✕

Lotta all'anoressia: "Così adulti senza scrupoli agganciano i nostri figli già a 10 anni su web e social"

Cristina Bonucchi, psicologa della Polizia di Stato, lancia l'allarme: "L'età media dei disturbi alimentari si è abbassata. Alle medie si cominciano a cercare soluzioni e conforto sulle chat e si finisce eterodiretti"
2 minuti di lettura

"Il momento più a rischio? Già dopo la prima comunione, quando di solito arriva come regalo il primo cellulare. E chi, già a quell'età magari accusa i primi sintomi di disagio per il proprio corpo, è lì dentro che trova quella che crede una soluzione o, come minimo, un conforto". Cristina Bonucchi, psicologa della Polizia di Stato, segue da vicino le indagini della Postale sui, purtroppo non pochi, casi di giovani, come quello di Udine, che vengono adescate online e indotte all'anoressia o a improbabili cure dei disturbi alimentari.

Cristina Bonucchi, psicologa della Polizia di Stato 

Dottoressa Bonucchi, ma davvero l'età media dei nostri ragazzi esposti a questo tipo di rischio è così basso?

"Purtroppo sì, è un errore pensare che l'esordio di queste problematiche coincida con l'…

"Il momento più a rischio? Già dopo la prima comunione, quando di solito arriva come regalo il primo cellulare. E chi, già a quell'età magari accusa i primi sintomi di disagio per il proprio corpo, è lì dentro che trova quella che crede una soluzione o, come minimo, un conforto". Cristina Bonucchi, psicologa della Polizia di Stato, segue da vicino le indagini della Postale sui, purtroppo non pochi, casi di giovani, come quello di Udine, che vengono adescate online e indotte all'anoressia o a improbabili cure dei disturbi alimentari.

Cristina Bonucchi, psicologa della Polizia di Stato 

Dottoressa Bonucchi, ma davvero l'età media dei nostri ragazzi esposti a questo tipo di rischio è così basso?

"Purtroppo sì, è un errore pensare che l'esordio di queste problematiche coincida con l'adolescenza. Fino a qualche anno fa effettivamente era questo il momento in cui, soprattutto le ragazze, cominciavano a fare i conti con un corpo in cui magari, durante la crescita, non si ritrovavano. Adesso i disturbi alimentari si presentano molto più presto, già alle scuole medie. Che è anche il momento in cui i nostri figli subiscono la fascinazione del cellulare, che ricevono in regalo intorno ai 10 anni. E lì dentro trovano un mondo, pieno di rischi, in cui spesso i genitori neanche entrano".

Il caso di Trieste ha acceso i riflettori sul pericolo di adescamento sul web di queste ragazze. Ci spiega come accade?  

"Intanto il fenomeno è più trasversale. Prima erano quasi solo ragazze quelle che provavano disagio per il corpo e cominciavano a rifiutare il cibo, adesso anche i maschi sono molto più sensibili a questi modelli. Che corrono sul web, che vengono rilanciati sui social, da gruppi WhatsApp, chat su Telegram, profili Instagram. Un tempo, al massimo c'erano dei blog in cui chi aveva questi problemi si ritrovava. Adesso con i social, chiunque può cercare in questi gruppi come si digiuna ma anche solo trovare altre persone a cui raccontare come ci si sente. E' un modo per sentirsi meno solo. E' così però che si parte ed è così, purtroppo, che il rischio di venire agganciati da malintenzionati è molto alto".

Quindi, in qualche modo sono gli stessi ragazzi con disturbi alimentari che vanno a cercare informazioni e soluzioni sul web?

"Sì, quasi sempre è così, soprattutto quando si è piccoli e fragili. Si comincia con chat tra ragazzi in cui si cerca la soluzione a un disagio psicofisico. Chat in cui troppo spesso si celano adulti senza scrupoli che riescono ad eterodirigere dei percorsi di anoressia in modo pericolosissimo. Alcuni fanno finta di essere medici e dunque assumono una veste più credibile, altri hanno ben altre finalità, finiscono con il chiedere delle foto di corpi nudi e si incrociano altro tipo di devianze".

Quali sono gli accorgimenti che i genitori possono mettere in atto per evitare che i loro figli incappino in questi percorsi?

"Oggi la sorveglianza sull'utilizzo del web è di primaria importanza. Una volta stavamo attenti soprattutto alla scuola e alle amicizie dei nostri figli. Adesso, per entrare nel loro mondo dobbiamo sapere cosa fanno, cosa cercano, con chi parlano in rete. Dobbiamo nutrire una sana curiosità, fare capire loro che siamo interessati, parlare dei contatti che possono essere pericolosi. E dei casi di cronaca. Perché quando un ragazzino finisce vittima di questi meccanismi, se ne accorge, ne ha consapevolezza, ma spesso non lo dice perché se ne vergogna  E poi, naturalmente, occhio alle abitudini alimentari: se vediamo che cambiano repentinamente facciamoci subito qualche domanda. Senza sottovalutare e senza temporeggiare. Anche la segnalazione di strani contatti alla polizia postale può essere fondamentale. Per noi ogni contributo è prezioso".