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Il maestro Franco Lorenzoni: “La sinistra riparta da Greta per riconquistare il cuore dei prof”

Il maestro Franco Lorenzoni 
Intervista con l'insegnante-scrittore, fondatore della casa-laboratorio di Cenci: "È stato un errore non opporsi davvero alla riforma Gelmini, ne paghiamo ancora il prezzo. La destra ha sempre tagliato sull'istruzione, la scuola non la voterà. Tra i progressisti oggi ci sono idee sagge, ma dette con voce flebile"
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 "Le colpe della sinistra? Un esempio? Non aver fatto vera opposizione alla sciagurata riforma Gelmini che nel 2008 portò al taglio di otto miliardi di euro alla scuola primaria. Ricordate? Erano gli anni in cui Giulio Tremonti diceva che con la cultura non si mangia. La crisi era globale, ma nessuno stato europeo, tranne l'Italia, tagliò sul futuro dei bambini. L'opposizione ci fu, ma debole. Una ferita insanabile. Di recente credo che la sinistra non abbia intercettato la forza dei Fridays for future e il messaggio di Greta: capire è cambiare".

Franco Lorenzoni, maestro elementare, scrittore, fondatore della casa-laboratorio di Cenci, è una delle voci più autorevoli della pedagogia italiana. Per quarant'anni ha insegnato nella scuola primaria di Giove, piccolo paese umbro in provincia di Terni. Oggi, dice, il cuore dei prof batte ancora a sinistra, ma la disillusione è forte.

Delusi ma ancora pronti a votare cont…

 "Le colpe della sinistra? Un esempio? Non aver fatto vera opposizione alla sciagurata riforma Gelmini che nel 2008 portò al taglio di otto miliardi di euro alla scuola primaria. Ricordate? Erano gli anni in cui Giulio Tremonti diceva che con la cultura non si mangia. La crisi era globale, ma nessuno stato europeo, tranne l'Italia, tagliò sul futuro dei bambini. L'opposizione ci fu, ma debole. Una ferita insanabile. Di recente credo che la sinistra non abbia intercettato la forza dei Fridays for future e il messaggio di Greta: capire è cambiare".

Franco Lorenzoni, maestro elementare, scrittore, fondatore della casa-laboratorio di Cenci, è una delle voci più autorevoli della pedagogia italiana. Per quarant'anni ha insegnato nella scuola primaria di Giove, piccolo paese umbro in provincia di Terni. Oggi, dice, il cuore dei prof batte ancora a sinistra, ma la disillusione è forte.

Delusi ma ancora pronti a votare contro la destra?
"La destra quando arriva al potere taglia sull'istruzione. Altro che stipendi più alti per i prof e investimenti. Ancora oggi vediamo i guasti della riforma Gelmini. Bussetti, ministro dell'Istruzione leghista nel governo Conte, come primo atto soppresse i fondi per la formazione obbligatoria dei docenti. Come si può votare per loro?".

La destra taglia, però la sinistra cosa fa?
"È il problema. Nessun governo, nemmeno quelli di centro sinistra, si è occupato a fondo negli ultimi decenni del tema dell'educazione. La riforma della Buona Scuola è stata un disastro, abbiamo due milioni e mezzo di ragazzi che non studiano e non lavorano. Un ministro dell'Istruzione non dovrebbe dormirci la notte su questa tragedia".

Il segretario del Pd Letta ha proposto l'obbligo scolastico dai tre anni. La destra è insorta.
"Una proposta saggia detta però con voce flebile perché lo scontro sarà duro. Sulla scuola materna statale, gratuita e facoltativa, cadde il governo Moro nel 1966. Poi la legge passò nel 1968. Ci sono grandi interessi privati sulla fascia dei bambini dai tre ai sei anni, anche per carenza di posti nel pubblico. È evidente che se la scuola dell'infanzia diventasse obbligatoria lo Stato ne dovrebbe assicurare la gratuità per tutti".

È per questa "voce flebile" sul futuro dell'istruzione che i prof si sentono abbandonati?
"Sì, da tutti i partiti. Se guadagni per tutta la vita 1400 euro al mese, per un mestiere fondamentale come è quello dell'insegnante, non senti che lo Stato scommette su di te. Nella scuola il sentimento dominante è: facciamo da soli, tra riforme burocratiche che cadono dall'alto e poi, però, un totale abbandono. Come se la società italiana disprezzasse la conoscenza".

C'è molta amarezza in questa descrizione.
"A cui si contrappone la straordinaria vitalità un'infinità di esperienze scolastiche, l'enorme abnegazione degli insegnanti, la gioia di vedere l'interesse negli occhi di una classe. Un potenziale di crescita democratica che le riforme della sinistra hanno spesso deluso. mi dispiace dirlo".

Come recuperare la passione?
"Partendo dalla scuola e non dall'alto dei ministeri. Facendo sistema delle nostre esperienze migliori, penso agli asili di Reggio Emilia. Dal basso in alto e non viceversa. Ecco se la sinistra riuscisse a catturare questo potenziale tornerebbe a convincere i prof".