La linea dura del Viminale: "Indagine rapida e trasparente. Non sarà un altro caso Cucchi"
Roma - L’indagine interna sarà rapida, intransigente e soprattutto trasparente. Se i poliziotti intervenuti a casa di Hasib Omerovic hanno sbagliato, se ci fosse qualcun altro che si è prestato a coprire sul momento eventuali responsabilità, verranno consegnati senza indugio alle valutazioni della magistratura dagli stessi colleghi (quelli della squadra mobile di Roma) che stanno conducendo le indagini. Nessuna protezione, nessuna omertà, nulla da difendere. Insomma, non ci sarà un altro caso Cucchi, assicurano dal Viminale.
L'indagine interna
La ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, sollecitata ieri da Riccardo Magi di + Europa che ha appoggiato la famiglia nel sollevare il caso, risponderà appena possibile all’interrogazione parlamentare che le è già stata rivolta. Da subito Lamorgese ha attivato la catena informativa, chiedendo al capo della Polizia Lamberto Giannini la massima sollecitudine e a…
Roma - L’indagine interna sarà rapida, intransigente e soprattutto trasparente. Se i poliziotti intervenuti a casa di Hasib Omerovic hanno sbagliato, se ci fosse qualcun altro che si è prestato a coprire sul momento eventuali responsabilità, verranno consegnati senza indugio alle valutazioni della magistratura dagli stessi colleghi (quelli della squadra mobile di Roma) che stanno conducendo le indagini. Nessuna protezione, nessuna omertà, nulla da difendere. Insomma, non ci sarà un altro caso Cucchi, assicurano dal Viminale.
L'indagine interna
La ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, sollecitata ieri da Riccardo Magi di + Europa che ha appoggiato la famiglia nel sollevare il caso, risponderà appena possibile all’interrogazione parlamentare che le è già stata rivolta. Da subito Lamorgese ha attivato la catena informativa, chiedendo al capo della Polizia Lamberto Giannini la massima sollecitudine e attenzione nella conduzione dell’inchiesta interna, che Giannini segue personalmente. Sul suo tavolo, ovviamente, sono già arrivate tutte le informazioni immediatamente recuperabili, a cominciare dall’identità degli agenti che alle 12.29 del 25 luglio (come risulta dalla relazione di servizio) si sono presentati a casa del disabile, e dagli atti redatti quello stesso giorno. E proprio la cristallizzazione di quanto avvenuto in quella casa il 25 luglio — fanno notare al Viminale — esclude a priori qualsiasi rischio di un nuovo caso Cucchi. Perché già quel giorno, visto l’intervento del 118 e il ricovero di Omerovic, gli agenti hanno inviato una relazione di servizio all’autorità giudiziaria, che è dunque in possesso di quel documento (non taroccabile a posteriori) da ben prima che la denuncia di Riccardo Magi sollevasse l’interesse mediatico sulla vicenda. Denuncia che però è servita ad aprire l’indagine per accertare la veridicità di quel che è stato scritto nella relazione di servizio.
Gli agenti ancora in servizio
I poliziotti (quattro, due in borghese e due in divisa) entrati nell’appartamento di via Gerolamo Aleandro sono regolarmente in servizio al commissariato di Primavalle. I vertici della Polizia di Stato — come da prassi — non hanno ritenuto di doverli sospendere prima che venga fatto qualche passo sostanziale nelle indagini. Anche perché l’inchiesta condotta dalla Procura si preannuncia assai rapida, grazie anche alla collaborazione della Polizia, che ha subito messo a disposizione tutti gli atti relativi all’episodio, mentre dall’interrogatorio dei quattro agenti verrà un primo riscontro incrociato sull’accaduto.
La protesta dei sindacati
A fianco degli agenti, seppure con prudenza, si schierano alcuni sindacati, che chiedono a Giannini di tutelare l’imagine della polizia. «Accusare degli agenti di un fatto così grave senza che si siano svolte approfondite indagini giudiziarie è inaccettabile giuridicamente — dice Domenico Pianese del Coisp — . Speculare su questi fatti drammatici è del tutto fuori luogo. Siamo certi che le indagini dell’autorità giudiziaria chiariranno ogni aspetto». «Siamo convinti che chiunque sbaglia debba pagare, ma non siamo soliti condannare prima di sapere la verità», aggiunge Andrea Cecchini, segretario di Italia Celere.
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