Cronaca

Il clima malato divora i ghiacciai. "Nel 2100 rischiano di sparire"

Il clima malato divora i ghiacciai. "Nel 2100 rischiano di sparire"
(ansa)
Colpa del riscaldamento globale: quelli delle Alpi italiane perdono tre chilometri quadrati all’anno. Messner: “Cadono pezzi grandi come grattacieli”. A rischio anche i fiumi e la produzione di energia
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Roma - «Capiterà ancora», dice tranchant Roberto Colucci, glaciologo del CNR. Tre anni fa, a conclusione di anni di studio sulla Marmolada, il suo verdetto fu: « Il destino è comunque segnato anche se le temperature restassero come sono: 25-30 anni e la Marmolada non ci sarà più». Ieri sera, negli occhi la valanga che ha travolto e ucciso, si spinge ben oltre: «A questa velocità, ci arriveremo prima probabilmente. E la proiezione più generale, al 2100, dice che nella migliore delle ipotesi perderemo il 70 % dei ghiacciai alpini, nella peggiore il 96 %. Sotto i 3.500 metri invece nel giro di vent’anni non ci sarà più niente perchè i ghiacciai come la Marmolada sono ormai in totale disequilibrio».

Il nuovo catasto dei ghiacciai

Dieci gradi a 3.000 metri è una temperatura ormai non più eccezionale, acceleratore di un processo ormai irreversibile ( in Italia come nel resto del mondo) che alla fine del primo secolo del secondo millennio vedrà i ghiacciai ridotti dell’80 %. Il nuovo catasto dei ghiacciai italiani, elaborato dal gruppo guidato dal professore Carlo Smiraglia, ordinario di geografia fisica e geomorfologia all’Università di Milano, che ha aggiornato nel 2015 l’ultima fotografia risalente agli anni Sessanta, conta 903 corpi glaciali in Italia, 369 chilometri quadrati di superficie, con una riduzione notevolissima ( - 30 %) negli ultimi 60 anni, alla velocità media di 3 chilometri quadrati all’anno. A fronte di centinaia piccoli e medi corpi glaciali frammentati in sei regioni, sono solo tre i ghiacciai che in Italia superano ancora i 10 chilometri di superficie: l’Adamello ( il più grande di tutti), si è ridotto del 22 %, il Miage e il Forni, l’unico ghiacciaio himalayano in Italia che perde ogni anno dai 30 ai 50 metri.

Allarme per le Alpi occidentali

Quello che è successo ieri sulla Marmolada è certamente una conseguenza dei cambiamenti climatici: l’innalzamento delle temperature in vetta provoca lo scioglimento dei ghiacci con una grossa quantità di acqua liquida da fusione glaciale che scorre sotto, a contatto con la superficie rocciosa che viene lubrificata e destabilizzata. «Quello che è successo sulla marmolada - dice il glaciologo veneto Anselmo Cagnati - è una sentinella che dà l’allarme rispetto a quello che potrebbe succedere in scenari più grandi, sulle Alpi Occidentali».

Rischi per gli alpinisti

Una situazione di estrema fragilità per la montagna e di grande pericolo per chi la frequenta, come sottolinea anche Reinhold Messner. «Con il caldo globale i ghiacciai sono sempre più sottili e, quando cadono, vengono giù pezzi come grattacieli, ormai accade ogni giorni in tutti i ghiacciai e il pericolo sotto i seracchi aumenta. Un alpinista bravo, però, non va sotto un saracco in questo periodo: l’arte dell’alpinismo sta nel non morire in una zona dove questa possibilità esiste».

 

Meno acqua per fiumi ed energia

Cambiano le temperature e cambiano anche i colori: paesaggi di verde e nero guadagnano chilometri di montagne dove il bianco della neve e del ghiaccio recede sempre di più. La Valle d’Aosta, che ha un terzo della superficie glaciale d’Italia, ha perso 32 ghiacciai negli ultimi vent’anni. E le conseguenze si vedranno tutte a livello di dissesto idrogeologico, di siccità e di anche di produzione di energia. «Quando non ci saranno più ghiacciai sulle Alpi verrà meno ovviamente l’apporto di acqua ai fiumi. La stima è che al Po - spiega ancora Roberto Colucci - verrà meno un ulteriore 20/30 % di acqua. Fatevi un pò i conti». In sofferenza andranno anche le centrali idroelettriche: Secondo uno studio di Università statale e Politecnico di Milano, il 20 % dell’acqua che le alimenta arriva dai ghiacciai, dunque si ridurrà anche la loro capacità produttiva.