Suicidio assistito. Ora l'associazione Coscioni chiede di non fare una legge: "Peggiorerebbe le cose, meglio senza"
di Maria Novella De Luca , di Maria Novella De LucaAdesso bisogna ripensare tutto. Perché dopo la morte di Federico Carboni, "Mario", primo suicidio assistito in Italia, ogni cosa è cambiata. "E dobbiamo evitare che una legge già peggiore della sentenza della Consulta, diventi qualcosa che complica la vita dei malati anziché alleviare le loro sofferenze". Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Coscioni è netto: "Se queste sono le condizioni, allora è meglio nessuna legge. Mi colpiscono le parole di tutti quelli, in particolare Pd e Cinquestelle, che anche dopo la morte di Mario continuano a invocare la legge ferma in Parlamento: si sono accorti che quel testo è da riscrivere?".
Adesso bisogna ripensare tutto. Perché dopo la morte di Federico Carboni, "Mario", primo suicidio assistito in Italia, ogni cosa è cambiata. "E dobbiamo evitare che una legge già peggiore della sentenza della Consulta, diventi qualcosa che complica la vita dei malati anziché alleviare le loro sofferenze". Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Coscioni è netto: "Se queste sono le condizioni, allora è meglio nessuna legge. Mi colpiscono le parole di tutti quelli, in particolare Pd e Cinquestelle, che anche dopo la morte di Mario continuano a invocare la legge ferma in Parlamento: si sono accorti che quel testo è da riscrivere?".
Cappato, facciamo ordine. Perché il testo approvato alla Camera e oggi in discussione al Senato, non sarebbe un buon testo?
"Perché restringe il campo delle possibilità per accedere al suicidio assistito. Faccio un esempio concreto. Nel testo della Consulta si parla, come condizione per accedere alla morte medicalmente assistita, di 'insopportabili sofferenze fisiche o psicologiche'. Nell'attuale testo, che anche il Pd vorrebbe approvare così com'è, si parla di sofferenze fisiche e psichiche".
Aver cambiato la "o" in "e" cosa vuol dire?
"Vuol dire che se anche vivi una condizione di sofferenza fisica estrema, come Mario ad esempio, ma sei lucido, forte e anche sereno, la richiesta potrebbe essere respinta. È stato un modo, dichiarato, di restringere le possibilità di accesso".
Voi denunciate anche l'esclusione dei malati oncologici.
"La sentenza della Consulta si riferiva a Dj Fabo che dipendeva da sostegni vitali. Per questo la Corte Costituzionale ha indicato questa condizione tra le regole per accedere al suicidio assistito. È logico. Ma in un testo di legge non possono essere esclusi dall'accesso al suicidio assistito i malati oncologici, le cui sofferenze sono spesso terribili".
Però Cappato, una legge è necessaria. Altrimenti potranno ricorrere alla morte volontaria assistita soltanto pazienti in grado di affrontare una battaglia giudiziaria come quella di Mario e di Antonio.
"Certo che ci vuole una legge, ma non a tutti i costi. Mi spiego: se ci fosse stata già una legge che indicava tempi e procedure certi, Fabio Ridolfi, che non sopportava più la sua condizione, non sarebbe dovuto ricorrere alla sedazione profonda per poter morire, avendo atteso invano il suicidio assistito. Ma anche questo è già vecchio: in Italia c'è stata la morte di Mario e questo cambia tutto".
Perché?
"Grazie a Mario e all'Associazione Coscioni esiste il precedente di un malato che ha ottenuto il via libera alla procedura dalla Asl, e per la sua morte è stato eseguito un "protocollo", da noi messo a punto, sia sul farmaco che sul macchinario utilizzato. Ci siamo dovuti sostituire allo Stato, ma dopo questo evento come potrebbe una nuova legge non tenerne conto?".
Tutto da rifare dunque?
"Sì e speriamo non in peggio. Altrimenti meglio restare così. Noi aiuteremo tutti coloro che ce lo chiederanno".