“Le nuove bande giovanili una minaccia per le città. Ecco come vanno fermate”
I social come mezzo di comunicazione, di rivendicazione del proprio operato, di affermazione di potere. Inevitabili amplificatori di un allarme sociale che, a questo punto, gli investigatori prendono molto sul serio. Non più baby gang che “giocano” ad aggredire coetanei e derubare passanti, ma vere e proprie bande giovanili che mettono radici nel loro territorio. Dal nord al sud d’Italia. Non solo nelle metropoli come Milano, Napoli, Palermo, ma anche nelle città di provincia, da Lodi ad Arezzo a Varese e, ultimo ieri, a Verona. Una cinquantina di provvedimenti di custodia cautelare per stroncare vere e proprie bande giovanili, adesso strutturate per commettere reati di ogni genere. Un tema, quello della sicurezza nelle città, che entrerà a gamba tesa anche in campagna elettorale. Il prefetto Francesco Messina, direttore centrale anticrimine della Polizia di Stato, lancia l’allarme: «C’è un profilo criminale i…
I social come mezzo di comunicazione, di rivendicazione del proprio operato, di affermazione di potere. Inevitabili amplificatori di un allarme sociale che, a questo punto, gli investigatori prendono molto sul serio. Non più baby gang che “giocano” ad aggredire coetanei e derubare passanti, ma vere e proprie bande giovanili che mettono radici nel loro territorio. Dal nord al sud d’Italia. Non solo nelle metropoli come Milano, Napoli, Palermo, ma anche nelle città di provincia, da Lodi ad Arezzo a Varese e, ultimo ieri, a Verona. Una cinquantina di provvedimenti di custodia cautelare per stroncare vere e proprie bande giovanili, adesso strutturate per commettere reati di ogni genere. Un tema, quello della sicurezza nelle città, che entrerà a gamba tesa anche in campagna elettorale. Il prefetto Francesco Messina, direttore centrale anticrimine della Polizia di Stato, lancia l’allarme: «C’è un profilo criminale in queste bande che dobbiamo immediatamente stoppare».
Dunque, bande giovanili, non baby gang come le definiamo genericamente. Piccoli criminali crescono?
« Di piccolo questi giovani che abbiamo individuato, indagato, arrestato, forse hanno solo l’età. Molti di loro erano minorenni quando hanno cominciato a delinquere e adesso hanno da poco superato la maggiore età. Ma non è un gioco. Ci troviamo davanti a bande criminali organizzate e strutturate, con un capo, dei quadri, dei partecipanti che commettono reati gravi».
Dunque non più la violenza fine a sè stessa o la reazione ad un disagio sociale acuito dalla pandemia?
«Intendiamoci. Il disagio sociale c’è sempre alla base di questi fenomeni ma non possiamo dire di trovarci di fronte ad una situazione da banlieu francese. Queste bande , quasi sempre miste composte da stranieri di seconda generazione ma anche da italiani, le troviamo nelle periferie abbandonate delle grandi città, nei quartieri satelliti delle città metropolitane, ma anche in realtà di provincia. Nelle ultime settimane la polizia di stato è intervenuta con indagini di questo tipo a Lodi, Arezzo, Palermo, Varese e ieri a Verona. E ritroviamo questa stessa realtà anche nei quartieri agiati. Mi dispiace doverlo sottolineare, ma adesso insieme all’opera di prevenzione è il momento della repressione».
Gli allarmi sulla sicurezza nelle grandi città sono stati rilanciati anche da un’influencer come Chiara Ferragni per Milano e il tema sarà certamente centrale in campagna elettorale.
« Da parte nostra c’è la massima attenzione per questo fenomeno. Sappiamo che la prevenzione, a questo punto, da sola non è più possibile. E un fenomeno che ha caratteristiche serie e rischia di diventare emergenziale. Il nostri compito è quello di farlo rimanere nei binari della fisiologicità. Come dicevo, occorre insistere sulla repressione. Abbiamo fatto molto nelle ultime settimane e non abbiamo ancora finito».
Proviamo a scattare una fotografia di queste bande giovanili?
«Ovviamente non parliamo di vera e propria criminalità organizzata ma sono gruppi adesso strutturati, con un vertice e ruoli specifici, che vanno in giro armati e compiono delitti seri: rapine, aggressioni, furti, violenze sessuali. Una sistemica attività criminale che spesso compiono anche in trasferta. Quelli di piazza San Carlo a Torino, ad esempio, si spostavano in Germania per compiere furti e rapine ai concerti. Poi tornavano in Italia e mettevano tutto il bottino sul we. Perchè questo è il loro modo di comunicare».
I social invece dei pizzini?
«Esatto, sono figli di questo tempo e questi sono i loro mezzi di comunicazione. Ovviamente per noi è più facile intercettarli, ma della segretezza a loro importa poco».
Sul web postano anche tutte le loro imprese, inevitabilmente amplificando l’allarme sociale. Come è successo pochi giorni fa a Milano con il video dell’accoltellamento di un giovane ala stazione centrale.
«Certo, quando vengono postati video di quel genere ( a Milano però è stato diffuso da un testimone) l’impressione che si ha è che la situazione sia fuori controllo. Abbiamo bisogno della collaborazione di tutti gli attori sociali, a cominciare dalle famiglie perchè non è normale che un ragazzino esca da casa con un coltello in tasca. Questi ragazzi sono estremamente aggressivi. Dopo il momento della repressione si dovrà lavorare per il loro recupero".