Chiara meets Liliana, la testimone e l'influencer: così il racconto della Memoria diventa social
di Oriana Liso , di Oriana LisoIo me l'immagino Liliana Segre che si sta divertendo un mondo. E dico: finalmente. Sui social non passa giorno che qualche utente più o meno anonimo la usi come bersaglio delle sue insoddisfazioni e tristezze personali, tra insulti e complottismi di ogni genere. Da anni viene invitata in luoghi istituzionali a parlare di nazifascismo, di campi di sterminio, di morte e di dolore. E lei, anche avendo intorno quasi sempre studiosi e politici e comunque gente non di molto più giovane di lei (91 anni compiuti lo scorso settembre), cerca sempre di parlare di futuro, del valore che la memoria ha soltanto se viene tramandata, e se non parli ai ragazzi a chi la tramandi?
E quindi, appunto, me la immagino Liliana Segre: che mentre cammina in un luogo per lei doloroso e potente come il Memoriale della Shoah a Milano, dove c’è quel Binario 21 da cui lei stessa il 30 gennaio del 1944 partì su uno dei treni della morte, quelli che portavano a Auschwitz-Birke…
Io me l'immagino Liliana Segre che si sta divertendo un mondo. E dico: finalmente. Sui social non passa giorno che qualche utente più o meno anonimo la usi come bersaglio delle sue insoddisfazioni e tristezze personali, tra insulti e complottismi di ogni genere. Da anni viene invitata in luoghi istituzionali a parlare di nazifascismo, di campi di sterminio, di morte e di dolore. E lei, anche avendo intorno quasi sempre studiosi e politici e comunque gente non di molto più giovane di lei (91 anni compiuti lo scorso settembre), cerca sempre di parlare di futuro, del valore che la memoria ha soltanto se viene tramandata, e se non parli ai ragazzi a chi la tramandi?
E quindi, appunto, me la immagino Liliana Segre: che mentre cammina in un luogo per lei doloroso e potente come il Memoriale della Shoah a Milano, dove c’è quel Binario 21 da cui lei stessa il 30 gennaio del 1944 partì su uno dei treni della morte, quelli che portavano a Auschwitz-Birkenau, racconta a chi è con lei: “Mi piacerebbe portare qui Chiara Ferragni”. La regina italiana indiscussa dei social, che per trovarle una definizione dopo che influencer non bastava più abbiamo chiamato imprenditrice digitale, anche quando i suoi abiti e cosmetici e scarpe e occhiali hanno avuto negozi fisici. Quella che parla quasi esclusivamente attraverso i suoi social, e signora mia come cresceranno Leone e Vittoria sbattuti ogni giorno su Instagram, e se mostra il viso con l’acne lo fa per posizionarsi sulla body positivity e se si mostra truccata per un ovvio servizio fotografico ecco, mica lei lavora, ecco perché ha tanto tempo libero per mettersi l’illuminante sugli zigomi.
Liliana Segre, insomma, ha fatto centro, e se non sembrasse irrispettoso potremmo dire che ha capito che la somma di due influencer di mondi diversi è una miscela esplosiva. Ha mandato – dalle pagine di Repubblica, qui leggete il racconto di Zita Dazzi dell’invito a sorpresa – un messaggio a Chiara Ferragni: “Il fatto che i ragazzi conoscano poco questo luogo e le storie che vi sono custodite, è il mio cruccio. Questo mi addolora, quando mi tocca ricordare che cosa ho vissuto io e cosa hanno vissuto milioni di ebrei, condannati per la sola colpa di esser nati. Se i giovani non arrivano, è stato tutto inutile? Se Chiara Ferragni venisse qui con me, molti adolescenti si interesserebbero a questo argomento e verrebbero qui a vedere quel che è successo a me e a tanti altri, fra cui i tanti che non sono mai tornati dal viaggio verso l'orrore”. La senatrice a vita aveva letto dell’aumento di visite agli Uffizi di Firenze dopo che ci era stata Chiara Ferragni, aumento tra i ragazzi e anche in assenza di gite scolastiche. Forse non ha visto come lo stesso effetto-Ferragni arrivi praticamente ovunque lei vada, dal lago di Como alla Valle dei Templi. Per immedesimarsi, per poter mettere su Instagram la stessa foto con lo stesso sfondo messa da lei (taggandola), perché non potremo avere l’attico a CityLife e gli stilisti che fanno la coda per vestirci, ma con la modica spesa di 20 euro per gli Uffizi (il Memoriale della Shoah ha biglietti a 10 euro, 5 per studenti e anziani) potremo almeno fare qualcosa “come” Chiara.
