L’Italia al palo sui diritti Lgbtq+: “Ora il Palazzo ascolti la piazza”
di Maria Novella De Luca , di Maria Novella De LucaE adesso chi ascolterà l’immensa e festosa piazza del Pride di Roma? Anzi le tante piazze dell’Onda Pride che da giorni riempie le strade delle città italiane da Nord a Sud? Perché al di là del “Rumore”, della gioia di ritrovarsi dopo due anni di pandemia, la grande parata Lgbtq+ ha chiesto diritti. Anzi ha ricordato, con tutto il rumore possibile, che sul fronte dell’eguaglianza non solo tutto si è fermato, ma il rischio è quello di un pericoloso indietro tutta. «E come potrebbe essere diverso — dice amara Monica Cirinnà, senatrice e responsabile Diritti del Pd — in questa totale paralisi del Parlamento, dove sui diritti soffia il vento dell’oscurantismo?».
A sei anni dall’approvazione della legge sulle unioni civili, la stagione dei diritti segna il passo. Non soltanto il clamoroso affossamento della legge Zan contro l’omotransfobia, abbattuta in Senato tra gli …
E adesso chi ascolterà l’immensa e festosa piazza del Pride di Roma? Anzi le tante piazze dell’Onda Pride che da giorni riempie le strade delle città italiane da Nord a Sud? Perché al di là del “Rumore”, della gioia di ritrovarsi dopo due anni di pandemia, la grande parata Lgbtq+ ha chiesto diritti. Anzi ha ricordato, con tutto il rumore possibile, che sul fronte dell’eguaglianza non solo tutto si è fermato, ma il rischio è quello di un pericoloso indietro tutta. «E come potrebbe essere diverso — dice amara Monica Cirinnà, senatrice e responsabile Diritti del Pd — in questa totale paralisi del Parlamento, dove sui diritti soffia il vento dell’oscurantismo?».
A sei anni dall’approvazione della legge sulle unioni civili, la stagione dei diritti segna il passo. Non soltanto il clamoroso affossamento della legge Zan contro l’omotransfobia, abbattuta in Senato tra gli applausi delle Destre il 27 ottobre del 2021, ripresentata sei mesi dopo e adesso ferma in commissione Giustizia del Senato. È anche tutto il meccanismo di riconoscimento delle Famiglie Arcobaleno a segnare il passo, come ha ricordato dal carro del Pride Alessia Crocini, presidente dell’associazione delle famiglie omogenitoriali. Dopo anni in cui in buona parte dei Comuni, pur tra mille difficoltà, trascrivevano i certificati di nascita di bambini nati all’estero, o addirittura registravano all’anagrafe come figli di due madri neonati venuti al mondo in Italia da coppie lesbiche (a Torino, Milano, Roma), è calato il grande freddo. «Due sentenze della Cassazione che hanno bocciato l’operato dei Comuni hanno legato le mani anche ai sindaci più avanzati. Nonostante la Consulta abbia più volte invitato il Parlamento a fare una legge per tutelare i figli delle coppie omogenitoriali», ricorda Cirinnà.
Invece siamo ben lontani dal prevedere il matrimonio egualitario, come l’apertura delle adozioni per le coppie gay e per i single. La fecondazione eterologa, consentita alle coppie eterosessuali, è vietata alle donne single e alle coppie lesbiche. Mentre il disegno di legge Meloni-Carfagna, che vorrebbe far diventare la gestazione per altri reato universale, al di là della sua applicabilità, è il simbolo del vento di reazione che spira in Parlamento. «La discrasia tra le piazze e il Palazzo ormai è enorme. Ieri al Pride c’erano migliaia di giovani, eppure quei giovani che chiedono diritti e libertà civili poi non vanno a votare. È questo il vuoto che dobbiamo colmare», aggiunge Cirinnà. Appunto. Dove va a finire l’energia dell’Onda Pride? Alessandro Zan, padre della legge contro l’omotransfobia, ricorda il «vergognoso urlo da stadio delle Destre» che seguì all’affossamento del suo disegno di legge in Senato, dopo che era stato approvato alla Camera. «Perché un giovane, dopo quello spettacolo indecente su una legge che difende i diritti umani, dovrebbe avere voglia di esercitare il suo diritto di voto? Mentre, al contrario, l’appoggio dichiarato del Pd alla legge, la coerenza con cui Letta l’ha sostenuta, aveva fatto crescere, ad esempio, il voto giovanile verso il nostro partito».
Farsi portavoce di esigenze che toccano il cuore vivo delle persone, essere madri o padri, poter riconoscere un figlio, può dunque portare all’incontro tra le piazze del “non voto” giovanile e la politica? Forse, chissà. Ragiona Zan: «Noi viviamo un’anomalia tutta italiana per la quale, oggi, ciò che non è normato o è addirittura vietato per legge si ottiene attaverso i tribunali, le sentenze della Cassazione o della Consulta. Soltanto nel nostro Paese i diritti, da quelli delle persone Lgbtq+ al fine vita, sono oggetto di scontro politico: la sinistra che li sostiene e la destra che li affossa». Un ping pong drammatico che tiene in scacco anche per anni leggi fondamentali. «Le destre liberali europee hanno approvato il matrimonio egualitario, penso ad Angela Merkel, le adozioni, i figli delle coppie omogenitoriali. Da noi i riferimenti di Meloni e Salvini, sono l’Ungheria di Orban o la Polonia di Duda. Ecco perché il cammino delle libertà civili è lento. Prima o poi però, come la Storia dimostra, ce la facciamo anche noi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA