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Virus del vaiolo delle scimmie: sintomi, mortalità e tutto quello che c'è da sapere

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La malattia di solito non si manifesta in forme gravi. L’incubazione dura tre settimane. Non ci sono farmaci, si studiano terapie con gli antivirali. Rezza: i focolai tendono ad autolimitarsi  
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Quando il vaiolo delle scimmie è stato diagnosticato nell'uomo?

Il primo caso di Monkeypox nell'uomo risale al 1970, nella Repubblica democratica del Congo. Si è poi diffuso in altre regioni dell'area centrale e occidentale del continente africano, e solo in anni recenti al di fuori. Tra il 1970 e il 2000 il totale dei casi in Africa è stato di 923. I numeri sono molto cresciuti, tra il 2000 e il 2009 quando è stata raggiunta quota 10.027. Nel decennio successivo, quindi fino al 2019, i casi sono arrivati a 19.788.

In che modo avviene la trasmissione della malattia?

"Non è un virus dalla contagiosità elevatissima - spiega Massimo Ciccozzi, professore di epidemiologia del Campus Biomedico di Roma - Da uomo a uomo si può trasmettere attraverso il contatto con le vescicole e le pustole del soggetto infetto, può diffondersi attraverso la saliva, i droplet, in caso di lesioni cutanee e alcune situazioni di promiscu…

Quando il vaiolo delle scimmie è stato diagnosticato nell'uomo?

Il primo caso di Monkeypox nell'uomo risale al 1970, nella Repubblica democratica del Congo. Si è poi diffuso in altre regioni dell'area centrale e occidentale del continente africano, e solo in anni recenti al di fuori. Tra il 1970 e il 2000 il totale dei casi in Africa è stato di 923. I numeri sono molto cresciuti, tra il 2000 e il 2009 quando è stata raggiunta quota 10.027. Nel decennio successivo, quindi fino al 2019, i casi sono arrivati a 19.788.

In che modo avviene la trasmissione della malattia?

"Non è un virus dalla contagiosità elevatissima - spiega Massimo Ciccozzi, professore di epidemiologia del Campus Biomedico di Roma - Da uomo a uomo si può trasmettere attraverso il contatto con le vescicole e le pustole del soggetto infetto, può diffondersi attraverso la saliva, i droplet, in caso di lesioni cutanee e alcune situazioni di promiscuità. Dormire nello stesso letto o mangiare e bere dagli stessi piatti e bicchieri, sono fattori di rischio".

Quanto tempo dura l'incubazione dopo il contatto con un positivo?

"Il vaiolo delle scimmie è soggetto a un periodo di incubazione che dura circa due settimane e può arrivare a tre", dice Massimo Andreoni, direttore scientifico Simit, Società italiana di malattie infettive e tropicali. "L'esordio è caratterizzato da 2-3 giorni di febbre e poi da esantema vescicolare". Si tratta "di una malattia prevalentemente di importazione. L'unica perplessità è sul fatto che la popolazione più giovane, non vaccinata contro il vaiolo, non sia protetta".

In cosa è diversa la malattia rispetto al vaiolo?

"Fortunamente, è tutta un'altra cosa", dicono dal ministero alla Salute. "Si trasmette in modo meno efficiente. Dal punto di vista clinico il vaiolo dava una viremia, cioè un'infezione diffusa a tutto l'organismo. E dava sintomi più pesanti. Le pustole nel vaiolo sono più disseminate. Infine non provoca la tempesta citochinica, che è una reazione dell'organismo a un attacco virale forte". E infatti il vaiolo aveva anche mortalità più alta.

Chi ha fatto il vaccino contro il vaiolo è protetto da monkeypox?

"Le persone vaccinate contro il vaiolo sono protette anche dal vaiolo delle scimmie", spiega Maria Rosaria Capobianchi, fino allo scorso anno alla guida del Laboratorio di virologia dello Spallanzani di Roma. Il vaccino è stato sospeso in Italia dal 1977 e dismesso definitivamente nel 1981, quando è stata dichiarata l'eradicazione della malattia. Oggi, aggiunge la biologa, quel vecchio vaccino, "non rispetterebbe gli standard di sicurezza".

Quali sono i sintomi più comuni della malattia?

Di solito si presenta con sintomi tipici di malattie virali come l'influenza e cioè febbre, dolori muscolari, cefalee, linfonodi gonfi e stanchezza. Spiegano gli esperti dell'Istituto superiore di sanità che spesso la sintomatologia può essere lieve. Più caratteristiche sono invece le manifestazioni cutanee, che spesso si presentano prima sul viso. Si tratta di vescicole, pustole e piccole croste che tendono a diffondersi su tutto il corpo.

Quanto può essere grave la malattia nell'uomo?

"Generalmente nell'uomo si presenta in una forma non grave", spiega Marco Falcone, segretario della Società italiana di malattie infettive che lavora all'ospedale di Pisa. La malattia dura tra 2 e 4 settimane. "Come accade spesso con le forme virali, possono avere problemi più importanti le persone fragili a causa di patologie o comunque immunodepresse. Loro devono fare più attenzione e rispettare le regole necessarie a evitare il contagio".

Quali sono i dati riguardo alla mortalità della malattia?

Il tasso di fatalità medio è dell'8,7%, con una significativa differenza tra il ceppo diffuso in Africa centrale, dove il tasso di mortalità raggiunge il 10,6%, e quello invece dell'Africa dell'ovest, del 3,6%. Si tratta però di numeri influenzati dalle condizioni igienico-sanitarie del luogo: non sono infatti mai state registrate morti al di fuori del continente africano. Per quanto riguarda l'età media, nel 1970 era di 4 anni, nel 2019 è salita di 21 anni.

Cosa prevede la cura? Ci sono farmaci efficaci?

Sempre secondo Marco Falcone di Pisa "esiste un farmaco antivirale, già usato per altre patologie, che si sta testando anche sul vaiolo delle scimmie e potrebbe avere un'attività anche contro questa patologia. Al momento però non esiste una terapia. Questa virale è simile a un'influenza, generalmente si aspetta che passi, magari trattando i sintomi più importanti". Quindi farmaci contro la febbre se è alta o i dolori se sono forti.

Qual è il rischio che si creino dei focolai anche in Italia?

Secondo il direttore della Prevenzione del ministero alla Salute, Gianni Rezza, "dato che il virus si trasmette per contatto diretto o molto stretto, i focolai tendono poi generalmente ad autolimitarsi". Quindi non ci si aspetta una grande diffusione dei casi. Comunque sia, l'Istituto superiore di sanità ha creato una task force di esperti e ha contattato le reti sentinella dei centri per le infezioni sessualmente trasmesse nelle Regioni.