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Università, la ministra Messa annuncia 600 milioni per il rientro dei talenti dall'estero

Gli atenei potranno chiamare, in deroga, 1.200 ricercatori eccellenti (premi Erc e Curie) italiani e stranieri. Mezzo miliardo in più per le borse di studio. Il Pnrr accelera la riforma del pre-ruolo: addio all'assegno di ricerca
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ROMA - Ci sono diverse novità sul fronte universitario, rese pubbliche dalla ministra Maria Cristina Messa in audizione in due commissioni del Senato: sono disponibili 600 milioni di euro per far rientrare o semplicemente arrivare talenti in Italia, quindi ci sono 500 milioni in più sulle borse di studio per i meno abbienti e si prevede, infine, un'accelerazione della riforma del pre-ruolo: il percorso di ricercatori e assegnisti e di tutte quelle figure che vengono prima del ruolo di professore universitario.

 

Il ritorno dei cervelli (in deroga)

La ministra dell'Università e della Ricerca ha spiegato che saranno introdotti meccanismi di chiamata diretta da parte delle università per studiosi eccellenti impegnati in attività di ricerca all’estero. Ne parla la Missione 4 del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr): "La misura sarà bandita a breve". Con 600 milioni si vogliono sostenere 900 giovani ricerca…

ROMA - Ci sono diverse novità sul fronte universitario, rese pubbliche dalla ministra Maria Cristina Messa in audizione in due commissioni del Senato: sono disponibili 600 milioni di euro per far rientrare o semplicemente arrivare talenti in Italia, quindi ci sono 500 milioni in più sulle borse di studio per i meno abbienti e si prevede, infine, un'accelerazione della riforma del pre-ruolo: il percorso di ricercatori e assegnisti e di tutte quelle figure che vengono prima del ruolo di professore universitario.

 

Il ritorno dei cervelli (in deroga)

La ministra dell'Università e della Ricerca ha spiegato che saranno introdotti meccanismi di chiamata diretta da parte delle università per studiosi eccellenti impegnati in attività di ricerca all’estero. Ne parla la Missione 4 del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr): "La misura sarà bandita a breve". Con 600 milioni si vogliono sostenere 900 giovani ricercatori che hanno vinto progetti europei come il "Marie Sklodowska-Curie" nei Programmi quadro Horizon 2020 e Horizon Europe. Quindi, si incentiverà il reclutamento di almeno 300 ricercatori vincitori di premi Erc (European research Council).

Le università e gli enti pubblici di ricerca potranno offrire posti da ricercatore a tempo determinato o di professore nel caso in cui i  candidati siano senior. Per consentire il “rientro dei cervelli” - in realtà il provvedimento è aperto a tutte le eccellenze, non solo quelle italiane - le chiamate potranno avvenire in deroga ai cosiddetti “punti organico”, i meccanismi che consentono le assunzioni interne ai dipartimenti. "Ci dovrà essere un nuovo meccanismo di incontro tra la domanda da parte delle università e l'offerta di disponibilità da parte di studiosi dall’estero, dobbiamo riequilibrare la cronica carenza di chiamate dirette degli atenei del Mezzogiorno".

 

Borse senza passare dalle Regioni

In materia di diritto allo studio, il Pnrr prevede 500 milioni in due anni per le borse di studio per gli studenti universitari. Saranno allocate sul Fondo integrativo statale (Fis), ma non richiederanno l’ulteriore contribuzione da parte delle Regioni, storica difficoltà italiana che ha fatto sì che il numero delle borse sia stato sempre inferiore a coloro che ne avevano diritto. L'orientamento pro-università, ancora, dovrà partire dal terzo anno scolastico e non più dal quarto.

 

Più veloce la riforma sui ricercatori

La riforma del percorso professionale del ricercatore universitario costituisce un aspetto del disegno, oggi all’esame della settima commissione del Senato dopo un primo voto favorevole alla Camera. In parallelo, dice la ministra Messa, bisogna tener conto delle scadenze del Pnrr: il 30 giugno, in questo caso. "Una scadenza inderogabile". In Parlamento esiste un testo condiviso "che è in grado di migliorare e arricchire di contenuti il provvedimento". Per velocizzare l'ingresso a regime della riforma, dopo le parole della ministra il senatore del Pd Francesco Verducci ha depositato emendamenti al Decreto legge 36 che, tra le altre cose, sopprimono l'assegno di ricerca stabilendo un contratto di lavoro per tutti i ricercatori.

La riforma del reclutamento in tenure degli enti pubblici di ricerca resterà, comunque, sottoposta all’esame del Senato e, così, la riforma dei concorsi universitari.

Sulla velocizzazione del percorso del ricercatore universitario si è espressa negativamente l'Associazione nazionale docenti universitari (Andu): "Tagliare la discussione parlamentare", scrive l'associazione, "non consentirebbe di migliorare un disegno di legge che non solo mantiene in vita figure atipiche come le borse di ricerca, ma allunga il già incredibilmente lungo periodo di inserimento nei ruoli universitari: attualmente è pari a 12 anni e in alcune ipotesi al Parlamento potrebbe arrivare a 14 o persino 17 anni".

 

Housing universitario detassato

Tra le misure annunciate dalla ministra si profila un nuovo housing universitario che punti a un coinvolgimento degli investitori privati "in un mercato oggi sostanzialmente presidiato dall’offerta pubblica". Il trattamento fiscale riservato a questi investimenti "dovrà necessariamente essere particolarmente attrattivo". La ministra chiede di velocizzare anche questo passaggio per arrivare a 60.000 posti letto entro il 2026, a fronte dei 40.000 oggi esistenti.

 

Lo studioso Afam

Il ministero spinge per la nascita della figura del ricercatore Afam (Alta formazione artistica, musicale e coreutica) per consentire  la partecipazione ai bandi di questi studiosi e per l’introduzione operativa del dottorato di ricerca sempre in ambito Afam.

Infine, si chiede al ministero delle Finanze una deroga in favore di università, enti pubblici di ricerca e istituzioni Afam ai limiti nell’acquisto di beni e servizi. Oggi la deroga c'è solo per le spese di natura informatica.