Dai prof che mancano al flop delle misure anti-covid: l'allarme dei presidi sull'inizio della scuola
di Salvo Intravaia , di Salvo IntravaiaSi rientra in classe come se il Coronavirus non fosse mai esistito. E tra i “soliti” problemi irrisolti di una scuola che arranca. Anzi, con qualcuno in più. Nei giorni che scandiscono la vigilia del nuovo anno scolastico, che si apre ufficialmente il prossimo primo settembre, e con molte scuole superiori che hanno anticipato gli esami di riparazione a fine agosto, i dirigenti scolastici sono intervenuti più volte a segnalare le criticità che si troveranno ad affrontare appena gli alunni rientreranno in classe.
Iniziano gli alunni della provincia di Bolzano
I primi a rientrare in aula, il 5 settembre, saranno gli alunni della provincia di Bolzano. Una settimana dopo, il 12 settembre, toccherà a più di 2 milioni e mezzo di bambini e studenti di sette regioni e province autonome: Abruzzo, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto e in provincia di Trento. E a seguire tutti gli altri.
Si rientra in classe come se il Coronavirus non fosse mai esistito. E tra i “soliti” problemi irrisolti di una scuola che arranca. Anzi, con qualcuno in più. Nei giorni che scandiscono la vigilia del nuovo anno scolastico, che si apre ufficialmente il prossimo primo settembre, e con molte scuole superiori che hanno anticipato gli esami di riparazione a fine agosto, i dirigenti scolastici sono intervenuti più volte a segnalare le criticità che si troveranno ad affrontare appena gli alunni rientreranno in classe.
Iniziano gli alunni della provincia di Bolzano
I primi a rientrare in aula, il 5 settembre, saranno gli alunni della provincia di Bolzano. Una settimana dopo, il 12 settembre, toccherà a più di 2 milioni e mezzo di bambini e studenti di sette regioni e province autonome: Abruzzo, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto e in provincia di Trento. E a seguire tutti gli altri.
Le misure anti-Covid
La nota alle scuole per contrastare la pandemia da Covid 19. La prima a gettare un sasso nello stagno sulle regole eccessivamente blande tracciate dalla circolare dello scorso 19 agosto è stata Cristina Costarelli, preside del liceo scientifico Newton di Roma. Per contrastare il Coronavirus basterà seguire le normali regole di buona educazione (proteggere la bocca e il naso durante starnuti o colpi di tosse utilizzando fazzoletti di carta e igienizzare frequentemente le mani) e di buon senso: ricambi d’aria frequenti negli ambienti scolastici. Ovviamente, nessun positivo conclamato potrà frequentare le lezioni e i soggetti fragili, alunni e personale scolastico, andranno tutelati con l’uso della mascherina Ffp2. L’unica novità di rilievo riguarda il coinvolgimento di Aziende sanitarie locali (Asl) e Arpa (l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) che saranno chiamati a monitorare la qualità dell'aria in oltre 40mila plessi scolastici.
"Chi controllerà l'aerazione delle aule?"
“Sul tema dell’areazione iniziamo come abbiamo chiuso l’anno precedente. Alcuni presidi – spiega Costarelli all'Ansa – si sono rivolti all’Arpa che ha risposto di non essere competente sulla qualità dell’aria all’interno delle scuole. Sul fronte del controllo dei contagi, ad oggi, andiamo a rientrare senza nessuna misura di contenimento. Questo – continua – ci lascia perplessi perché quando ci troveremo a gestire casi di Covid, che potrebbero essere anche numerosi, saremo costretti a fronteggiare anche le paure e le preoccupazioni delle famiglie”. E taglia corto Vito Pecoraro, preside dell’alberghiero Piazza di Palermo. “Mi sa che dovremo provvedere per conto nostro: abbiamo i sanificatori in tutti i laboratori e stiamo comprandone altri per le aule più piccole e non arieggiate bene. Dovremo in altri termini essere noi ad arrangiarci”.
La piaga del precariato
Il “solito” precariato e le supplenze. Gli uffici periferici del ministero sul territorio stanno già lavorando a ritmi frenetici per nominare i docenti che mancano. Le assunzioni da Gae (graduatorie ad esaurimento) e da concorso si sono già celebrate quasi ovunque. Stesso discorso per la cosiddetta call veloce, la possibilità offerta a un precario di una certa regione di essere assunto, a domanda, in un'altra regione. Ma, soprattutto nelle aree settentrionali, i posti non assegnati per mancanza di aspiranti tra i 94mila disponibili sono davvero tanti. Le prime stime parlano di 150mila supplenti da nominare al più presto, ma si potrebbe andare anche oltre.
