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L'Aquila, tragedia all'asilo. Lo psicologo Lazzari: "Così aiuteremo quei bambini ad affrontare il trauma"

David Lazzari, presidente dell'Ordine degli psicologi 
L'intervista al presidente dell'Ordine nazionale: "I più piccoli hanno una sensibilità elevatissima, li ascolteremo e daremo sostegno agli adulti"
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Il giorno dopo l’incidente de L’Aquila, un’auto senza guida e senza freno che ha travolto sei bambini che giocavano nel loro asilo uccidendone uno, è anche il giorno in cui si deve iniziare ad affrontare il trauma dei piccoli alunni, delle loro maestre e dei loro genitori. “Non un lusso che ci si può permettere o meno, ma un intervento di prevenzione di importanza straordinaria per poter affrontare questo dramma”, dice David Lazzari, presidente nazionale dell’Ordine degli Psicologi, che stanno lavorando assieme alla comunità scolastica per evitare che questa ferita collettiva si strappi ancor di più.

Tragedia all'asilo dell'Aquila, lutto cittadino per il piccolo Tommaso

Professor Lazzari, cosa scatena una tragedia come quella de L’Aquila nei bambini?

“Quel che accade in queste prime fasi della vita e tutti i traumi che i bambini vivono hanno su di loro un fort…

Il giorno dopo l’incidente de L’Aquila, un’auto senza guida e senza freno che ha travolto sei bambini che giocavano nel loro asilo uccidendone uno, è anche il giorno in cui si deve iniziare ad affrontare il trauma dei piccoli alunni, delle loro maestre e dei loro genitori. “Non un lusso che ci si può permettere o meno, ma un intervento di prevenzione di importanza straordinaria per poter affrontare questo dramma”, dice David Lazzari, presidente nazionale dell’Ordine degli Psicologi, che stanno lavorando assieme alla comunità scolastica per evitare che questa ferita collettiva si strappi ancor di più.

Tragedia all'asilo dell'Aquila, lutto cittadino per il piccolo Tommaso

Professor Lazzari, cosa scatena una tragedia come quella de L’Aquila nei bambini?

“Quel che accade in queste prime fasi della vita e tutti i traumi che i bambini vivono hanno su di loro un forte impatto emotivo e cognitivo. I bambini non sono abituati a confrontarsi con la morte, tanto più in maniera così forte, vedendo i loro amichetti morire: sono episodi che hanno una potenzialità traumatica significativa che va a incidere sulla loro personalità”.

Le maestre hanno fatto il possibile per minimizzare nei primi momenti l’accaduto e trasformare la corsa dei genitori per prendere i figli in anticipo in una sorpresa. Ma bambini di 3, 4, 5 anni possono avere capito cosa stava accadendo?

“Qualche anno fa si pensava che minori di quella età avessero una bassa soglia di comprensione e di sensibilità. Oggi sappiamo che non è assolutamente così: i bambini hanno una sensibilità elevatissima, hanno un monitoraggio completo di quel che accade, sono sensori delle emozioni e dell’ambiente in cui vivono. Per cui non è possibile pensare che chi tra loro ha assistito all’incidente non abbia colto la paura, il dolore, il panico, la confusione e il dramma che si stava consumando”.

Ricorderanno quel che hanno vissuto?

“Esistono memorie esplicite e memorie traumatiche implicite che vanno evitate perché vanno a segnare dall’interno questi bambini. Ma a 4 anni sono già grandicelli, sono in grado di esprimere anche con il linguaggio il loro vissuto, di fare domande, di ricordare”.

Una delle bambine ferite portata via in barella 

Come si elabora un trauma del genere?

“Attraverso interventi non invasivi: noi non andiamo a curare questi bambini, andiamo anzitutto ad ascoltare e poi a dare sostegno e consulenza anzitutto agli adulti che gli stanno attorno, dai familiari agli insegnanti, per aiutarli a gestire la rielaborazione del trauma, per dargli gli strumenti giusti con cui approcciare ai bambini. Ovviamente in alcuni casi non è escluso un intervento diretto con i bambini stessi”.

Di che tipo?

“Si fa in modo che i bambini possano tirar fuori i loro vissuti invece di tenerseli dentro e si offre loro un contenimento emotivo e di significato per provare a ricondurre col tempo un fatto drammatico in una situazione di nuova serenità. La salute, il benessere non significa ignorare le cose negative della vita, cancellarle o rimuovere, ma anzi dare gli strumenti per affrontarle con più efficacia”.

All’improvviso ai bambini la scuola non appare più un luogo sicuro, c’è anche questa fiducia da ricostruire.  

“E’ un punto molto importante, cruciale direi. La scuola è per loro e per i genitori il luogo sicuro per eccellenza, il fatto che si trasformi in luogo di morte è altamente traumatico. C’è una lacerazione di significato da ricucire”.

Il sindaco Pierluigi Biondi ha sottolineato che l’Ordine è stato coinvolto assieme alla comunità scolastica per contenere il trauma.

“Sì, il dato positivo è che oggi le istituzioni si rendono subito conto dell’importanza di aiutare i bambini, i familiari e gli insegnanti, c’è stato un forte aumento della sensibilità culturale. Dall’altro lato purtroppo si agisce sempre sull’onda dell’emergenza. Gli psicologi nella scuola o nei servizi sanitari o non ci sono o sono pochissimi. C’è ancora un gap drammatico tra evidenze scientifiche, consapevolezza, sensibilità sociale e organizzazione dei servizi sul territorio. Ma a L’Aquila, come ovunque, ci saremo, non possiamo non esserci”.