✕

Bus, scuole, medici. Cosa fare in estate per evitare il picco del Covid in autunno

Gli interventi strutturali nell'agenda del governo tardano ad essere realizzati. Tutti i nodi da sciogliere
3 minuti di lettura

Roma - Gli interventi strutturali da fare in estate per arrivare preparati al terzo possibile autunno in compagnia di un Covid meno pericoloso, ma che comunque rischia di continuare a condizionare la vita del Paese, sono da tempo nell’agenda del governo. Ma la loro realizzazione continua a essere assai lontana. Sono sei i fronti aperti che potrebbero cambiare la prospettiva di una convivenza con un virus endemico senza dover ricorrere a nuove restrizioni o a strumenti come il Green Pass.


Decisamente al palo sono gli interventi sull’areazione delle aule scolastiche: nuovi impianti con un ricambio d’aria continuo potrebbero abbattere dell’80% i contagi. Insufficiente e vetusta resta la flotta del trasporto pubblico locale: i fondi del Pnrr per la mobilità sostenibile ci sono, ma ci vorrà del tempo.
Negli ospedali mancano medici e infermieri e la sanità territoriale ha rimesso in evidenza i gap da una Regione all’altra, mentre la campa…

Roma - Gli interventi strutturali da fare in estate per arrivare preparati al terzo possibile autunno in compagnia di un Covid meno pericoloso, ma che comunque rischia di continuare a condizionare la vita del Paese, sono da tempo nell’agenda del governo. Ma la loro realizzazione continua a essere assai lontana. Sono sei i fronti aperti che potrebbero cambiare la prospettiva di una convivenza con un virus endemico senza dover ricorrere a nuove restrizioni o a strumenti come il Green Pass.


Decisamente al palo sono gli interventi sull’areazione delle aule scolastiche: nuovi impianti con un ricambio d’aria continuo potrebbero abbattere dell’80% i contagi. Insufficiente e vetusta resta la flotta del trasporto pubblico locale: i fondi del Pnrr per la mobilità sostenibile ci sono, ma ci vorrà del tempo.
Negli ospedali mancano medici e infermieri e la sanità territoriale ha rimesso in evidenza i gap da una Regione all’altra, mentre la campagna vaccinale si è fermata, i fragili e gli anziani sono di nuovo a rischio, e resta inutilizzata e in scadenza la gran parte dei farmaci anti Covid.

La ventilazione nelle aule: accelerare sull'areazione abbatte i contagi dell’80%

Il primo e al momento unico progetto pilota sulla ventilazione meccanica nelle aule scolastiche, effettuato nelle Marche, ha dimostrato che basta questo ricambio di aria per abbattere dell’80% il rischio di contagio da Covid a scuola. È la terza estate ormai avviata senza che di quel fondamentale intervento strutturale, che sono nuovi impianti di aerazione negli edifici scolastici, non si veda neanche l’ombra. Per mettere in sicurezza le 370.000 aule italiane e affrontare il nuovo anno scolastico senza lo spettro della Dad, occorrerebbero 2 miliardi di euro. I 350 miliardi stanziati con il decreto Sostegni bis sono stati già quasi tutti utilizzati e non sono mai arrivate neanche le linee guida sugli impianti di aerazione e sugli standard minimi di qualità dell’aria nelle scuole.

Il trasporto pubblico: i mezzi sono pochi e vecchi, anni per la nuova flotta 

Le speranze sono riposte tutte nei fondi del Pnrr per la mobilità sostenibile. Molte grandi città, da Roma a Milano, da Firenze a Bologna, hanno in programma il rinnovo e l’ampliamento della flotta di trasporto pubblico locale con i nuovi mezzi a emissioni zero. Ma i tempi sono lunghi, gli autobus e i treni — come ribadiscono gli amministratori locali — non si comprano da un giorno all’altro. E l’Italia si appresta ad affrontare a settembre il ritorno in classe e al lavoro con mezzi vetusti e del tutto insufficienti: autobus, metropolitane, anche questi senza sistemi di aerazione efficaci, dove studenti, pendolari e lavoratori torneranno ad ammassarsi con tutti i rischi che ne derivano. In queste condizioni il governo dovrà decidere se abolire le mascherine al momento obbligatorie fino al 30 settembre. 

