"Non snaturate lo spirito del 5 per mille". Le associazioni del terzo settore si appellano al Parlamento per bloccare un disegno di legge della Lega che propone di inserire tra i possibili beneficiari del 5 per mille anche il fondo di assistenza per il personale della Polizia e delle Forze Armate. Il testo, già approvato l'anno scorso in Senato, è ora in discussione alla Camera. Se passasse anche l'esame di Montecitorio, potrebbe mettere in crisi l'intero settore del volontariato e dell'associazionismo. L'appello è sostenuto da ActionAid, Aism, Airc, Emergency, Fai, Lega del Filo d'Oro, Save the Children e Fondazione Telethon. Il gruppo ha espresso le proprie perplessità in audizione in Commissione Bilancio alla Camera.
Una distorsione giuridica
"Sin da quando è nato nel 2006, e poi reso stabile dal 2015, il 5 per mille non ha mai cambiato finalità", spiega a Repubblica Niccolò Contucci, direttore generale della Fondazione Airc per la ricerca sul cancro e portavoce del Gruppo terzo settore in audizione alla Camera. "Il contribuente ha la possibilità di destinare una quota delle proprie imposte ad associazioni che svolgono attività di interesse generale: ricerca scientifica e sanitaria, cultura, tutela del paesaggio e dell'ambiente, assistenza ai disabili, educazione e così via. È vero che le persone scelgono l'ente a cui indirizzare le risorse, ma quell'ente deve occuparsi di attività di interesse collettivo". Lo stravolgimento introdotto dal disegno di legge è evidente: "Si tratta di una distorsione giuridica - prosegue Contucci - Si vorrebbe che del 5 per mille diventassero beneficiari i fondi di assistenza sanitaria integrativa, dei quali, per definizione, usufruiscono solo i dipendenti iscritti a quei fondi".
Si tolgono fondi alla ricerca
Tra l'altro, il denaro raccolto con il 5 per mille non è illimitato: esiste un tetto, fissato a 525 milioni di euro. Un'inezia rispetto all'intero bilancio dello Stato, ma un introito cruciale per molte associazioni: "Scardinare il 5 per mille significa far franare una fonte di entrate fondamentale per tante realtà", spiega ancora Contucci. Quest'anno il 5 per mille ha portato ad Airc oltre 70 milioni di euro, circa la metà dell'intero bilancio dell'organizzazione. Le associazioni sostengono che servizi come l'assistenza ai dipendenti pubblici andrebbero garantiti attraverso la fiscalità generale, non sottraendo risorse agli enti no profit, che svolgono attività socialmente rilevanti e complementari a quelle svolte dal settore pubblico. E poi non si comprende perché i soldi dovrebbero essere destinati solo ai dipendenti di Polizia e forze armate. "Allora, a questo punto, perché non aprire anche ai dipendenti della Giustizia o a quelli del sistema sanitario?", si chiede Davide Usai, direttore generale del Fai, che grazie al 5 mille raccoglie oltre 2,5 milioni di euro all'anno. "Le forze dell'ordine svolgono un ruolo fondamentale e noi del Fai abbiamo un ottimo rapporto con loro. Ma così si snatura la legge. E mi domando anche se una normativa simile sia in linea con la Costituzione". L'audizione in Commissione Bilancio, se non altro, è servita a chiarire i termini della questione: "L'impressione è che fino a ieri non ci fosse una comprensione effettiva dell'importanza del meccanismo del 5 per mille per il terzo settore", spiega Usai. "Al Senato la norma è stata approvata quasi all'unanimità, e forse c'è stata un po' di leggerezza".
"Non si può aprire a chiunque"
Giancarla Pancione, direttrice marketing e fundraising di Save the Children, sottolinea a Repubblica che "il punto fondamentale è che non si può 'sdoganarè il 5 per mille aprendolo a chiunque, anche a realtà al di fuori del terzo settore. Mi auguro davvero che questa proposta sia rigettata e dopo l'incontro alla Camera sono piuttosto fiduciosa. La norma è passata al Senato ma la mia impressione è che non se ne fosse accorto nessuno. Abbiamo incontrato deputati di vari partiti ed erano tutti quasi stupiti". La posta in gioco è alta: "Save the Children è un'associazione grande - spiega ancora Pancione - e con fonti di finanziamento molto diversificate, eppure senza il 5 per mille, che ci ha portato 6 milioni di euro nell'ultimo anno, saremmo costretti ad abbandonare diversi progetti. Ma esistono tante piccole realtà sul territorio, che magari incassano poche decine di migliaia di euro e con quei soldi riescono a svolgere un lavoro egregio di affiancamento allo Stato. Senza quelle risorse probabilmente non potrebbero sopravvivere".