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Strage di Vicenza, l'associazione che ha 'rieducato' il killer: "Noi certifichiamo solo la frequenza al corso e ci atteniamo al protocollo"

Zlatan Vasiljevic era seguito dall'Ares di Bassano dove seguiva i colloqui con lo psicologo "con puntualità e sincero coinvolgimento". Anche per gli altri specialisti sembrava sofferente per la lontananza dei figli e pronto per una vita 'normale'. Poi tra rinvii giudiziari, sospensioni di pena e affido congiunto si è arrivati al doppio femminicidio
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VICENZA. Il calvario di Lidja scomposto in tante piccole parti. I maltrattamenti in famiglia divisi in due inchieste penali, di cui una conclusa con la sospensione condizionale della pena e l'altra rinviata per tre anni di fila e non ancora approdata a un'aula di tribunale. La causa di separazione con la sua trafila in sede civile, culminata nella decisione dell'affidamento congiunto dei figli. E poi il percorso riabilitativo affrontato da Zlatan Vasiljevic al centro Ares di Bassano del Grappa, con il ritorno a pieno titolo in società, senza limitazioni della libertà personale. Un sistema a compartimenti stagni, che non ha consentito di accendere un faro su un uomo pericoloso, che in poche ore ha fatto fuori l'ex moglie e la sua ultima compagna. L'ennesima strage di donne.

VICENZA. Il calvario di Lidja scomposto in tante piccole parti. I maltrattamenti in famiglia divisi in due inchieste penali, di cui una conclusa con la sospensione condizionale della pena e l'altra rinviata per tre anni di fila e non ancora approdata a un'aula di tribunale. La causa di separazione con la sua trafila in sede civile, culminata nella decisione dell'affidamento congiunto dei figli. E poi il percorso riabilitativo affrontato da Zlatan Vasiljevic al centro Ares di Bassano del Grappa, con il ritorno a pieno titolo in società, senza limitazioni della libertà personale. Un sistema a compartimenti stagni, che non ha consentito di accendere un faro su un uomo pericoloso, che in poche ore ha fatto fuori l'ex moglie e la sua ultima compagna. L'ennesima strage di donne.

Tutto comincia non pochi mesi fa, ma addirittura nel 2011, quando nel comune di Altavilla Vicentina viene fatta la prima denuncia alla stazione dei carabinieri. Lidja denuncia percosse, minacce e umiliazioni da parte del marito. Si apre così il primo procedimento penale. In primo grado Zlatan viene condannato a 1 anno e 6 mesi, sentenza che fa scattare subito anche il divieto di avvicinamento.

È l'avvocata vicentina Laura Danieli a seguire dal principio il binario penale di questa tragedia annunciata. È a lei che Lidja racconta tutto ciò che subisce in casa, la pretesa di dominio dell'uomo padrone, la violenza come regola quotidiana. È un'altra donna, l'avvocata Alessandra Neri, a difendere Zlatan. È lei a fare ricorso alla sentenza di primo grado. Così la Corte d'Appello di Venezia sancisce la sospensione condizionale della pena, con la contestuale cessazione del divieto di avvicinamento.

L'OSSERVATORIO FEMMINICIDI

Il 26 novembre 2020 viene stilata una relazione a firma della psicoterapeuta Fanny Galletti e dell'assistente sociale Genny Dal Lago, inviata poi al tribunale, che traccia il quadro della famiglia presa in carico dall'Usl e la personalità dei due ex coniugi. Con Lidija, scrivono, "non era stato semplice entrare in un rapporto autentico", mentre Zlatan "durante i colloqui manifestava ancora una grande rabbia nei confronti dell'ex moglie". "Lidija mi ha distrutto la vita e continua a distruggermela", ripete. Vasiljevic, rilevano, "appare autenticamente sofferente per la lontananza dai figli e si dichiara profondamente desideroso di rivederli".

Relazioni che, in qualche modo, determinano anche il corso della causa civile, con l'affidamento congiunto dei due figli che, di fatto, obbliga Lidja a mantenere il contatto con l'uomo che per anni l'ha maltrattata.

In Procura a Vicenza resta sempre in piedi il secondo filone dei maltrattamenti di Zlatan nei confronti di Lidja: dopo tre anni di rinvii, sarebbe dovuto arrivare in un'aula di tribunale il prossimo mese di settembre ma il fascicolo sarà archiviato per "morte del reo". 

A luglio 2020 il dottor Mario Moretto e il direttore del Serd, Vincenzo Balestra, firmano la seguente relazione sul conto di Zlatan: "Tutti i controlli sinora svolti dal 17 maggio 2019 al 26 giugno 2020 hanno avuto esito negativo. Attivo e collaborante si è sempre presentato puntuale ai controlli... si precisa altresì che rimanere astinenti per più di un anno per una persona con un disturbo di alcol di grado medio e senza l'ausilio di alcuna terapia farmacologica di supporto è fatto raro. L'esito del percorso è da considerarsi a tutti gli effetti positivo".

Sempre nel 2020, per sette mesi, Vasiljevic frequenta il "programma psicologico e rieducativo per autori di violenza": 20 colloqui della durata di 50 minuti l'uno con uno psicologo dell'associazione Ares di Bassano. Colloqui che secondo la relazione del dottor Giulio Gasparini si sono svolti "con puntualità e sincero coinvolgimento". "Noi ci atteniamo a quanto prevede la normativa sul codice rosso" dice il professor Brian Vanzo, presidente di Ares. "Certifichiamo la partecipazione al programma rieducativo. Usiamo protocolli europei e abbiamo un follow up positivo dell'82%". Ma nonostante le relazioni positive dei periti il gip di Vicenza Roberto Venditti continua a ritenerlo pericoloso e gli nega la sospensione della pena. Cosa che, invece, gli riconoscerà la Corte d'Appello di Venezia pochi mesi dopo.

"Non possiamo pensare a misure cautelari permanenti, il sistema deve dare una risposta di ampio respiro e che coinvolga diversi interlocutori, l'autorità giudiziaria, il coordinamento dei prefetti, l'autorità di pubblica sicurezza, le forze di Polizia, i comuni e i servizi sociali" dice il presidente del Tribunale di Vicenza, Alberto Rizzo. "La pena in Corte d'Appello è stata sospesa, non so per quale motivo. In ogni caso la sospensione della pena determina il venir meno dell'esigenza cautelare. C'era un altro procedimento in corso ed era stato aggiornato per una modifica del capo di imputazione". Ma è arrivata la prima la strage.