"Pasticcere" o "pasticciere"? "Direttora", "direttrice" o "direttore donna"? "Sognamo" o "sogniamo"? "Sé stesso" o "se stesso"? "Ucràina" o "Ucraìna"? "Io e te" o "tu ed io" ?
A sciogliere questi dubbietti e soddisfare le relative curiosità interviene l'Accademia della Crusca, che nella sua rivista e nel suo sito dedica spazio ai quesiti che le rivolgono parlanti spesso impegnati in controversie e magari scommesse. Saranno anche "dubbietti", infatti, ma attorno a essi si percepisce dell'accanimento bello e buono.
Le baruffe linguaiole sui social network amplificano ed evidenziano la tradizionale nostra inclinazione per la disputa grammaticale. Nella nostra famiglia, nella nostra scuola, nel nostro circondario si è sempre detto così; all'improvviso qualcuno ce lo contesta. Come sarebbe che non…
"Pasticcere" o "pasticciere"? "Direttora", "direttrice" o "direttore donna"? "Sognamo" o "sogniamo"? "Sé stesso" o "se stesso"? "Ucràina" o "Ucraìna"? "Io e te" o "tu ed io" ?
A sciogliere questi dubbietti e soddisfare le relative curiosità interviene l'Accademia della Crusca, che nella sua rivista e nel suo sito dedica spazio ai quesiti che le rivolgono parlanti spesso impegnati in controversie e magari scommesse. Saranno anche "dubbietti", infatti, ma attorno a essi si percepisce dell'accanimento bello e buono.
Le baruffe linguaiole sui social network amplificano ed evidenziano la tradizionale nostra inclinazione per la disputa grammaticale. Nella nostra famiglia, nella nostra scuola, nel nostro circondario si è sempre detto così; all'improvviso qualcuno ce lo contesta. Come sarebbe che non si dice "vado a studio"? Cos'ha di scorretto "settimana prossima"? Cosa c'è di male se ho detto "scendo gli scatoli" ? Davvero, "scandinàvo" e non "scandìnavo" ? Eh sì, la regola vorrebbe corretta la forma piana "scandinàvo", ma se tutti, proprio tutti, dicono "scandìnavo" prima o poi cambierà la regola stessa. Intanto però si finisce per litigare.
All'atto pratico anche tra chi distingue e chi non distingue la "pèsca" dalla "pésca", comunque, basta volerlo e ci si intende. Il più delle volte appellarsi alla Crusca come a una corte suprema di giustizia è, ancor prima che sbagliato e sciocco, vano. Al nostro inesausto giacobinismo piacerebbe disporre di un'autorità legittimata da un regime, se non del Terrore, dell'Errore, dotata di ben oliate ghigliottine. Ma alla mannaia che mozza la testa del "giusto" dal torso dello "sbagliato" la Crusca affianca il cauto strumento del "dipende", nella speranza che i forcaioli di un'ortodossia il più delle volte immaginaria convertano le loro smanie normative in una cólta e assai democratica curiosità. Non succede quasi mai.
Amleto si chiedeva se "Essere o non essere", Ernest Hemingway oscillava tra "Avere e non avere". Assai più modestamente a noi può capitare di esitare tra essere e avere, per esempio nel mettere al passato prossimo il verbo "prevalere": "ha prevalso" o "è prevalso"? Consóla, dunque, che persino l'Accademia della Crusca abbia proprio il medesimo dubbio. Il libro che raccoglie le risposte ai suoi interlocutori ci dice che nella storia dell'italiano "falegname", appunto, ha prevalso su "legnaiolo"; un po' più in là invece racconta come sul virtualmente più corretto "la mappamondo" (al femminile) è prevalso" il maschile e infatti diciamo "il mappamondo". Avere o essere? L'indecisione è sintomo minimo ma eloquente dei dubbi che la Crusca, mentre si occupa di quelli che le poniamo, pone a noi. Oltre che custodirne la tradizione, cos'altro può fare un'Accademia, di fronte alla vita di una lingua?