La criticità del sostegno
La situazione è particolarmente precaria sul sostegno dove trovare docenti con il titolo di specializzazione non è facile. In Veneto, dopo le immissioni in ruolo sono rimasti senza un pretendente 2.983 posti di sostegno sui 3.099 messi a disposizione dal ministero: il 96%. E avranno un bel da fare i dirigenti scolastici per coprire tutte le caselle rimaste vuote. “Occorrerà ricorrere”, spiega Paola Bortoletto, al vertice dell’Andis (l’Associazione nazionale dirigenti scolastici) alle Gps, le graduatorie provinciali dei supplenti, e alle Mad: le domande di Messa a disposizione dei singoli. “Alla primaria – continua – e per certe classi di concorso dobbiamo già affidarci alle Mad e, di conseguenza il dirigente dovrà mettere ordine fra le richieste di assunzione pervenute”. Per superare l’annoso problema del precariato, l’Anp per bocca di Antonello Giannelli chiede da tempo che siano gli stessi presidi a valutare e reclutare i docenti più idonei ad insegnare nel proprio istituto.
E mancano molti presidi
Le scuole in reggenza. Quest’anno, nonostante ci fossero ancora più di 500 dirigenti scolastici in attesa di essere assunti dall’ultimo concorso, il ministero dell’Istruzione ha preferito reclutare soltanto 317 nuovi presidi. E nessuno nelle quattro più popolose regioni del Sud: Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, dove le scuole che andranno in reggenza a un dirigente che ha già da guidare il proprio istituto saranno più di 300: una su 9. Considerando tutte le altre regioni, questo numero potrebbe più che raddoppiare. E il rischio che in alcuni territori non si farà in tempo a nominare tutti i reggenti costringendo le relative scuole ad un inizio in salita è tutt’altro che remoto.
La fine della didattica a distanza
La Didattica a distanza. Per due anni, l’alunno affetto dal Covid ha avuto la possibilità di seguire le lezioni in Dad: collegandosi a distanza da casa. Ma con la fine dell’emergenza decade anche questa possibilità. Fra qualche settimana, gli alunni contagiati non potranno quindi più collegarsi da remoto per “entrare” in classe. Una decisione che ai presidi sembra una vera e propria contraddizione, anche perché esiste un decreto del 2021 che non lega la possibilità di seguire le lezioni in Dad allo stato di emergenza. Come dovranno quindi comportarsi i dirigenti scolastici di fronte al primo alunno positivo al Covid?
I fondi del Pnrr
La gestione dei fondi del Pnrr. Tra quelli già assegnati alle scuole e quelli da assegnare saranno quasi 5 i miliardi di euro del Pnrr (il Piano nazionale di ripresa e resilienza) destinati all’istruzione. In molti casi, saranno le stesse segreterie scolastiche che dovranno gestirli, dopo avere formato il relativo personale. Ma i dirigenti scolastici, ormai da qualche settimana, chiedono al ministero dell’Istruzione di infoltire gli organici delle segreterie, altrimenti non sarà possibile col personale in servizio gestire in tempi rapidi questa mole straordinaria di finanziamenti. Rischiano di avere i soldi ma di non poterli sfruttare al meglio per mancanza di forza lavoro. “Le scuole sono strutture complesse – spiega Giannelli – che, per funzionare bene, hanno bisogno di personale in grado di gestire l’amministrazione e collaborare con il dirigente nell’organizzazione. L’assunzione di personale qualificato e l’aggiornamento di quello già presente non si possono più rinviare”.
I maestri di Educazione motoria
I maestri di educazione motoria alla primaria. Anche in questo caso, è stata l’Anp a sollecitare il ministero dell’Istruzione “a battere un colpo”. Da quest’anno, le 15.518 quinte classi della scuola primaria avranno un docente di educazione motoria specializzato per due ore a settimana. In tutto, 2.247 nuovi maestri. Nelle classi a tempo ridotto (24, 27 e 30 ore settimanali) le due ore saranno in aggiunta, nelle classi a tempo pieno (40 ore a settimana) verranno ritagliate da monte ore complessivo. È nelle classi a tempo ridotto che l’allungamento dell’orario rischia di afre saltare i sincronismi con i servizi erogati dal comune o dall’ente locale di riferimento: mensa, trasporto e assistenza disabili. E anche in questo caso i presidi chiedono delucidazioni in merito.