PALERMO - Giorgio si avvicina all'albero Falcone e accarezza il fusto rivestito di lettere e biglietti. Fa una promessa: "Ti penserò come ogni anno a quella fatidica ora del 23 maggio". Giorgio Contorno domani compie 30 anni. È uno dei 34 bambini partoriti nel giorno della strage di Capaci ma la sua nascita è legata a doppio filo alla fine di Giovanni Falcone. All'ora esatta in cui il magistrato morì, alle 19,05, quel neonato emise il suo primo vagito. E in quel momento in due stanze di ospedali confinanti, il Civico e il Policlinico di Palermo, un uomo e una donna hanno versato le loro lacrime differenti: Paolo Borsellino per il dolore di avere perso un amico e un collega, la mamma di Giorgio per la gioia di avere tra le braccia il suo bambino. "Malinconia, felicità e rabbia sono i sentimenti che provo ogni 23 maggio. E sarà così per sempre", Giorgio alza lo sguardo verso il ceppo davanti alla casa del magis…
PALERMO - Giorgio si avvicina all'albero Falcone e accarezza il fusto rivestito di lettere e biglietti. Fa una promessa: "Ti penserò come ogni anno a quella fatidica ora del 23 maggio". Giorgio Contorno domani compie 30 anni. È uno dei 34 bambini partoriti nel giorno della strage di Capaci ma la sua nascita è legata a doppio filo alla fine di Giovanni Falcone. All'ora esatta in cui il magistrato morì, alle 19,05, quel neonato emise il suo primo vagito. E in quel momento in due stanze di ospedali confinanti, il Civico e il Policlinico di Palermo, un uomo e una donna hanno versato le loro lacrime differenti: Paolo Borsellino per il dolore di avere perso un amico e un collega, la mamma di Giorgio per la gioia di avere tra le braccia il suo bambino. "Malinconia, felicità e rabbia sono i sentimenti che provo ogni 23 maggio. E sarà così per sempre", Giorgio alza lo sguardo verso il ceppo davanti alla casa del magistrato.
Non c'è soltanto questa incredibile coincidenza che la lega alla strage di Capaci.
"C'è molto di più. Quel giorno mia madre era stata affidata a un'ostetrica. Ero nato da pochi secondi. Un medico arrivò in sala parto e diede la terribile notizia dell'autostrada squarciata dal tritolo. I nomi erano stati resi pubblici al telegiornale. Oltre a quello del giudice Falcone c'erano anche quelli della moglie e degli agenti della scorta. L'ostetrica si tolse di scatto il camice e scappò via in preda al panico, il ginecologo ultimò il suo lavoro tra le lacrime. Quella donna era la zia di Vito Schifani, uno dei poliziotti della scorta".
Ha mai incontrato quell'ostetrica?
"No, però a me e a mia madre farebbe molto piacere conoscerla e abbracciarla. Quella donna mi ha preso tra le braccia nel giorno in cui venivo al mondo e lei andava incontro a una tragedia. Direi proprio che i fatti di Capaci hanno contraddistinto l'inizio della mia vita".
Quando ha scoperto che la sua data di nascita coincideva con la strage di Capaci?
"Sin da piccolo ho percepito una cappa di tristezza nel giorno che per me, come per tutti i bambini, era di festa e di regali. La città è diversa il 23 maggio tra manifestazioni, cortei e iniziative a scuola. In televisione, poi, vedevo le immagini di macerie e il volto di quell'uomo dal sorriso un po' beffardo. Un giorno i miei genitori mi hanno spiegato tutta la verità. Avevo sei anni. A mia madre restò impressa la frase del ginecologo: "Mentre una vita nasce, una se ne va via". Le parole dei miei genitori e il racconto sulla vita di Giovanni Falcone sono stati fondamentali per tracciare la mia strada".
Come?
"Legalità, rispetto del prossimo, l'impegno per una società migliore, per me non sono solo parole. A 15 anni ho preso anche coscienza di cosa fosse la mafia proprio partecipando a un corteo per Falcone e ascoltando le parole di Piero Grasso. Sin da ragazzino ho difeso i compagni più deboli contro i prepotenti. Sono cresciuto con quel bagaglio sulle spalle a Borgo Nuovo, un quartiere ad alta densità di criminalità, e lì i prepotenti sono tanti. La mia scuola era dedicata a Emanuela Loi, la poliziotta morta nell'attentato di via D'Amelio. Anche questo particolare è risuonato sin da subito come un richiamo a un impegno maggiore. Tra i miei coetanei, però, non trovo molti giovani che hanno sviluppato la coscienza di cosa è accaduto nella nostra terra. C'è ancora molto da fare".
Il destino le ha assegnato un cognome di mafia. Totuccio Contorno è stato uno dei primi grandi pentiti di Cosa nostra.
"Non c'è alcun legame di parentela tra noi e i Contorno di Cosa Nostra. Nel mio quartiere per scherzare spesso i bambini mi chiamavano "il pentito". A me non veniva da ridere e mi difendevo".
Lei è un dottore in economia aziendale. La scelta degli studi è stata influenzata dalla figura di Giovanni Falcone?
"Sì. Per seguire il suo esempio avevo deciso di provare il test per entrare nella facoltà di Giurisprudenza. Gli studi giuridici mi hanno sempre affascinato. Passai la prova, davanti a me si stava aprendo un futuro da magistrato. Ma qualcosa mi diceva che stavo sbagliando. Penso che proprio l'esempio di Falcone mi abbia reso le idee chiare. Lui parlava spesso dell'impegno e di credere in cosa si fa. Io non avrei mai creduto fino in fondo agli studi giuridici se non fossero stati connessi a quelli di economia. D'altronde il "metodo Falcone" ci ha insegnato di "seguire i soldi". Lo farò in una veste diversa ma terrò fede alla sua lezione".
Ci sarà sotto l'albero il 23 maggio?
"Sì. Ma come ogni anno poi avrò la mia commemorazione privata. Quando tutte le luci si spengono sulle manifestazioni, vengo qui e poi vado alla stele sull'autostrada di Capaci. È quello il momento in cui siamo io e lui, da soli. E ci parliamo un po'".