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In pericolo i mufloni dell'Isola del Giglio. Parte la campagna per salvarli

La Regione Toscana autorizza la caccia, ma le associazioni animaliste si schierano per proteggere la specie: "Il mondo sta morendo e si portano avanti progetti di una presunta purezza filologica degli habitat e delle razze"
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Dichiarati geneticamente rari e preziosi da un recente studio scientifico pubblicato sulla rivista Diversity, sostenuti da associazioni e opinione pubblica che ne reclamano la salvezza, i mufloni dell’Isola del Giglio sono di nuovo condannati a morte dalle istituzioni.

Stavolta è la Regione Toscana, attraverso una delibera per la caccia di selezione estesa all’intera popolazione rimanente sull’Isola, a giungere in aiuto delle aspirazioni eradicatorie dell’Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano presieduto da Giampiero Sammuri.

A stabilire infatti lo sterminio della piccola popolazione di mufloni sull’Isola, introdotta nel 1955 da un progetto di salvaguardia della specie, è stato in principio l’Ente Parco, che, tramite il tramite il Programma Life+ per il progetto LetsGoGiglio – Lessalienspecies in the TuscanArchipelago: new actionns to protect Giglio islandhabitats, ha richiesto e ottenuto ingenti fondi dalla Commiss…

Dichiarati geneticamente rari e preziosi da un recente studio scientifico pubblicato sulla rivista Diversity, sostenuti da associazioni e opinione pubblica che ne reclamano la salvezza, i mufloni dell’Isola del Giglio sono di nuovo condannati a morte dalle istituzioni.

Stavolta è la Regione Toscana, attraverso una delibera per la caccia di selezione estesa all’intera popolazione rimanente sull’Isola, a giungere in aiuto delle aspirazioni eradicatorie dell’Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano presieduto da Giampiero Sammuri.

A stabilire infatti lo sterminio della piccola popolazione di mufloni sull’Isola, introdotta nel 1955 da un progetto di salvaguardia della specie, è stato in principio l’Ente Parco, che, tramite il tramite il Programma Life+ per il progetto LetsGoGiglio – Lessalienspecies in the TuscanArchipelago: new actionns to protect Giglio islandhabitats, ha richiesto e ottenuto ingenti fondi dalla Commissione Europea mirati a riportare gli habitat naturali a ipotetiche situazioni precedenti, utilizzando il metodo di eliminare fisicamente intere specie animali e vegetali definite alloctone, ovvero non originarie dei luoghi, e all’occorrenza invasive.  Valutazioni toccate anche a piante come il fico degli ottentotti, integrato sull’Isola da più di un secolo e già oggetto di abbattimenti. Circa 380 mila euro sono stati destinati all’eliminazione dei mufloni.

 “Abbiamo lanciato una campagna di protesta per portare in salvo i mufloni dell’Isola del Giglio e ci ritroviamo costretti a intervenire di nuovo, nonostante lo studio scientifico che avrebbe dovuto bloccare qualsiasi ostilità” dice Sara D’Angelo presidente di Vita da Cani e Rete dei Santuari di Animali Liberi. “Non comprendiamo perché le nostre istituzioni portino avanti con prepotenza progetti assurdi, ridicoli, mirati a una presunta purezza filologica degli habitat e delle razze quando il mondo sta morendo. Siamo tutti atterriti dal cambiamento climatico, dalle tragedie che ci circondano. Com’è possibile che la Comunità europea finanzi progetti così inutili e dannosi? Vorremmo che i mufloni potessero vivere in pace a casa loro, dove non creano alcun danno”.  Aggiunge Cesare Scarfò, portavoce di un cartello di agricoltori e cittadini del Giglio: “Una cordata di atenei italiani e stranieri ha prodotto una scoperta scientifica sorprendente secondo cui i mufloni sono a maggior ragione un patrimonio da difendere. L’atteggiamento dell’Ente Parco ci riempie di dispiacere e di indignazione”.

Replica Sammuri: “Lo studio in questione, così come affermato dall’Ispra, cioè dalla massima autorità in materia di conservazione della natura in Italia, conferma l'introduzione molto recente della specie al Giglio. Tuttavia lo abbiamo preso in seria considerazione e abbiamo chiesto a Ispra se, alla luce dello stesso, cambiava la prescrizione che l’Istituto ci aveva dato, quella di sterilizzare tutti i capi catturati. La risposta è stata che lo studio non introduceva elementi tali da modificare i pareri precedenti. Sul fatto che i mufloni vengano cacciati o meno, ovviamente il Parco non ha nessuna competenza, l’elenco delle specie cacciabili è stabilito con legge dello Stato. La conservazione della natura ha un costo e una visione che non è quella di ieri oggi o domani, ma sempre di prospettiva e di tempi medio lunghi”.

