Fake news, pillole video per mettere in guardia dalle false notizie. "Funzionano come un vaccino contro la disinformazione"
di Giuliano Aluffi , di Giuliano AluffiUn vaccino contro la disinformazione, che non comporta alcun tipo di iniezione ma soltanto la visione di qualche videoclip di pochi minuti, può aiutare le persone a distinguere tra fake news manipolatorie e notizie vere e proprie. Lo sostiene uno studio condotto da psicologi delle università di Cambridge e Bristol insieme a ricercatori di Jigsaw (think tank di Google che propone di migliorare la società con l'uso della tecnologia). Nello studio sono stati condotti sette esperimenti - sei come studi randomizzati controllati, che hanno coinvolto 6.464 persone, e uno che ha coinvolto 22.632 utenti di Youtube - incentrati su cinque video di due minuti (prodotti da Jigsaw) nei quali vengono spiegate le principali tattiche manipolative.
Ad esempio il video sulla tattica del "linguaggio emotivo" si apre con una bambina dallo sguardo triste che abbraccia il suo orsacchiotto di pezza, e una voce che recita: "Forse vorresti saltare questo video: no…
Un vaccino contro la disinformazione, che non comporta alcun tipo di iniezione ma soltanto la visione di qualche videoclip di pochi minuti, può aiutare le persone a distinguere tra fake news manipolatorie e notizie vere e proprie. Lo sostiene uno studio condotto da psicologi delle università di Cambridge e Bristol insieme a ricercatori di Jigsaw (think tank di Google che propone di migliorare la società con l'uso della tecnologia). Nello studio sono stati condotti sette esperimenti - sei come studi randomizzati controllati, che hanno coinvolto 6.464 persone, e uno che ha coinvolto 22.632 utenti di Youtube - incentrati su cinque video di due minuti (prodotti da Jigsaw) nei quali vengono spiegate le principali tattiche manipolative.
Ad esempio il video sulla tattica del "linguaggio emotivo" si apre con una bambina dallo sguardo triste che abbraccia il suo orsacchiotto di pezza, e una voce che recita: "Forse vorresti saltare questo video: non farlo, perché quello che vedrai ti farà scoppiare a piangere..." Dopodiché un omino animato spiega: "Aspetta, sei ancora qui? Allora il trucco ha funzionato!" e illustra il modo in cui certi video o certi titoli di articoli e post sui social media cercano, con un forte appello alle emozioni, di bypassare la razionalità di chi fruisce di quel contenuto per poter inoculare un messaggio ingannevole.
Tattiche manipolatorie
Con lo stesso spirito didascalico, gli altri quattro videoclip prodotti per lo studio illustrano le tattiche delle false dicotomie ("O acquisti questo libro, o non ti piace leggere"), del capro espiatorio ("C'è poco lavoro? La colpa è dei giovani viziati"), dell'attacco ad hominem ("Bob critica il mio lavoro, ma perché dovrei difendermi dagli alcolizzati?") e dell'incoerenza ("Il mercato azionario è impredicibile. Avremo un crash di proporzioni epiche"). Apprendere le tattiche manipolatorie permetterebbe di riconoscerle quando sono applicate, e di aumentare la propria capacità di non farsi convincere. Questo approccio è stato definito "prebunking", in contrapposizione al classico debunking, ovvero l'attività di correzione che viene fatta - da gruppi di fact checkers - delle singole informazioni fallaci, e la loro pubblica esposizione come fake news.
La tecnica del prebunking
"Se qualcuno mente su Internet, è certamente un bene correggere quell'informazione. Ma sono importanti anche gli approcci preventivi" spiega a Repubblica il primo autore dello studio, Jon Roozenbeek, ricercatore in psicologia all'Università di Cambridge. "Correggere un'informazione a posteriori può essere difficile, sia perché - nel caso delle fake news politiche - non è facile trovare informazione fattuale e oggettiva, del tutto libera da pregiudizi politici, da contrapporre in modo netto alle fake news. Sia perché il fact-checking fatto a posteriori molto difficilmente potrà raggiungere tutti coloro che sono stati esposti alla fake news. Inoltre non è detto che tutti siano ben disposti verso il fact-checking. E purtroppo abbiamo anche la conferma, da diversi studi precedenti, che la correzione a posteriori della disinformazione non nullifica totalmente i suoi effetti negativi". L'idea del prebunking, invece ricalca proprio quella dell'immunizzazione, e consente, aumentando in generale la resistenza dei cittadini alla manipolazione, di non dover poi combattere una per una le singole fake news.
I videoclip
"Nei nostri video ci focalizziamo sui modi in cui puoi essere manipolato. Ad esempio qualcuno può tentare di fare leva sulla tua indignazione per distrarre la tua attenzione dalla fondatezza dei suoi argomenti" spiega Roozenbeek. "Abbiamo trovato una notevole efficacia dei videoclip soprattutto nell'immunizzare contro le false dicotomie: in quel caso i soggetti che hanno visto il video sono stati, a distanza di 24 ore, di riconoscere il doppio di fake news rispetto al gruppo di controllo".
Questo per quanto riguarda i test di laboratorio, dove i soggetti hanno visto il video in assenza di possibili distrazioni. Più attenuato è stato l'effetto dei videoclip sulla platea di 22.632 utenti di Youtube: "Lì le condizioni erano più impegnative: i soggetti erano a casa loro, non erano obbligati a vedere fino in fondo il video, potevano distrarsi o avere altre finestre del browser aperte contemporaneamente. L'effetto dei videoclip, sempre a distanza di 24 ore, è stato un aumento del 5%, rispetto al gruppo di controllo, nella capacità di riconoscere i tentativi di manipolazione attraverso le news" spiega Roozenbeek.
La disinformazione
"Può sembrare poco, ma bisogna anche considerare che la capacità del gruppo di controllo nel riconoscere le falsità non è zero". Se questo approccio, almeno in teoria, sembra promettente per chi non ha idee già ben delineate riguardo agli argomenti toccati nelle fake news, quando le persone sono già indottrinate il prebunking non garantisce risultati. "Siccome questo approccio richiede che tu abbia voglia di vedere il videoclip immunizzante, se tu già ti trovi nella "camera di risonanza" di certe idee, se sei già molto polarizzato politicamente, se credi nelle teorie del complotto, potresti pensare: "Bah, questi video sono solo propaganda, di certo non cambieranno le mie idee"" spiega Roozenbeek. "Per questo tipo di persone, non c'è molto che possiamo fare. O perlomeno: possiamo e dobbiamo assicurarci di produrre dei video che siano obiettivi e presentino informazioni neutrali, così da non legittimare le critiche più capziose". Questo mese l'approccio "vaccinale" alle fake news vedrà un'applicazione online in Polonia e Repubblica Ceca. "Google lancerà una campagna contro le fake news xenofobe di quei Paesi sui rifugiati ucraini" spiega Roozenbeek. "Perché si prevedono campagne di disinformazione tese a dipingere i rifugiati come capro espiatorio per l'aumento della criminalità, puntando sulla manipolazione emotiva per evitare i dati statistici che invece farebbero capire l'infondatezza di questa tesi".