Così gli uomini sono diventati intelligenti: lo studio su un gruppo di scimmie brasiliane
di Elena Dusi , di Elena DusiLe pietre scheggiate sono una delle prime tracce lasciate dagli uomini primitivi. Su quel sentiero dell’evoluzione si sono incamminati oggi i cebi, piccoli e graziosi primati diffusi in America Latina. Un gruppo nel nord-est del Brasile è seguito da anni dai primatologi del Cnr, in particolare da Elisabetta Visalberghi, che da una vita studia questi animali e fa parte dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione. “I cebi che studiamo hanno imparato a usare i sassi per rompere le noci di cocco particolarmente dure” racconta.
Cibo e cervello
Questo comportamento, osservano i ricercatori nell’articolo di copertina di Current Biology di settembre, traccia un altro parallelo con l’evoluzione umana: “I paleoantropologi che studiano la nostra specie hanno notato che l’aumento della complessità dell’uso di strumenti litici si accompagna a quello de…
Le pietre scheggiate sono una delle prime tracce lasciate dagli uomini primitivi. Su quel sentiero dell’evoluzione si sono incamminati oggi i cebi, piccoli e graziosi primati diffusi in America Latina. Un gruppo nel nord-est del Brasile è seguito da anni dai primatologi del Cnr, in particolare da Elisabetta Visalberghi, che da una vita studia questi animali e fa parte dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione. “I cebi che studiamo hanno imparato a usare i sassi per rompere le noci di cocco particolarmente dure” racconta.
Cibo e cervello
Questo comportamento, osservano i ricercatori nell’articolo di copertina di Current Biology di settembre, traccia un altro parallelo con l’evoluzione umana: “I paleoantropologi che studiano la nostra specie hanno notato che l’aumento della complessità dell’uso di strumenti litici si accompagna a quello della dimensione della scatola cranica, e quindi del cervello”, spiega Visalberghi.
“Dato che il cervello consuma molta energia, i paleoantropologi hanno ipotizzato che sia stato il miglioramento della dieta, reso possibile proprio dall’uso di strumenti, ad aver permesso l’evoluzione di cervelli di maggiori dimensioni ed energeticamente più costosi”.
David Barbagrigia
Non è il primo esempio dell’uso di strumenti fra i primati: la naturalista inglese Jane Goodall già negli anni ’60 aveva osservato in Tanzania che uno scimpanzé da lei battezzato David Barbagrigia realizzava bastoncini per estrarre le termiti.
Altri gruppi di cebi in America Latina usano sassi o bastoni per scavare nel terreno. I cebi osservati dai nostri ricercatori usano abitualmente sassi anche molto pesanti per rompere le noci. E forse non è un caso che questa specie abbia un cervello già molto grande, in rapporto alle dimensioni del corpo.
L'educazione dei giovani cebi
“I primi tentativi dei piccoli sono molto goffi e ridicoli” racconta Visalberghi. “Ci vogliono due o tre anni di tentativi, solo provando e riprovando imparano a mettere la noce su un'incudine resistente e a percuoterla con un sasso che non si rompa all'impatto. Per riuscirci devono diventare robusti. Alcuni diventano molto bravi, altri restano più indietro. E’ il caso di due gemelle: sono uguali in tutto, ma una è riuscita a rompere le noci con oltre un anno di anticipo rispetto all’altra. Gli adulti non insegnano questo comportamento ai piccoli, si limitano a tollerarli nelle vicinanze e a permettergli di rubacchiare qualche pezzetto di noce”.
L’abitudine di aprire le noci con un sasso non è presente in tutti i gruppi di cebi di questa specie. “E questo rende speciale la nostra stazione di ricerca. La foresta brasiliana dove si trova è sempre più isolata. Ormai è circondata da campi coltivati” dice amareggiata Visalberghi. “I nostri risultati – scrivono i ricercatori - mostrano che a pari quantità di cibo ingerito l’uso di strumenti permette ai cebi di acquisire circa il 50% di calorie in più al giorno, da 368 a 537 per ogni chilo di peso”.
L’uso di pietre permette di mangiare di più e meglio. Mangiare di più e meglio permette a un organo dispendioso dal punto di vista energetico come il cervello di svilupparsi, consentendo a sua volta capacità cognitive ancora più evolute. Questa spirale positiva nel corso della storia avrebbe consentito ai nostri antenati di sviluppare un intelletto superiore agli altri animali. Lo stesso meccanismo potrebbe essere in azione anche fra i cebi di Fazenda Boa Vista, quelli studiati dai nostri ricercatori.
Uomini e primati
“Non si tratta dell’unico comportamento che avvicina uomo e altri primati” prosegue Visalberghi. “Da anni sappiamo che non esistono barriere fra noi e loro, e solo chi non mastica nulla di scienza può credere che siamo fondamentalmente diversi. L’uomo è una delle tante specie di primati che esistono oggi sulla Terra. Peccato che oltre ad aver sviluppato tante capacità abbiamo anche abbandonato molti comportamenti naturali. Questo non sempre ci ha portato a migliorare la nostra condizione di vita”.
In forma come una scimmia
Uno di questi comportamenti riguarda proprio l’alimentazione. “L’evoluzione ci ha portato a preferire cibi nutrienti, ricchi di zuccheri, grassi e proteine. Oggi però quando ci ritroviamo dentro a un supermercato abbiamo un tale eccesso di offerta di alimenti zuccherati e grassi da rischiare di diventare obesi” spiega Visalberghi. Questo non accade ai cebi, neanche quando il cibo è abbondante e l’uso delle pietre gli permette di mangiare cibi molto nutrienti. “Restano sempre snelli, sia in natura, dove arrampicarsi sugli alberi richiede un’ottima forma fisica, sia in cattività, anche quando potrebbero mangiare a oltranza”.
I cebi, come noi, sono onnivori. Mangiano quando capita anche la carne di piccoli roditori, uccelli o lucertole. “Ma sanno quando fermarsi. Dopo essersi nutriti a sufficienza, preferiscono sfruttare il tempo libero giocando, esplorando o facendo cose interessanti. Non concepirebbero mai uno dei nostri banchetti di matrimonio in cui si mangia per ore e ci si sente sfiniti per il troppo bere e ingurgitare cibo”.
A restare inutilizzato oggi nella specie umana è proprio il meccanismo della sazietà. “Il cibo è pronto subito e in grande abbondanza. Viene ingerito così rapidamente da precedere il naturale senso di sazietà, che richiede un certo tempo per manifestarsi. In natura invece i frutti vanno processati, sbucciati, rosicchiati o frantumati. Nutrirsi richiede tempo, non basta scartare una merendina”.