricavata da fonti rinnovabili: proprio questo l’approccio del progetto Hot Heart".

Nel progetto ci sono anche delle cupole trasparenti piene di luce, di cosa si tratta?

"Come dicevamo, il progetto prevede dieci grandi bacini galleggianti: quattro di questi avranno però una doppia funzione. Usando una infinitesima percentuale del calore del sistema, andranno a riscaldare la superficie delle isole, cosi da creare un clima caldo per dodici mesi all’anno. Di fatto, le isole potrebbero persino arrivare a ospitare delle vere “foreste tropicali”, coperte da cupole trasparenti, in grado di offrire un luogo di svago e incontro, anche durante il rigido inverno nordico".

Siamo pronti a una riconquista dello spazio pubblico anche al chiuso, dopo la sospensione dell’epoca pandemica?

"La pandemia non ha cancellato il nostro bisogno di vivere spazio fisico: tutto al contrario, ha intensificato questa necessità, una necessità innanzitutto di migliori e più ampie relazioni sociali. Penso per esempio agli studi di Mark Granovetter, sociologo americano, il quale in un importante articolo scientifico scritto negli anni Settanta del secolo scorso classificava i nostri rapporti sociali in due categorie: i "legami forti" tra familiari o amici i quali loro volta sono tra loro amici, e i "legami deboli" tra conoscenti casuali e colleghi di lavoro. Durante la pandemia, quando eravamo tutti relegati nelle nostre case, ci siamo concentrati sui soli legami forti. Tuttavia, nonostante il nome, i legami deboli sono importantissimi: sono esattamente quelli necessari all’innovazione, perché ci costringono a incontrare il diverso e l’inaspettato e a trovare forme di confronto, persino abbattendo i rischi di polarizzazione. Per questo abbiamo bisogno di tornare prepotentemente a vivere lo spazio fisico".

L'interno di uno delle quattro isole galleggianti visitabili (credits CRA-Carlo Ratti Associati) 

Quando potremo vedere, e visitare, Hot Heart?

"Per il primo prototipo, che menzionavo prima, credo già fra un paio d’anni. Per quanto riguarda l’intero sistema, la città punta ad implementare il tutto entro il 2028".

Hot Heart è un modello replicabile fuori da Helsinki? In Italia ad esempio?

"Il progetto è nato dal contesto urbano di Helsinki, ma è del tutto replicabile in qualunque città dotata di un affaccio su mare, laghi o altri bacini idrici. Per esempio, le città di Amsterdam e Stoccolma si sono interessate al modello e abbiamo avviato un dialogo in questa direzione. E in Italia non mancano di certo i centri urbani vicini a grandi superfici d’acqua. Trattandosi di batterie termiche, il loro funzionamento non è solo applicabile per portare calore in città fredde, ma può essere invertito per consentire il raffreddamento in città calde. Possiamo immaginare un sistema analogo ma basato sull’immagazzinamento di frigorie in città come Dubai".

L’urgenza imposta dalla guerra in Ucraina, la necessità per i Paesi europei di sganciarsi dal gas russo, dovrebbe spianare la strada proprio alla decarbonizzazione e all’accelerazione della transizione energetica. Sarà a partire da questo che potremo disegnare le città del futuro?

"Credo sia doveroso ancorarsi agli imperativi di sostenibilità messi a punto ben prima dell’avvio della guerra in Ucraina. Voglio dire che una autonomia energetica che non si basasse sulle energie rinnovabili sarebbe una soluzione miope e del tutto illusoria ai problemi ambientali: l’emergenza geopolitica non ci deve fare dimenticare la sfida del cambiamento climatico. Dobbiamo riuscire a sfruttare questo momento drammatico per accelerare un cambiamento positivo in senso ambientale. Proprio la strada che ora vogliono seguire Helsinki e la Finlandia".