Gli ospedali senza turnover: fine dei contratti a tempo, mancano medici e infermieri

Negli ospedali e nelle aziende sanitarie locali — che al momento mantengono in piedi le Usca, le unità speciali di continuità assistenziale — mancheranno medici e infermieri. Le emergenze e il caos registrati a maggio in molti pronto soccorso italiani sono stati solo un campanello d’allarme. Due anni e mezzo di pandemia hanno messo alle corde gli organici già insufficienti dei sanitari italiani. Solo nella medicina d’urgenza, l’avamposto che ha affrontato il Covid, mancano 5.000 medici e nel 2022, per stanchezza, se ne sono dimessi più di 600. I contratti a tempo, stipulati per l’emergenza Covid, scadranno a fine anno. Grave anche la carenza di infermieri: la media in Italia è 5-6 ogni 1.000 abitanti, ne servirebbero subito almeno 70 mila.

Lo Stato e le Regioni: venti miliardi dal Pnrr per la sanità territoriale 

La struttura commissariale affidata al generale Figliuolo si è sciolta ormai da molti mesi e i gap nella sanità pubblica tra le Regioni sono tornati in tutta la loro evidenza: basta guardare i comunque scarni dati sulle quarte dosi per notare le profonde differenze nelle risposte delle Regioni. Il potenziamento della sanità territoriale è la scommessa del ministro della Salute, Roberto Speranza, che conta su venti miliardi previsti dal Pnrr per non sprecare un’occasione che difficilmente si ripresenterà in tempi brevi. Un accordo siglato tra ministero della Salut e Regioni prevede un primo intervento per finanziare 1.350 case di cura e 400 ospedali. Ma il gap più profondo sta nei medici di base: ne mancano circa 4.000, oltre 1 milione di italiani sono rimasti senza.

Gli antivirali in farmacia: solo 47mila i malati curati e scadono 600mila pillole

Se il Covid è diventato, o sta per diventare, un virus endemico, il protocollo di cura a casa e il reperimento dei farmaci nel frattempo immessi sul mercato dovrebbero essere alla portata di tutti. Ma così non è: al momento sono solo 47.000 gli italiani che sono stati curati a domicilio con le pillole antivirali e di questi solo 2.200 le hanno potute ritirare in farmacia. Numeri molto bassi a fronte dei quali — è la denuncia del professore Guido Rasi, microbiologo di Tor Vergata a Roma — ci sono 600.000 dosi di Paxlovid (uno dei due antivirali in pillole) inutilizzati e che stanno per scadere a dicembre. «L’approccio per curare il Covid — spiega Rasi — cambia ogni 2-3 mesi, non siamo stati in grado di comunicarlo e formare gli operatori sanitari».

La campagna vaccinale: fuga dal secondo booster, sì solo il 20% degli over 80

Le vaccinazioni sono sostanzialmente ferme: si naviga sotto quota 20.000 al giorno. Ma a preoccupare, in presenza di una inversione della curva dei contagi ad estate non ancora iniziata, è la bassissima percentuale di fragili e over 80 ( uniche categorie per le quali l’Italia ha previsto al momento la quarta dose) che hanno fatto il secondo booster: meno del 20 % tra gli ultraottantenni. In attesa di sapere se in autunno sarà disponibile un vaccino aggiornato alle nuove varianti da proporre ad altre fasce di popolazione, salta all’occhio come, in assenza del coordinamento fin qui assicurato dalla struttura commissariale, le risposte dei servizi sanitari regionali sono molto diverse: Piemonte ed Emilia Romagna ben al di sopra della percentuale nazionale, Calabria, Basilicata, Sicilia fanalino di coda.