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Miozzo: “Italia più a rischio se non ridiamo i poteri alla Protezione civile”

L'ex dirigente: "Troppe ordinanze locali quando invece si dovrebbe fare sistema. Il Covid ha confermato che la riforma è da rivedere"
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Roma - «Credo che ormai sia chiaro a tutti che stiamo andando incontro a situazioni estreme sempre più ricorrenti. Avremo bisogno di un sistema organico forte, nazionale, di Protezione civile». Il disastro della Marmolada aggiunge emergenza a emergenza. E, dopo 20 anni passati nella Protezione civile (ultimo incarico quello di coordinatore del Comitato tecnico scientifico per l’emergenza Covid) Agostino Miozzo, dal suo osservatorio tecnico, intravede un rischio.

Miozzo, la “nuova” Protezione civile, quella per intenderci con i poteri ridotti dalla riforma del 2018, è adeguata ad affrontare tutte queste emergenze?
«Credo che la risposta sia sotto gli occhi di tutti. Siccità, incendi, eventi atmosferici violenti, dissesto idrogeologico: tutti fronti aperti e contemporaneamente. E persino con la dichiarazione di uno stato di emergenza la Protezione civile, così com’è, non riesce che a mettere pannicelli caldi: …

Roma - «Credo che ormai sia chiaro a tutti che stiamo andando incontro a situazioni estreme sempre più ricorrenti. Avremo bisogno di un sistema organico forte, nazionale, di Protezione civile». Il disastro della Marmolada aggiunge emergenza a emergenza. E, dopo 20 anni passati nella Protezione civile (ultimo incarico quello di coordinatore del Comitato tecnico scientifico per l’emergenza Covid) Agostino Miozzo, dal suo osservatorio tecnico, intravede un rischio.

Miozzo, la “nuova” Protezione civile, quella per intenderci con i poteri ridotti dalla riforma del 2018, è adeguata ad affrontare tutte queste emergenze?
«Credo che la risposta sia sotto gli occhi di tutti. Siccità, incendi, eventi atmosferici violenti, dissesto idrogeologico: tutti fronti aperti e contemporaneamente. E persino con la dichiarazione di uno stato di emergenza la Protezione civile, così com’è, non riesce che a mettere pannicelli caldi: distribuzione di aiuti e risorse, tentativi di coordinamento, piccoli interventi, di certo nulla di strutturale. Attenzione, che non è di questo che c’è bisogno».


Dunque, la riforma è stata un errore? Ricordiamo da dove è nata. Dai pieni poteri alla grande discrezionalità sui grandi eventi, qualche stortura di troppo c’è stata. O no?
«A parte che forse si dovrebbe ricordare che tutte quelle inchieste sull’era Bertolaso non sono approdate a nulla, io oggi mi sento di dire al governo: rivediamo questa riforma, diamo al sistema nazionale di protezione civile e al suo capo poteri forti e altrettante responsabilità. Diversamente, anche per queste nuove emergenze, a cominciare dalla siccità, rischiamo di fare lo stesso percorso e gli stessi errori dell’emergenza Covid».


Già, lei è stato coordinatore del Comitato tecnico scientifico per più di un anno, da febbraio 2020 a marzo 2021 quando decise di lasciare. Che cosa non è andato per il verso giusto?
«Il Covid ha dimostrato come la Protezione civile sia stata sottomessa alle Regioni. Ricordate quante ordinanze locali, le più diverse, venivano emanate in quei mesi, con i governatori che ovviamente rispondevano a spinte locali e la Protezione civile che faceva una gran fatica a provare a dare un indirizzo comune. Oggi vedo che si sta ripercorrendo la stessa strada sull’acqua: ogni giorno leggo di ordinanze locali diverse e immagino che ci ritroveremo ancora una volta ad assistere al cinema delle autonomie locali quando invece si dovrebbe fare sistema».


Questa dichiarazione di stato di emergenza non porterà di certo l’acqua nelle Regioni italiane. Per quello ci vorranno interventi strutturali che non potranno essere ovviamente a breve scadenza.
«Purtroppo in Italia siamo molto lontani dal concetto di prevenzione. Anche perché, io posso dirlo liberamente, con la prevenzione non vinci le elezioni. Gli interventi veri, quelli che risolvono, li devi fare in tempi di pace. La prevenzione è cultura senza applausi per questo ha poco appeal. Anche perché è difficile avere applausi per aver evitato un danno che non avviene e dunque non è visibile e quindi non è raccontato».


Cosa non si è fatto e si poteva fare?
«Che non avesse nevicato e piovuto per tutto l’inverno, che la situazione dei laghi e dei fiumi fosse questa lo si sapeva da mesi. E oggi si fanno le ordinanze per vietare di riempire le piscine, di fare due shampoo, la doccia invece del bagno. Cose che i cittadini dovrebbero fare da sempre, educazione civica si chiama. Oggi tutto questo è solo surreale. Forse una Protezione civile con un ruolo forte e centralizzato, avrebbe potuto avviare interventi seri e di prevenzione a tempo debito».