Università, ecco la riforma dell'arruolamento: nasce il ricercatore unico
di Corrado Zunino , di Corrado ZuninoROMA - La riforma del reclutamento universitario è pronta. E potrebbe vedere la luce entro il 30 giugno, data di confine di alcune riforme dell'accademia italiana indicate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.
L'emendamento, presentato nella chiave delle scadenze europee al Decreto 36 ("Ulteriori misure urgenti per l'attuazione del Pnrr") e che dovrebbero avere una maggioranza alle loro spalle, prevede innanzitutto l'abolizione delle due figure di ricercatore (Rtd-A e Rtd-B) nate con la Legge Gelmini nel 2010 e l'introduzione del so…
ROMA - La riforma del reclutamento universitario è pronta. E potrebbe vedere la luce entro il 30 giugno, data di confine di alcune riforme dell'accademia italiana indicate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.
L'emendamento, presentato nella chiave delle scadenze europee al Decreto 36 ("Ulteriori misure urgenti per l'attuazione del Pnrr") e che dovrebbero avere una maggioranza alle loro spalle, prevede innanzitutto l'abolizione delle due figure di ricercatore (Rtd-A e Rtd-B) nate con la Legge Gelmini nel 2010 e l'introduzione del solo Ricercatore tenure track (Rtt). Quindi, si prevede un percorso di ricerca di 6 anni (erano 7 alla Camera), con la possibilità del passaggio a professore associato a partire dal quarto anno, dopo che si è ottenuta l'abilitazione scientifica. Chi è già stato ricercatore a tempo determinato di tipo A (Rtd-A, secondo la dizione ancora in corso) può essere inserito nel percorso del ricercatore unico direttamente al quarto anno.
Il senatore Verducci definisce la riforma radicale e dice: "È il frutto di un lavoro parlamentare di oltre due anni, cui hanno contribuito tutte le forze di maggioranza. L'assegno di ricerca in queste stagioni è stato utilizzato in modo abnorme provocando una grave precarizzazione che ha colpito i giovani ricercatori italiani. Ora abbiamo una strada protetta per dare al sistema universitario e della ricerca italiano un forte rinnovamento e un'iniezione di giovani capaci e talentuosi. Con queste nuove norme, in Italia si potrà fare ricerca con più certezze, tutele, stabilità".
Come in ogni passaggio di ruoli e regole, con l'emendamento al Decreto 36 s'instaura una "disciplina transitoria" per i ricercatori: a questo proposito, si prevede l'introduzione di una "riserva" del 25 per cento per chi è già stato Rtd-A o assegnista e intende entrare nella figura del ricercatore unico. Nel regime transitorio, che sarà lungo tre stagioni, si consentirà di partecipare anche a chi ha più di 12 anni di precariato. Se un ricercatore non riuscirà a prendere l'abilitazione all'insegnamento nel corso dei sei anni, uscirà dal circuito universitario.
Negli atenei si vedrà, infine, il tecnologo a tempo indeterminato, già presente negli enti pubblici di ricerca: darà supporto alle attività in termini di progettazione, gestione e coordinamento.
Arted, l'associazione che raduna i ricercatori a tempo determinato, plaude al decreto e alla sua velocizzazione: "Sono state accolte tutte le nostre richieste".
E' critica l'Associazione nazionale docenti universitari (Andu), che scrive: "Si mantengono in vita e si estendono figure atipiche del lavoro di ricerca, come le borse, e si allunga il già incredibilmente lungo periodo di inserimento nei ruoli universitari attualmente pari a 12 anni. Serve, invece, un ruolo unico prima di quello della docenza e l'eliminazione di ogni forma di contratto parasubordinato: borse, assegni, collaborazioni. Il dottorato, nel lavoro pubblico e privato, deve essere riconosciuto come titolo di alta formazione".