Cronaca

Migranti, dall'autunno nel Mediteranneo la nave di Emergency: "L'ultimo sogno di Gino Strada per salvare vite umane"

Migranti, dall'autunno nel Mediteranneo la nave di Emergency: "L'ultimo sogno di Gino Strada per salvare vite umane"
Si chiama Life Support, potrà ospitare fino a 175 persone. Sulle murate dipinte le parole del fondatore dell'organizzazione: "I diritti devono essere di tutti, sennò chiamateli privilegi"
2 minuti di lettura

C'è una nuova nave, si chiama "Life support", è attraccata nel porto di Genova e in autunno salperà per la prima missione nel Mediterraneo centrale per le attività di ricerca e di soccorso dei migranti che attraversano il mare rischiando la vita. La nave è targata Emergency, "era un progetto voluto da Gino Strada", ha sottolineato Pietro Parrino, direttore del Field operations department dell'associazione umanitaria. "Soccorrere vite in mare è un dovere al pari dell'impegno per salvare le vittime da guerra e povertà", ha aggiunto, annunciando nel Festival di Emergency a Reggio Emilia l'acquisto dell'imbarcazione.

“A un anno dalla perdita di Gino, siamo pronti a dare vita a questo nuovo progetto. Lo facciamo, innanzitutto, perché è quello che facciamo da sempre: curare chi ne ha bisogno, chi è nel posto sbagliato, non per sua scelta", ha spiegato Parrino.

Sulle murate della nave sono state dipinte le parole di Strada: "I diritti devono essere di tutti, sennò chiamateli privilegi". Anche sua figlia, Cecilia, è impegnata da tempo nei salvataggi in mare con un'altra organizzazione e un'altra nave: ResQ - People saving people. "Ci sembra il modo migliore per continuare a rappresentare un pensiero, diventato bene comune, di un’associazione che pensa si debba fare quello che è giusto fare, senza chiedersi se è possibile ma semplicemente cominciando a farlo", ha aggiunto ancora Parrino. "L’attività di ricerca e salvataggio in mare da parte delle Ong è un argomento spesso divisivo ma salvare vite non può essere divisivo, mai. Questo è il nostro punto di partenza, anche questa volta”, ha detto.

Dal 2014 a oggi, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, sono oltre 19 mila le persone migranti morte o disperse nel mar Mediterraneo. Sono state più di 1.100 solo nel 2022, in assenza di un’operazione di salvataggio coordinata a livello europeo.

La “Life Support” è un offshore vessel costruita vent'anni fa in Norvegia: ha una lunghezza di 51,3 metri, una larghezza di 12 metri e pesa 1.346 tonnellate. La nave può arrivare ad accogliere fino a 175 persone, oltre al personale di bordo. Ancora in corso le selezioni per lo staff che comprenderà il coordinatore della missione Sar, un medico, infermieri, mediatori, soccorritori e un logista, a cui si aggiungono le dieci persone che compongono l’equipaggio della nave.

Sulla nave ci saranno due aree di lavoro, l’area equipaggio e l’area accoglienza. Nell'area di lavoro Emergency ha posizionato mezzi adibiti al soccorso, ha adeguato le dotazioni di emergenza per il servizio di salvataggio e rimosso le dotazioni in uso non necessarie alle attività Sar per ricavarne dei magazzini. La seconda area è stata progettata da zero da Emergency come zona di ricovero e accoglienza per le persone soccorse: un ponte di circa 250 metri quadrati completamente coperto, il main deck, dove sono stati allestiti un ambulatorio medico, i servizi igienici, i posti letto e le sedute. Dal main deck si ha accesso al boat deck, cioè la zona di accoglienza all’aperto estesa circa 90 metri quadrati e dotata di panche riparate da un telo ombreggiante. Si tratta dell’area dove le persone soccorse verranno imbarcate dopo essere state salvate. Una zona importante per il personale sanitario perché permetterà di valutare lo stato delle persone con lo stesso principio seguito all’interno degli ospedali: il triage. Sulla base dell’esito del triage, alle persone verrà assegnato un codice a seconda del quale verranno accompagnate in ambulatorio, sul ponte main deck, in osservazione, sulle panche vicine o nella zona di accoglienza aperta. 

"Siamo convinti che sia necessario prevedere canali di accesso legali e sicuri per le persone che devono lasciare i loro Paesi, perché non siano costrette a mettere a rischio la propria vita per arrivare in Europa -spiegano dall'organizzazione - Fino a quando l’Italia e l’Europa non daranno una risposta, Emergency continuerà a stare con chi salva, accoglie e non si gira dall’altra parte".

Emergency ha già partecipato ad attività di ricerca e soccorso nel mar Mediterraneo: nel 2016 ha prestato assistenza medica, mediazione culturale e tutta l’assistenza post salvataggio sulla nave Topaz responder dell’associazione Moas; nel 2019 ha iniziato a collaborare con la Ong spagnola Proactiva Open Arms, a bordo dell’omonima nave, per missioni Sar nel Mediterraneo centrale.