Potrebbe sembrare un uomo col cuore di ghiaccio, e con la sua storia non sarebbe strano: "Oggi io non ho più emozioni". Eppure quel ghiaccio che si è rotto ha portato un'altra prova, dopo oltre 50 anni, che il più grande alpinista italiano ha sempre detto la verità: Gunther nel 1970 fu travolto da una valanga. I due fratelli avevano affrontato la scalata dell’inviolata parete Rupal della nona montagna più alta del mondo Nanga Parbat, massiccio dell’Himalaya, un ottomila tra i difficili al mondo. Reinhold e Gunther parteciparono a una spedizione, raggiunsero la vetta il 27 giugno e il giorno successivo decisero di scendere per il versante Diamir. Gunther morì e Reinhold arrivò a valle sei giorni dopo, quando era ormai creduto morto, con congelamenti ai piedi e alle mani: "Quella è stata l'esperienza emozionale più drammatica della mia vita. Quel giorno dovevo decidere se lasciare tutto, restare a casa, fare il geometra o l'architetto. Oppure tornare, senza più le dita dei piedi, all'avventura. E ho deciso di raccontare la natura che affrontavo e amavo con Gunther".
Reinhold allora fu accusato di aver abbandonato il fratello, lui ha sempre raccontato che Gunther era stato travolto da neve e ghiaccio: "Quello è stato il momento più importante della mia storia. Sono stato pesantemente aggredito. I club alpini tedeschi mi accusarono di aver abbandonato mio fratello per salvarmi e qualche volta anche io ho dubitato di me stesso, mi sono chiesto se avessero ragione, se i miei ricordi fossero condizionati. Invece la natura, che non mente mai, mi ha restituito la verità". Una verità che in parte era già venuta fuori: nel 2005 il corpo, o una parte, di Gunther fu trovato assieme all'altro scarpone: "Io ho fatto pace con il cuore 17 anni fa. Ora non ho più emozioni. Aspetto solo di capire quanti chilometri di ghiaccio e montagna mancano per portare alla luce tutto il resto". Il Re degli ottomila all'epoca era tornato sul Nanga Parbat per cremare i resti di suo fratello.
Ora pubblica una foto. E, con l'immagine che si può vedere sul suo profilo Instagram, Reinhold Messner chiude la storia che più lo ha ferito. "Adesso è tutto ancora più reale. Questa è solo la seconda dimostrazione che quello che ho sempre detto era vero. Ma io sono sempre stato in pace, perché so di aver raccontato quello che è successo. E lo sanno anche i miei fratelli: questo ritrovamento dà anche a loro tranquillità. Pezzo dopo pezzo la storia viene ricostruita. Ci sarà sempre qualcuno che non mi crederà, che dirà bugie, che resterà prigioniero delle sue convinzioni. Quello che è successo oggi non cambia la storia: il mondo è brutale, come dimostra la guerra in Ucraina. Porcherie le diranno e faranno sempre, gli uomini".