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Nft, da Turner a Klimt: le opere digitali diventano il tesoro che salva i musei

Non solo speculazione economica intorno ai dipinti o alle copie digitali. Il risultato della vendita del "Leopold Czihaczek al pianoforte" di Egon Schiele a Vienna servirà a finanziare il restauro del capolavoro
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Da un lato ci sono le aste milionarie. Dall'altro - per i musei - l'opportunità di generare nuovi profitti. Che gli Nft - non fungible token - stiano cambiando la storia dell'arte è ancora prematuro da stabilire. Di certo, se guardiamo i numeri, agitano momentaneamente le acque di un mercato che nel 2019 valeva 4,6 milioni di dollari, diventati 11,1 miliardi nel 2021. Il picco è la vendita da Christie's dell'11 marzo 2021 che ha consacrato Michael Joseph Winkelmann, graphic designer del Wisconsin, detto Beeple, come il terzo artista vivente più caro del mondo. La sua opera digitale Everydays: The First 5000 Days fu acquistata per 69,4 milioni di dollari.

Da allora è stato un succedersi di trovate a uso e consumo del web e dei portafogli dei vip del pianeta. Come non citare il Bored Ape Yacht Club di cui fanno parte Justin Bieber o Gwyneth Paltrow, felici acquirenti dei loro avatar in versione scimmia (Nft ovviamente) creati dalla…

Da un lato ci sono le aste milionarie. Dall'altro - per i musei - l'opportunità di generare nuovi profitti. Che gli Nft - non fungible token - stiano cambiando la storia dell'arte è ancora prematuro da stabilire. Di certo, se guardiamo i numeri, agitano momentaneamente le acque di un mercato che nel 2019 valeva 4,6 milioni di dollari, diventati 11,1 miliardi nel 2021. Il picco è la vendita da Christie's dell'11 marzo 2021 che ha consacrato Michael Joseph Winkelmann, graphic designer del Wisconsin, detto Beeple, come il terzo artista vivente più caro del mondo. La sua opera digitale Everydays: The First 5000 Days fu acquistata per 69,4 milioni di dollari.

Da allora è stato un succedersi di trovate a uso e consumo del web e dei portafogli dei vip del pianeta. Come non citare il Bored Ape Yacht Club di cui fanno parte Justin Bieber o Gwyneth Paltrow, felici acquirenti dei loro avatar in versione scimmia (Nft ovviamente) creati dalla società Yuga Labs? Oltre un centinaio di scimmie annoiate e immateriali sono state battute all'asta da Sotheby's. Ma il fatto che le ultime opere di Beeple - due video con protagonista Madonna - questo mese non abbiano raggiunto il milione di dollari lascia sospettare che la bolla speculativa montata intorno alla cripto arte stia già sul punto di scoppiare.

Intanto, in parallelo con gli Nft "nativi", anche i musei storici, a caccia di indotti necessari alla spese di tutela e conservazione, tentano la strada della smaterializzazione dei capolavori. In Italia lo hanno fatto, tra gli altri, gli Uffizi, la Pinacoteca di Brera, l'Ambrosiana di Milano, la Pilotta di Parma e Capodimonte a Napoli, sottoscrivendo un contratto con Cinello, l'azienda che ha creato la versione digitale in nove copie destinate alla vendita di icone della storia dell'arte come il Tondo Doni di Michelangelo (140 mila euro, il valore della variante non fisica) ma anche la Canestra di frutta di Caravaggio, la Madonna del cardellino di Raffaello o la Scapiliata di Leonardo. Alcuni di questi sono stati esposti nella capitale britannica alla Unit London Gallery fino allo scorso 19 marzo, nella mostra Eternalising Art History: From Da Vinci to Modigliani.

Mentre dal ministero della Cultura si attendono le linee guida destinate ai musei statali per disciplinare la materia, anche all'estero si sperimentano nuove forme di merchandising per incrementare gli introiti. Proprio a Londra il British Museum ha cavalcato letteralmente l'onda degli Nft, immettendo sul mercato la Grande onda di Hokusai in formato digitale unico a 5.905 euro. La stessa opera, rivenduta in Rete, ha già raggiunto quota 148 mila euro.

Dietro l'affare del museo che vanta ancora nelle sue sale i marmi del Partenone c'è l'accordo quinquennale con laCollection, compagnia francese fondata soltanto nel 2021 da Jean-Sébastien Beaucamps. Il risultato è la creazione di una vera e propria espansione in chiave metaverso del tradizionale bookshop. Invece di magliette, tazze e cartoline, l'Nft store (si accede con Qr code) dispone di copie più o meno rare (e qui è il prezzo che fa la differenza) di Turner o Piranesi. A Vienna, ovviamente, è stato Klimt a smaterializzarsi: il Belvedere ha diviso Il bacio in 10 mila frammenti da 1850 euro l'uno. Mentre Leopold Czihaczek al pianoforte di Egon Schiele non ha fatto in tempo a essere riscoperto - dopo un secolo - che è già stato trasformato in Nft. Il risultato della vendita servirà a finanziare il restauro del dipinto che si trova in concessione al Leopold Museum. Non tutta la smaterializzazione viene per speculare.