Stromboli, dai rifiuti l’ultimo disastro: detriti in mare nella spiaggia da sogno
di Luca Ricolfi , di Luca RicolfiA Stromboli è in arrivo un terzo disastro, dopo l’incendio del 25 maggio, che ne ha distrutto la vegetazione, e l’alluvione del 12 agosto, che ha devastato strade, case, esercizi commerciali, spiagge. Il terzo disastro non riguarda la terraferma (si fa per dire, su un’isola che è un vulcano), ma il mare che circonda l’isola. L’alluvione ha fatto precipitare una discarica a cielo aperto, che incombeva sulla spiaggia più bella dell’isola, la cosiddetta “spiaggia lunga” a Piscità, la cui pericolosità è stata per decenni ignorata dalle autorità pubbliche.
La discarica giace sul fondale
Ebbene, ieri e l’altro ieri sono sceso più volte sott’acqua in apnea lungo la costa e vi racconto come ho trovato il mare già ora, ossia prima del nuovo disastro che è in arrivo. I materiali della discarica non giacciono solo lungo la spiaggia, ma sono dispersi sui fondali con …
A Stromboli è in arrivo un terzo disastro, dopo l’incendio del 25 maggio, che ne ha distrutto la vegetazione, e l’alluvione del 12 agosto, che ha devastato strade, case, esercizi commerciali, spiagge. Il terzo disastro non riguarda la terraferma (si fa per dire, su un’isola che è un vulcano), ma il mare che circonda l’isola. L’alluvione ha fatto precipitare una discarica a cielo aperto, che incombeva sulla spiaggia più bella dell’isola, la cosiddetta “spiaggia lunga” a Piscità, la cui pericolosità è stata per decenni ignorata dalle autorità pubbliche.
La discarica giace sul fondale
Ebbene, ieri e l’altro ieri sono sceso più volte sott’acqua in apnea lungo la costa e vi racconto come ho trovato il mare già ora, ossia prima del nuovo disastro che è in arrivo. I materiali della discarica non giacciono solo lungo la spiaggia, ma sono dispersi sui fondali con una densità impressionante: il pavimento marino è ricoperto di rottami, oggetti di plastica, vetro, elettrodomestici, pezzi di mobili e, verosimilmente, anche di residui di lastre di eternit. L’acqua è torbida, perché un pulviscolo fine ti annebbia la vista. E se decidi di scendere sul fondale a qualche metro di profondità e provi a toccare la sabbia o un masso o un cespuglio di vegetazione sottomarina, li trovi coperti da uno strato di polvere densa e untuosa, probabilmente una miscela di sabbia, cenere, terriccio, residui fini della discarica precipitata in mare. E non è tutto.
I rifiuti caduti dalla montagna
Sulla spiaggia non si trovano solo i materiali della discarica caduti dalla montagna, ma anche quelli già restituiti dal mare (a est e a ovest del punto di caduta), nonché un terrapieno, dove sono state stoccate circa 150 tonnellate di terriccio misto a detriti e residui di ogni genere asportati da case e strade nelle ultime due settimane. Ma veniamo al punto. Perché parlo di un terzo disastro imminente? È semplice. A diciassette giorni dall’alluvione non si è fatto ancora nulla per evitare una catastrofe ambientale nel mare di Stromboli. A oggi non è stato effettuato nemmeno un prelievo delle acque marine per controllarne la composizione e la pericolosità. Il terrapieno (di contenuto sconosciuto) che il mare rischia di inghiottire è ancora lì. Non mi risulta che sia stata individuata una ditta specializzata in bonifiche, né tantomeno incaricata di procedere alla rimozione dei materiali dispersi in spiaggia e sott’acqua.
Alla prima mareggiata inghiottirà i residui
È inevitabile quindi che alla prima grande mareggiata, che potrebbe arrivare già nelle prossime settimane, parta il grande frullatore, e cioè: il mare si mangia i materiali che trova sulle spiagge (residui della discarica e megaterrapieno); il tutto viene mescolato con gli inquinanti già in mare e centrifugato dalla forza delle onde; il materiale inquinante si distribuisce anche nelle altre parti dell’isola (spiagge e fondali), e in qualche misura nelle isole e isolotti vicini. A quel punto non si può fare nulla o quasi, perché il materiale inquinante non è più concentrato su “spiaggia lunga” e nei fondali di fronte alla discarica precipitata, ma è disperso. Se si prova a denunciare tale disastro imminente, viene risposto che ci sono interventi che hanno una priorità più alta (come se i soggetti che devono effettuare la bonifica di spiagge e mare, e quelli che devono pulire i torrenti e rifare i sentieri sul vulcano fossero i medesimi). E che non ci sono fondi, e si aspetta che Draghi dichiari lo stato di emergenza e nomini un commissario (dovrebbe farlo nel prossimo Consiglio dei ministri, ma se farà slittare tutto l’entità del rischio ambientale per Stromboli non farà che aumentare).
L'isola dove il mare non è una priorità
Fin qui i fatti. Poi ci sono le impressioni e le valutazioni personali. Che sono essenzialmente due. La prima è che, su quest’isola, purtroppo il mare non è una priorità. L’attrazione è il vulcano, tutto gira intorno alle escursioni e ai barconi, che scaricano migliaia di turisti mordi-e-fuggi ogni giorno. Finora molto si è fatto per ripristinare la viabilità, sgomberare le case invase dalla melma, e molto si sta progettando di fare per ripulire e risistemare i torrenti, ripiantare alberi, ricostruire sentieri e terrazzamenti. Ma il mare e la sua salvaguardia è la preoccupazione di una minoranza, sia fra la popolazione sia nelle istituzioni. La seconda osservazione è che anche la migliore buona volontà, competenza e rettitudine dei rappresentanti delle istituzioni sono destinate a scontrarsi con i limiti intrinseci del sistema-Italia. Gli enti che dovrebbero gestire l’emergenza sono circa dieci, mal coordinati fra loro; le responsabilità rispettive non sono sempre chiare; le procedure prevedono quasi sempre tempi biblici per analizzare il danno, progettare le soluzioni, valutarne la validità, bandire le gare, affidare gli incarichi, stanziare i fondi. Va bene (forse) per costruire un parco giochi, ma è catastrofico quando, per evitare un disastro, si deve agire in pochi giorni o settimane.