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Pasini: "Autunno ad alto rischio. Occorre fare come in Giappone, spiegare ai cittadini come salvarsi"

(ansa)

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Intervista al fisico del clima e ricercatore del Cnr. L'emergenza climatica rende inevitabile, secondo l'esperto, uno scenario con sempre più eventi estremi. "Limitare i cambiamenti climatici necessario perché i piani di adattamento siano sufficienti"
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Roma -  Ancora allerta, gialla, arancione, rossa. Dal Lazio alla Toscana alla Sardegna nelle prossime 24-36 ore, allerta per piogge torrenziali, venti ciclonici, persino un allarme "estremo" per incendi a Cagliari. Un autunno ad alto rischio è quello che attende l'Italia, da un capo all'altro.

Antonello Pasini, lei è un fisico del clima. È questo lo scenario che caratterizzerà i prossimi mesi?

"Sì. Di questi fenomeni ne vedremo tanti e dobbiamo prepararci. Da maggio in Italia si registra un forte aumento delle temperature dell'aria e del mare. Con un Mediterraneo così caldo, nel momento in cui si faranno strada correnti più fresche, inevitabilmente andremo incontro ad alluvioni-lampo, enormi chicchi di grandine, venti molto forti, come sta succedendo un po' ovunque. Purtroppo sui cambiamenti climatici non si …

Roma -  Ancora allerta, gialla, arancione, rossa. Dal Lazio alla Toscana alla Sardegna nelle prossime 24-36 ore, allerta per piogge torrenziali, venti ciclonici, persino un allarme "estremo" per incendi a Cagliari. Un autunno ad alto rischio è quello che attende l'Italia, da un capo all'altro.

Antonello Pasini, lei è un fisico del clima. È questo lo scenario che caratterizzerà i prossimi mesi?

"Sì. Di questi fenomeni ne vedremo tanti e dobbiamo prepararci. Da maggio in Italia si registra un forte aumento delle temperature dell'aria e del mare. Con un Mediterraneo così caldo, nel momento in cui si faranno strada correnti più fresche, inevitabilmente andremo incontro ad alluvioni-lampo, enormi chicchi di grandine, venti molto forti, come sta succedendo un po' ovunque. Purtroppo sui cambiamenti climatici non si può tornare indietro, si può solo provare a rallentare questa corsa disastrosa e fare in modo di non arrivare mai a scenari in cui i piani di adattamento, al momento l'unica arma che abbiamo, non basteranno più per gestire eventi che rischiano di diventare catrastrofici".

E' possibile ipotizzare a che tipo di rischi concretamente i territori possono andare incontro? Lei ha scritto anche un libro sull'argomento che ha intitolato "L'equazione dei disastri". 

"Il rischio dei danni non dipende solo dalla forza dell'evento ma dal territorio su cui questo impatta. E quello italiano negli ultimi decenni è diventato un territorio sempre più fragile. L'equazione dei disastri è l'equazione del rischio prodotto di tre fattori: la pericolosità degli eventi climatici, la vulnerabilità del territorio e l'esposizione delle persone e dei loro beni. Per diminuire i rischi non c'è altra strada che diminuire questi tre fattori. E visto che sulla pericolosità degli eventi climatici possiamo poco, dovremmo invece intervenire con urgenza sulla vulnerabilità dei territori, quindi sulla cementificazione selvaggia, sulla cura delle campagne, sul verde delle città, sui lavori idrici".

E poi forse si dovrà investire sulla cultura del rischio. I cittadini non sanno come comportarsi davanti a questi eventi così violenti.

" Assolutamente sì, dovremmo adottare un modello come quello dei giapponesi per i terremoti. Qui bisognerebbe insegnare nelle scuole dove rifugiarsi in caso di alluvione, come proteggere le proprie case, il rischio vero di un abuso edilizio, cosa fare in caso di incendio. Tendiamo a non valutare troppo seriamente il numero delle vittime di questi eventi che non balzano subito agli occhi perché non si verificano tutte insieme come accade per un terremoto. Ma sono tantissime".

Quante? Esistono delle statistiche attendibili?

"Certo. Alcuni numeri danno l'entità di questo rischio: negli ultimi 50 anni in Italia le vittime del clima sono state 1.630, due terzi provocate da frane, un terzo da alluvioni. E ben 2.100 i Comuni colpiti, di tutte le Regioni, nessuna esclusa".

Da qui all'autunno non ci sarà certamente il tempo di realizzare gli interventi strutturali di cui ci sarebbe bisogno per mettere in sicurezza i territori. Bisogna rassegnarsi a continui disastri?

"L'unica difesa dei territori sono i piani nazionali e locali di protezione civile e gli interventi urgenti (quelli sì che sarebbe d'obbligo farli immediatamente) di messa in sicurezza di torrenti interrati, caditoie ostruite, colline e montagne devastate dagli incendi con il terreno pronto a venire giù senza più alcuna vegetazione a proteggerlo, le campagne ormai "impermeabili" all'acqua".

E ai cittadini, che tipo di messaggio far passare?  Così ci si sente a rischio dovunque."

Ai cittadini nessuno nasconde più l'importanza dell'educazione al rischio: in altre parole, chi può si metta in salvo da solo. Un occhio costante ai bollettini meteo, l'altro alle allerte della Protezione civile, pronti a fuggire dalle zone a rischio se necessario sapendo però dove andare per mettersi in salvo, proteggendo come si può le proprie case".