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'Ndrangheta, fuori dal carcere per un giorno l'ex di Lea Garofalo: la uccise e sciolse nell'acido

Carlo Cosco, condannato all'ergastolo, il 16 luglio scorso si è recato dalla madre gravemente malata
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Ha ucciso e fatto sparire la compagna Lea Garofalo, "rea" di aver osato collaborare con i magistrati e svelare gli affari sporchi suoi e del clan, e per questo è stato condannato all'ergastolo. Ma il 16 luglio scorso, Carlo Cosco è stato autorizzato a tornare a Pagliarelle, frazione di Petilia Policastro, per salutare la madre molto malata.

Scortato dagli uomini della penitenziaria, l'uomo è arrivato senza grandi clamori. Ma in paese, non più di un pugno di anime, la notizia si è diffusa in fretta. Nessuno però - confermano fonti investigative - ha tentato di avvicinarlo. Costantemente monitorato dagli agenti, Cosco si è limitato a far visita alla madre nella casa di famiglia.

Non si tratta di un'eccezione. In caso di familiari stretti in fin di vita o gravemente malati, l'ordinamento prevede il diritto di visita, vietato solo in caso di gravi motivi o comprovata e permanente pericolosità del soggetto.…

Ha ucciso e fatto sparire la compagna Lea Garofalo, "rea" di aver osato collaborare con i magistrati e svelare gli affari sporchi suoi e del clan, e per questo è stato condannato all'ergastolo. Ma il 16 luglio scorso, Carlo Cosco è stato autorizzato a tornare a Pagliarelle, frazione di Petilia Policastro, per salutare la madre molto malata.

Scortato dagli uomini della penitenziaria, l'uomo è arrivato senza grandi clamori. Ma in paese, non più di un pugno di anime, la notizia si è diffusa in fretta. Nessuno però - confermano fonti investigative - ha tentato di avvicinarlo. Costantemente monitorato dagli agenti, Cosco si è limitato a far visita alla madre nella casa di famiglia.

Non si tratta di un'eccezione. In caso di familiari stretti in fin di vita o gravemente malati, l'ordinamento prevede il diritto di visita, vietato solo in caso di gravi motivi o comprovata e permanente pericolosità del soggetto. Permesso concesso a Cosco, che subito è stato riaccompagnato a Cuneo, dove da dieci anni è detenuto.

Morta per aver denunciato

Condannato all'ergastolo nel 2009 per aver picchiato selvaggiamente e strangolato Lea Garofalo, Cosco era considerato uno degli elementi di punta dei clan di Petilia Policastro a Milano. Ma Lea, che fin dall'adolescenza è stata la sua compagna, di quella vita di continui arresti, processi, visite in parlatorio, non ne poteva più. Ha deciso di collaborare con i magistrati, da testimone di giustizia ha riempito pagine e pagine di verbali che anche anni dopo la sua morte hanno portato ad arresti e condanne. Cosco non gliel'ha mai perdonata. Nel 2009 ha deciso di metterla a tacere per sempre. E per farlo ha organizzato una vera e propria trappola.

Sciolta nell'acido

È scattata quando la donna ha abbandonato il programma di protezione. Lentamente, Cosco si è riavvicinato a lei, l'ha convinta a incontrarlo a Milano insieme alla figlia e i tre hanno passato diverse ore insieme. Poi, rimasto solo con Lea, in piazza Prealpi l'ha aggredita selvaggiamente, quindi le ha messo le mani al collo e l'ha strangolata.

Dopo, ha chiamato il fratello Vito, il fidanzato della figlia, Carmine Venturino e altri due amici per far sparire il corpo. Se fosse stato ritrovato immediatamente gli investigatori avrebbero pensato a lui. Per cancellare Lea ha usato litri e litri di acido.

Una figlia coraggiosa

A puntare il dito contro di lui è stata la figlia, Denise. Oggi vive lontana dalla Calabria, dal padre e dalla sua famiglia, con cui ha tagliato ogni rapporto. Per loro, anche lei è una "traditrice". Perché è stata lei a obbligare Cosco a denunciare la scomparsa della donna, lei  a far capire agli investigatori che la storia da lui raccontata faceva acqua da tutte le parti, lei a testimoniare senza paura durante il processo contro il padre e il suo ex. "Ma il giorno della sentenza non ho gioito", ha spesso raccontato nel corso di incontri e interventi. "Mi hanno rovinato la vita ma non riesco a odiare nessuno. Neanche mio padre".