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Calabria, la protesta dei precari della Sanità: "Prima dei 500 medici cubani assumete noi"

I presidenti degli ordini: "La carenza di personale esiste ma è meglio cercare forze interne". La testimonianza di un giovane dottore che lavora in Lombardia: "Ultimo concorso per anestesista bandito a Cosenza nel 2018, ecco perché andiamo al Nord". E quella di un collega che invece è rimasto: "Siamo in 600, il governatore regolarizzi noi"
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"In relazione all'indiscutibile carenza di personale sanitario operante nella nostra regione, sarebbe stato opportuna un'interlocuzione propositiva con le istituzioni ordinistiche che avrebbero saputo fornire il proprio contributo nell'affrontare tale problematica". Così, in una lettera al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, i presidenti degli Ordini dei medici calabresi, che esprimono forti perplessità in merito all'accordo di cooperazione sottoscritto dal governatore con la Comercializadora de servicios medicos cubanos (Csmc) per il reclutamento di circa 500 medici cubani destinati a sopperire alla carenza di personale nelle strutture sanitarie calabresi.

"Qui ho lavorato solo in strutture private"

Oltre che sulle barriere linguistiche e burocratiche, si soffermano soprattutto sulla mancata presa in considerazione di altre soluzioni che coinvolgano giovani medici calabresi ancora precari o che attualmente lavo…

"In relazione all'indiscutibile carenza di personale sanitario operante nella nostra regione, sarebbe stato opportuna un'interlocuzione propositiva con le istituzioni ordinistiche che avrebbero saputo fornire il proprio contributo nell'affrontare tale problematica". Così, in una lettera al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, i presidenti degli Ordini dei medici calabresi, che esprimono forti perplessità in merito all'accordo di cooperazione sottoscritto dal governatore con la Comercializadora de servicios medicos cubanos (Csmc) per il reclutamento di circa 500 medici cubani destinati a sopperire alla carenza di personale nelle strutture sanitarie calabresi.

"Qui ho lavorato solo in strutture private"

Oltre che sulle barriere linguistiche e burocratiche, si soffermano soprattutto sulla mancata presa in considerazione di altre soluzioni che coinvolgano giovani medici calabresi ancora precari o che attualmente lavorano in altre regioni. Tra questi, a mostrare il proprio disappunto c'è Nicola Floro, specialista in Anestesia e Rianimazione, tra le branche più richieste soprattutto nell'ultimo periodo. "Dopo la specializzazione all'Università di Catanzaro - racconta il medico - ho avuto esperienze soltanto in regime di libera professione in strutture private, mai nella sanità pubblica che ho vissuto solo da specializzando. All'inizio della pandemia, mi sono proposto per la procedura emergenziale e sono partito per prestare servizio all'Ospedale di Cremona. Tuttora lavoro in Lombardia, dove mi divido tra strutture pubbliche e private convenzionate".

"No a soluzioni tampone"

Qui, il giovane medico calabrese si sente riconosciuto professionalmente, con diritti rispettati, retribuzioni adeguate e opportunità di crescita concrete. "Poi si stupiscono perché scappiamo al Nord - insiste Floro - ma non è possibile che l'ultimo concorso pubblico per medico anestesista all'Annunziata di Cosenza sia stato bandito nel 2018, nonostante la cronica carenza del servizio e una pandemia sopravvenuta, mentre in Lombardia ne bandiscono anche due all'anno. Non intendo assolutamente puntare il dito contro i colleghi cubani, che hanno risposto a una richiesta di aiuto, ma mi preme evidenziare che, in questo primo anno da commissario della sanità calabrese, il presidente Occhiuto avrebbe potuto bandire concorsi con corrette condizioni contrattuali, iniziare a garantire strumentazioni medicali adeguate e riconoscere le indennità, soprattutto, ai colleghi che lavorano infaticabilmente al 118 calabrese, anziché optare per soluzioni tampone che fanno solo clamore mediatico".

Come ribadisce anche l'Ordine dei medici calabrese, in questa precarietà strutturale e concorsuale - che, talvolta, prevede solo manifestazioni d'interesse per incarichi temporanei - si posso rintracciare le motivazioni per cui centinaia di medici hanno preferito opportunità di lavoro in altre regioni.

"Tanti colleghi in pensione ma non pubblicano i bandi"

Tra i giovani professionisti che, invece, hanno deciso di restare in Calabria c'è Aurelio Nirta, specialista in medicina generale, che, seppur abbia deciso di non abbandonare la sua terra, lamenta: "Da sette anni mi divido tra sostituzioni di medici di base e guardia medica nei paesini dell'entroterra reggino, dal 2020 faccio parte del team dell'Usca (l'Unità speciale di continuità assistenziale, ndr) di Melito Porto Salvo. Mi sarei dovuto stabilizzare da diversi anni, ma purtroppo, nonostante siano andati in pensione tanti colleghi, non pubblicano bandi per assegnare nuovi incarichi in zone carenti di assistenza primaria".

Un'opportunità, sicuramente, l'avrebbe avuta trasferendosi al Nord, ma ci tiene a ribadire "ognuno di noi dovrebbe poter scegliere liberamente se prestare o meno servizio nella propria regione. Per me restare è una sfida per portare avanti la mia battaglia in difesa del mio territorio, dei diritti di noi giovani medici calabresi che potremmo garantire continuità assistenziale ai nostri conterranei e, dunque, un aiuto importante alla sanità pubblica che è un bene prezioso di tutti".

La raccolta delle firme dei camici bianchi

In questi giorni in cui è stato annunciato l'accordo con i medici cubani, su Facebook Nirta ha creato il gruppo "La Calabria dei camici bianchi" per confrontarsi con colleghi medici e paramedici e manifestare alla classe dirigente le istanze del personale sanitario calabrese: "Da anni subiamo abusi come la mancanza di meritocrazia, il blocco delle assunzioni, orari di lavoro insostenibili e straordinari non pagati. Ora, dinanzi all'ulteriore umiliazione ricevuta dal presidente Occhiuto che, anziché favorire l'inquadramento di noi giovani medici pronti a sopperire alla mancanza di personale, preferisce snellire la burocrazia per assumere colleghi cubani, abbiamo deciso di lanciare una petizione. Siamo circa 600 giovani medici calabresi, chiediamo un confronto chiaro e diretto al dg del dipartimento Tutela della salute, Iole Fantozzi, e al presidente della Regione per vedere riconosciuti i nostri diritti. Ma anche per garantire il diritto alla salute alla popolazione calabrese".