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Cubo di Rubik: la vecchia sfida, con i social diventa un circo

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Si chiama "rimediazione" ma non è un rimedio. È il fenomeno per cui un social network cinese oggi dà nuova vita a un rompicapo ungherese degli anni Ottanta. Da un medium all'altro. È proprio quanto è successo al Cubo di Rubik, simbolo multicolore dell'applicazione estrema dell'ingegno a compiti apparentemente impervi e dichiaratamente infruttiferi. Tutti sanno che le sei facce del Cubo di Rubik sono composte ognuna da nove riquadri, che si possono muovere indipendentemente l'uno dall'altro, e che possono essere di sei colori diversi. Chi gioca agisce sul Cubo con manipolazioni di scastro e reincastro, facendone ruotare i piani mobili, sino a che ogni faccia abbia un colore solo. 

Nella vita vedere qualcuno che risolve il Cubo non è molto interessante. Social network come Tik Tok e Instagram sembrano però fatti apposta per ricavare imprevedibili esiti spettacolari anche dalle attività più…

Si chiama "rimediazione" ma non è un rimedio. È il fenomeno per cui un social network cinese oggi dà nuova vita a un rompicapo ungherese degli anni Ottanta. Da un medium all'altro. È proprio quanto è successo al Cubo di Rubik, simbolo multicolore dell'applicazione estrema dell'ingegno a compiti apparentemente impervi e dichiaratamente infruttiferi. Tutti sanno che le sei facce del Cubo di Rubik sono composte ognuna da nove riquadri, che si possono muovere indipendentemente l'uno dall'altro, e che possono essere di sei colori diversi. Chi gioca agisce sul Cubo con manipolazioni di scastro e reincastro, facendone ruotare i piani mobili, sino a che ogni faccia abbia un colore solo. 

Nella vita vedere qualcuno che risolve il Cubo non è molto interessante. Social network come Tik Tok e Instagram sembrano però fatti apposta per ricavare imprevedibili esiti spettacolari anche dalle attività più solitarie. Spostandosi di medium in medium, sui suggestivi sentieri della rimediazione, ecco instaurato il culto dei rapidi filmatini che testimoniano della velocità e dell'estro di chi risolve, magari bendato o in posizioni strane. 

Dominato dalla nevrosi del riordino il Cubo di Rubik è di per sé un gioco logico e una sfida agonistica rivolta innanzitutto a sé stessi e agli altri: quelli che non lo sanno risolvere e quelli che per risolverlo ci mettono molto tempo. Le manipolazioni sono tutt'altro che casuali: seguono un algoritmo mentale che il giocatore ha elaborato e introiettato sino a livelli vicini all'automatismo neuronale. Ha una sfumatura nerd, ma non ha nulla di "digitale", se non nel senso delle impronte. Nel suo libro Io e il Cubo, Ernö Rubik ha raccontato che per risolverlo sarebbe meglio conoscere i principi della matematica, ma non è davvero necessario, ed è quello il suo bello: "può aprire la strada al pensiero matematico, se chi lo prende in mano è aperto a osservare, scoprire ed esplorare quei principi. Ecco perché i bambini sono più bravi a risolverlo rispetto ai loro genitori". Se la pratica del Cubo è un gioco logico, la sua versione per social network acquisisce i caratteri ulteriori di una faccenda di giocoleria, come l'equilibrismo o il funambolismo. È del tiktoker 'l fin la meraviglia. Si comincia con balletti e sketch nella cameretta per arrivare a esibizioni a carattere pressoché sportivo. Del resto la definizione migliore di sport è quella di attività ludica per assistere alla quale più persone pagano un biglietto. Se i videogiochi verranno accettati come sport olimpico (la procedura di accettazione è in corso) è perché i tornei relativi si svolgono in affollati palazzetti. Non è quindi da escludere che in futuro, e grazie alle sue rimediazioni, potremo vedere pure un Cubo inscritto nei cerchi olimpici.