Che vergogna, rivolgersi a una influencer. Che fallimento, per la scuola, la famiglia, la società tutta. Su Chiara Ferragni non c’è via di mezzo, ci sono solo tifoserie. E la squadra avversaria è pronta a rivedere il giudizio su Liliana Segre per quell’invito. Senza pensare che il punto è che del Memoriale della Shoah, senza riflettori che portino questo nome sui social, e non sul Facebook ormai degli anziani, adolescenti e ragazzi saprebbero qualcosa solo se portati in gita per il Giorno della Memoria. Che ci piaccia o no, è così.
Adesso il profilo Instagram di Chiara Ferragni è monitorato più del solito: risponderà? Cosa dirà? Non vorrà mica rifiutare l’invito di Liliana Segre, come si permette dopo più di 24 ore di non aver ancora risposto? Chi un po’ conosce i meccanismi dei Ferragnez sa che l’organizzazione è tutto, e che soprattutto Chiara Ferragni è abituata a gestire con cura maniacale qualsiasi uscita. Questa volta forse è stata presa in contropiede, con un invito inaspettato e che la porta ancora, dopo quello dell’arte, della solidarietà, del femminismo social, in un altro mondo. Quello della storia, certo, ma anche del futuro, e ha ragione mille volte su questo Liliana Segre.
A voler scommettere, Liliana Segre non resterà delusa, anche se i tempi e i modi saranno decisi da Chiara Ferragni. La senatrice vorrebbe portarla davanti alla grande scritta del Memoriale, “Indifferenza”. E di sicuro le due avranno molto da dirsi, sull’argomento.
Cosa è successo questa settimana
Nelle piscine comunali di Grenoble si potrà usare il burkini, il costume da bagno totalmente coprente utilizzato dalle donne musulmane. La decisione è stata presa a maggioranza, una maggioranza verde-rossa e che non ha votato compatta, dal Consiglio comunale, ma la questione è diventata subito politica, tanto che il presidente della Regione, a guida repubblicana, ha annunciato la sospensione immediata delle sovvenzioni al comune. Paradossalmente le nuove norme, in nome del femminismo e della laicità, consentiranno anche alle donne a seno nudo di entrare in piscina. Il racconto di Anais Ginori sullo scontro del burkini è su Repubblica qui.
Dirige Kyiv Independent, unico quotidiano online in inglese dell’Ucraina, nato poco più di sei mesi fa, quando la guerra era ancora solo un’ipotesi. Ha 33 anni ed è stata scelta come volto di copertina di Time: Olga Rudenko, la direttrice del giornale e di 24 giornalisti che oggi ha una eco ben oltre i confini del paese. “Noi siamo la finestra ucraina affacciata sul mondo, abbiamo la fiducia dei nostri lettori e abbiamo una reputazione che difendiamo ogni giorno; facciamo il possibile per cercare di non fare errori, controlliamo tutto fino allo sfinimento e descriviamo le cose in modo fattuale, senza usare l’emotività. Poi, certo, siamo ucraini e quindi non siamo imparziali in questa guerra: siamo per l’Ucraina. Ma la regola è che le notizie seguono i fatti e i fatti vengono descritti così come sono”.
Piccola postilla: negli ultimi giorni vedo tanta agitazione su Sanna Marin, la premier finlandese che ha incontrato a Roma il nostro premier Draghi. Su Twitter commentatori scatenati sulla sua bellezza e fustigatori scatenati sui commenti dei commentatori. “Se non fosse stata così bella e giovane ne avremmo parlato tanto?”. No, quasi sicuramente no. Ma è un problema nostro, non di Sanna Marin, che ha diritto a tutta la visibilità che una visita di Stato e il suo ruolo le danno.
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