Petizioni online, così l'Italia è cambiata negli ultimi dieci anni a colpi di firme e campagne per i diritti
di Floriana Bulfon , di Floriana BulfonLa democrazia diretta è un sogno antico. Ma quella che molti consideravano un'utopia, con l'avvento del web è sembrata finalmente possibile. Gli esperimenti politici sono stati tanti, in tutto il mondo e in Italia con l'esordio del movimento grillino che ne aveva fatto una bandiera, con i tentativi di portare la volontà degli elettori in Parlamento attraverso il voto online. C'è però un altro percorso ancora più diretto per rimettere l'idea di comunità al centro del dibattito e trasformare l'agora della Grecia classica in una piazza digitale: le petizioni per il cambiamento sociale e la difesa dei diritti. Sono esattamente dieci anni che la piattaforma di Change.org aggrega le istanze dei cittadini, permettendogli di pesare a livello nazionale o locale. Milioni di firme che hanno creato campagne di opinione capaci di farsi ascoltare dalle istituzioni.
Dieci anni di petizioni
"Questi 10 anni di attivi…
La democrazia diretta è un sogno antico. Ma quella che molti consideravano un'utopia, con l'avvento del web è sembrata finalmente possibile. Gli esperimenti politici sono stati tanti, in tutto il mondo e in Italia con l'esordio del movimento grillino che ne aveva fatto una bandiera, con i tentativi di portare la volontà degli elettori in Parlamento attraverso il voto online. C'è però un altro percorso ancora più diretto per rimettere l'idea di comunità al centro del dibattito e trasformare l'agora della Grecia classica in una piazza digitale: le petizioni per il cambiamento sociale e la difesa dei diritti. Sono esattamente dieci anni che la piattaforma di Change.org aggrega le istanze dei cittadini, permettendogli di pesare a livello nazionale o locale. Milioni di firme che hanno creato campagne di opinione capaci di farsi ascoltare dalle istituzioni.
Dieci anni di petizioni
"Questi 10 anni di attività restituiscono la fotografia di cittadini che hanno voglia di lavorare e vigilare per il bene comune: siamo orgogliosi di aver messo a disposizione una piattaforma in grado di dare voce alle loro necessità. Dalle petizioni locali a quelle nazionali, non c'è stato limite - geografico o tematico - alle problematiche sollevate e alle vittorie conseguite in tutto il Paese", spiega la direttrice Stephanie Brancaforte. In questa lunga stagione Change.org ha messo a segno iniziative molto popolari, come quella "per un vero Made in Italy" firmata da oltre 523mila persone che nel 2017 ha fatto introdurre dal legislatore l'obbligo di specificare l'origine dei derivati del pomodoro. E poi la volontà di liberare dalla plastica i mari italiani: l'hanno sottoscritta in 854mila, spingendo l'approvazione della direttiva europea contro la plastica monouso. O la "Stop Tampon Tax", 681mila firme che hanno ottenuto l'abbassamento dell'Iva sugli assorbenti, anche se l'obiettivo resta quello di farla scendere al 4 per cento. E ancora la mobilitazione sulla normativa Ue sul copyright del 2018 - 483mila adesioni in Italia e più di 5 milioni nel mondo-; le petizioni contro la violenza sugli animali per proteggerli da abusi e sperimentazioni; la richiesta di aprire dei corridoi umanitari per salvare le donne afghane dai talebani e infine la campagna per l'abolizione dei vitalizi dei parlamentari.
14 milioni di firme, tremila obiettivi raggiunti
Il bilancio del decennio conta oltre 14 milioni di firme che in tremila casi hanno ottenuto il risultato richiesto, a cui si aggiungono migliaia di altre iniziative che hanno raggiunto obiettivi intermedi. Gli argomenti sono differenti, dall'ambiente alla difesa dei consumatori, dalla critica ai privilegi della politica alla solidarietà internazionale ma tutti hanno la stessa radice: imporre il rispetto dei diritti e combattere le diseguaglianze, ancora più sentiti dopo l'inizio della pandemia e la guerra in Ucraina.
"Spesso si considera il web come spazio di divisione e polarizzazione, il fatto che milioni di persone abbiano espresso la propria solidarietà e si siano unite in lotte condivise è fonte di speranza e dimostra che, online, le distanze tra le persone possono letteralmente essere annullate", sottolinea Brancaforte. Ma i promotori di Change.org guardano già al prossimo decennio: in Italia c'è una fame di democrazia "dal basso" che fatica a trovare ascolto nei partiti nel Parlamento. Ad esempio sono nate petizioni che - conclude Brancaforte - invocano "un investimento corposo contro il ridimensionamento della medicina territoriale e della rete sanitaria nazionale. Ci sono poi oltre 300mila persone che chiedono di approvare un disegno di legge contro l'omotransfobia e migliaia di utenti mobilitati per una vera parità tra generi e sessi: molto è stato fatto ma molto resta ancora da fare contro le discriminazioni e le disuguaglianze".