Intelligenza artificiale contro i ladri d'arte: il carabiniere è hi-tech
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di FeoC'erano una volta i mercanti d'arte, che schiudevano caveau per esibire tele ai clienti privilegiati o bandivano aste esclusive. Adesso anche loro hanno traslocato su Internet, diventato un catalogo infinito di quadri, sculture e antichità in vendita: su un business mondiale del valore di 36 miliardi di dollari, oltre un terzo viene trattato online. Un'opportunità in più per i predoni di opere, che smerciano dipinti, statue e reperti archeologici rubati.
Ma nell'era dell'innovazione ogni opportunità nasconde un rischio e i trafficanti lo stanno già scoprendo. "Ci siamo attrezzati da anni per contrastarli", spiega il tenente colonnello Luigi Spadari, un veterano del comando Tutela Patrimonio Culturale dei carabinieri: "Il punto di forza è la nostra banca dati, considerata la più importante al mondo. Abbiamo schedato un milione e 200 mila beni trafugati: per avere un termine di paragone, quella fr…
C'erano una volta i mercanti d'arte, che schiudevano caveau per esibire tele ai clienti privilegiati o bandivano aste esclusive. Adesso anche loro hanno traslocato su Internet, diventato un catalogo infinito di quadri, sculture e antichità in vendita: su un business mondiale del valore di 36 miliardi di dollari, oltre un terzo viene trattato online. Un'opportunità in più per i predoni di opere, che smerciano dipinti, statue e reperti archeologici rubati.
Ma nell'era dell'innovazione ogni opportunità nasconde un rischio e i trafficanti lo stanno già scoprendo. "Ci siamo attrezzati da anni per contrastarli", spiega il tenente colonnello Luigi Spadari, un veterano del comando Tutela Patrimonio Culturale dei carabinieri: "Il punto di forza è la nostra banca dati, considerata la più importante al mondo. Abbiamo schedato un milione e 200 mila beni trafugati: per avere un termine di paragone, quella francese si ferma a 110 mila".
L'attività degli investigatori dell'arte avviene soprattutto sul computer con un doppio schermo: da una parte l'opera in vendita; dall'altra il database dei pezzi ricercati. "Ci concentriamo su quelle anomalie che possono smascherare la provenienza furtiva - prosegue Spadari - . Ad esempio, una madonna con gli occhi rivolti verso il basso spesso indica che la tavola è stata tagliata, togliendo le figure di santi che erano in basso, per renderla meno riconoscibile". La caccia sul web fa scattare i controlli tradizionali e dove c'è un oggetto sospetto, le perquisizioni ne possono scoprire molti altri: così lo scorso anno su 16.436 opere controllate online si è arrivati a recuperarne quasi 11 mila.
Il futuro prossimo moltiplicherà i risultati grazie all'intelligenza artificiale: ci sarà un cybercacciatore di capolavori, chiamato Swoads ( Stolen work art detection system), in grado di analizzare decine di migliaia di pezzi. "Inseriremo i criteri di ricerca, ad esempio se stiamo inseguendo un dipinto manierista con certe caratteristiche, e Swoads setaccerà tutte le offerte sul web confrontando le immagini con il nostro database. Poi però sarà la competenza dei nostri marescialli e brigadieri a studiare quello che viene selezionato dall'intelligenza artificiale". Tecnologia innestata sulla tradizione, come sempre accade nella storia dell'Arma che oggi festeggerà i 208 anni dalla fondazione.
"Il software è praticamente pronto, ma c'è stato qualche ritardo a causa della pandemia: per la primavera sarà operativo, con una rete di computer e smartphone - spiega l'ufficiale - . Pure le pattuglie sul territorio infatti potranno fotografare un reperto durante una perquisizione e farlo esaminare in tempo reale da Swoads". "Noi crediamo fermamente che il futuro possa restituirci il passato - sottolinea il generale Roberto Riccardi, che guida questo comando - e lo dimostra la progressione delle opere recuperate: dal 1969 sono state tre milioni e aumentano esponenzialmente proprio grazie alla tecnologia".
Oggi però anche i criminali si sono fatti hi-tech: i tombaroli impiegano georadar e metal detector per individuare i tesori sepolti: strumenti hitech che affiancano i vecchi spilloni con cui bucano il terreno per scoprire le sepolture. "Ma in Italia gli scavi clandestini ormai sono molto ridotti - precisa Spadari - e assieme alle sovrintendenze controlliamo periodicamente le zone a rischio dall'alto, usando elicotteri e droni". Più pesante è il saccheggio che avviene in altri Paesi, come l'Iraq e la Libia, dove gli specialisi dell'Arma formano squadre di detective locali. Grazie ai software e a soprattutto all'esperienza, i carabinieri sono diventati i gendarmi globali dell'arte. "Siamo un riferimento mondiale: i governi ci chiedono di inserire nel nostro database le foto dei pezzi rubati nei loro musei, in modo da facilitare le ricerche online in tutti i mercati".