Gli fa eco Piero Genovesi, responsabile del Servizio per il coordinamento della fauna selvatica dell’Ispra, da sempre sostenitore dell’epurazione dei mufloni: “Le nostre sono semplici valutazioni tecniche, purtroppo a volte scontentiamo qualcuno, ma bisogna scoraggiare l’introduzione di specie a casaccio nei territori”. Ma l’introduzione dei mufloni all’Isola del Giglio non avvenne per caso, bensì in nome di un progetto conservazionistico che a quanto pare ebbe successo.

“Se a livello personale mi rammarico di iniziative che non tengano conto del valore di organismi importati dall’uomo e ormai integrati con il paesaggio, considerando che fin da tempi remoti le popolazioni introducevano capre e armenti sulle isole, da genetista mi sento di difendere uno studio che mi sembra degno di essere preso in seria considerazione” commenta Paolo Francalacci, ordinario di Genetica all’Università degli Studi di Cagliari. “Ritengo sia un peccato perdere questa quota di biodiversità, mancando l’occasione di studiare ulteriormente la deriva genetica di questa piccola popolazione di mufloni.”

Animali che, a un certo punto, sembravano in salvo. A seguito delle proteste di cittadini, associazioni e degli stessi agricoltori dell’Isola, lo scorso anno l’Ente Parco  ha stipulato un accordo con Wwf e Lav in cui si prevedeva la cattura di mufloni vivi e il loro trasferimento all’interno di aree protette, anche a cura dei Carabinieri forestali. Si stima che sull’Isola fra maschi, femmine (anche gravide) e agnelli siano rimasti una quarantina di esemplari, ma oggi si apprende che con la Delibera 813 del 18/07/2022 della Regione Toscana si è stabilito che dal 1 ottobre al 15 marzo i mufloni nella ATC 7 Giglio (da cui è esclusa la zona protetta del Parco, ma i mufloni non conoscono confini) se ne potranno abbattere ben 37.

Dalla Regione respingono ogni contraddittorio riguardo mozioni dei cittadini o pregio genetico degli animali: “Con la delibera 687 del 5 luglio 2021 la Regione Toscana ha approvato il protocollo operativo che prevede il servizio di coordinamento e monitoraggio delle attività di prelievo finalizzate all’eradicazione del muflone dall’Isola del Giglio, e recepito un progetto europeo valutato e controllato da Ispra. La delibera del luglio scorso ha il solo scopo di regolare un piano di prelievi.”

“Siamo allibiti e anche alla luce del nuovo studio genetico abbiamo sottoposto il provvedimento alla valutazione del nostro ufficio legale” commenta Massimo Vitturi, responsabile Fauna selvatica Lav. “La nostra disponibilità ad accogliere e seguire i mufloni non è mai venuta meno e ci domandiamo come mai le catture si siano svolte finora con lentezza e metodi spesso poco rispettosi del benessere animale. Non si potevano investire i fondi per catture migliori, magari con la telenarcosi?”  

Secondo Sammuri la colpa è delle associazioni: “La Lav si era proposta di utilizzare la telenarcosi: avevamo dato parere favorevole, ma al momento sembrerebbe non aver proseguito su quella strada. Abbiamo traslocato animali nei rifugi finché sono stati capaci di accoglierne. 51 mufloni sono stati catturati e trasferiti in varie aree recintate della Toscana e dell’Umbria, gestite da associazioni varie e dai carabinieri forestali. 17 sono stati abbattuti prima dell’entrata in vigore dell’accordo.”

Un patto che tuttavia ora sarebbe vanificato dall’ingerenza venatoria regionale. “Le Regioni non consultano i parchi quando compilano i calendari venatori” commenta Sammuri. “Strano però come combacino i numeri degli animali da abbattere, ma al di là della loro sorte, per cui tutti parteggiamo” dice Kim Bizzarri esperto di politica ambientale europea “è bene ricordare che si tratta di progetti ampiamente finanziati con denaro pubblico, e colpisce il totale disprezzo istituzionale verso la richiesta di trasparenza e consultazione da parte di una società civile tutt’altro che impreparata.”