Boiler summer cup: una sfida all'intelligenza
di Oriana Liso , di Oriana LisoLa premessa è quella che fa anche TikTok: non c’è “evidenza che la boiler summer cup sia un trend diffuso sulla piattaforma”. Ma prevenire è meglio che curare, si dice così, e per questo quei primi video sono spariti. Non ci vuole una grande fantasia per tradurre cosa voglia dire la boiler cup, ci vuole tanta miseria per pensarla: la challenge, come dicono loro, consiste nel puntare una ragazza sovrappeso in discoteca, invitarla a ballare, postare il video sul social network sfidando un amico a trovare e invitare un’altra ragazza con un peso superiore alla prima.
E’ bullismo? E’ body shaming? E’ idiozia? La sfida è stata scoperta e raccontata su Twitter da diversi profili, in molti casi di ragazze e donne sovrappeso incazzate e preoccupate per quelle più giovani e che hanno problemi ad accettare il proprio corpo: quanto male può fare a una 16enne ritrovarsi in un video come lo scaldabagno invit…
La premessa è quella che fa anche TikTok: non c’è “evidenza che la boiler summer cup sia un trend diffuso sulla piattaforma”. Ma prevenire è meglio che curare, si dice così, e per questo quei primi video sono spariti. Non ci vuole una grande fantasia per tradurre cosa voglia dire la boiler cup, ci vuole tanta miseria per pensarla: la challenge, come dicono loro, consiste nel puntare una ragazza sovrappeso in discoteca, invitarla a ballare, postare il video sul social network sfidando un amico a trovare e invitare un’altra ragazza con un peso superiore alla prima.
E’ bullismo? E’ body shaming? E’ idiozia? La sfida è stata scoperta e raccontata su Twitter da diversi profili, in molti casi di ragazze e donne sovrappeso incazzate e preoccupate per quelle più giovani e che hanno problemi ad accettare il proprio corpo: quanto male può fare a una 16enne ritrovarsi in un video come lo scaldabagno invitata a ballare come fosse una elephant woman. “TikTok si impegna con la massima serietà per promuovere un posto accogliente e sicuro dove le persone possano condividere la propria creatività. Le nostre linee guida esplicitano in modo chiaro che non tolleriamo contenuti che promuovono bullismo o molestie e abbiamo rimosso i video che violano queste linee guida. Nonostante non abbiamo evidenza che la “Boiler Summer Cup” sia un trend diffuso sulla piattaforma, il nostro team dedicato alla sicurezza continua a monitorare attentamente e rimuoverà qualunque contenuto dovesse risultare in violazione. Nel frattempo, stiamo vedendo la nostra community rispondere con video che condannano questo comportamento, contribuendo a creare uno spazio di condivisione sicuro”.
E così è: se oggi si cerca su TikTok la chiave boiler cup si troveranno video di donne e uomini di età diverse che si rivolgono in modo non propriamente amichevole a chi quella sfida l’ha già fatta e postata e a chi pensa di farlo. “Sì, sono un boiler, ma voi dovete farvi curare”. “Sei una ragazza curvy fidanzata e hai paura che per la boiler summer cup il tuo fidanzato venga deriso da tutti”.
Donne famose e più o meno risolte si impegnano da tempo per non far passare il concetto che il body shaming non è “solo una battuta”, che le pubblicità di vestiti per donne sovrappeso in cui ci sono modelle taglia 44 – considerate quindi già non conformi – non fanno buon servizio alla causa. Che siamo tutte non conformi, in qualche modo, e vivaddio se adesso le ragazzine si svestono anche con i chili in più, non costringendosi ad anni di magliette informi e jeans larghi.
Non è che la sfida del boiler l’ha inventata TikTok, e certo che il bullismo c’era anche prima dei social. Ma quello che mi colpisce è come questa generazione di ragazzi tenga assieme battaglie per i diritti che contemplano ogni possibile categoria di discriminazione e la totale superficialità nel postare contenuti di cui poi qualcuno, e se va male può essere la polizia, ti chiederà conto. Una sana via di mezzo no?
Cosa è successo questa settimana
Non ho figli miei, ma curo quelli di mia moglie, o di mio marito. Magari non è neanche mia moglie, nel senso che siamo conviventi, o uniti civilmente, senza distinzioni di sesso. Le famiglie sono tutte uguali, e per questo anche il welfare aziendale deve, dovrebbe, riconoscerle tutte. E’ un primo passo quello di Intesa San Paolo, che ha firmato un accordo con i sindacati per estendere a tutti i dipendenti del gruppo gli strumenti di welfare aziendale come i permessi per la nascita, l’inserimento al nido, l’assistenza per disturbi dell’apprendimento, i bonus nascita e previdenza, la banca del tempo, aggiungendo anche permessi retribuiti e congedi straordinari.
Genitorialità inclusiva, si chiama, e renderà forse un po’ più facile la vita alle famiglie non convenzionali, alternative, arcobaleno o come vogliamo chiamarle. Non è il primo esempio di inclusività, per Intesa San Paolo: nel gruppo è anche nata da poco la community interna LGBTQ+ e dall’anno scorso c’è un progetto di supporto a chi intraprende un percorso di transizione di genere.
Me lo segno
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Amiche romane, dal 13 giugno al 3 luglio a Roma c’è la nona edizione di Bande de Femmes, il Festival di fumetto e illustrazione organizzato dalla Libreria femminista Tuba, a cura di Sarah Di Nella, Ginevra Cassetta e Marta Capesciotti. Sono 20 appuntamenti in presenza in diversi spazi del Pigneto e 5 online per non perdere l’abitudine, più la Notte bianca del 30 giugno. Laboratori di disegno, presentazioni, dialoghi con le autrici, live painting. Qui tutto il programma.
- Donne che aiutano le donne, donne che lottano contro il cancro al seno e donne detenute: "Il filo di Arianna" - progetto ideato dall'equipe di psicologi e oncologi dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano in collaborazione con l'associazione no profit GO5 Per mano con le donne - si prepara a diventare un format e ad essere esportato in altre realtà ospedaliere. Un calendario di otto incontri - condotti principalmente online per ridurre gli accessi ospedalieri delle donne, tutelandone la salute in epoca di pandemia e interferendo il meno possibile con la loro vita quotidiana - per creare una connessione tra persone che stanno vivendo una comune esperienza di malattia e con le figure di riferimento che le accompagnano nel loro percorso di cura (non solo medici e psicologi, ma anche assistenti sociali e rappresentanti del mondo delle associazioni). Le donne recluse del reparto di alta sicurezza di Vigevano in collaborazione con Caritas confezionano turbanti colorati e borse: il prossimo mercato di solidarietà è il 16 giugno a Milano allo spazio Alda Merini di via Magolfa.