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Lungo i fiumi esondati nelle Marche: “Lasciati soli a spalare ora lungo il fiume c’è fango e rabbia”

(ansa)
Dalla foce del Misa all’innesto col Nevola: i danni e l’angoscia di chi ha perso tutto
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SENIGALLIA (ANCONA) - «C’è ancora troppa acqua e alla mia proprietà non ci si può arrivare». Il signor Marco è uno dei tanti piccoli proprietari della zona al confine del comune di Senigallia. «Ho 80 anni e stavolta, dopo l’alluvione del 2014, non ce la faccio a ricominciare, se han voglia i miei figli bene, altrimenti…», dice.

Il fiume esondato giovedì è tornato nell’alveo lasciandosi dietro i campi coperti di un impasto viscido di terra e rami destinato a indurirsi tra i solchi. I piani bassi delle case dei contadini sono devastati, qualcuno prova a tirar fuori dai capanni gli attrezzi e i trattori, ma nelle rimesse c’è davvero poco da salvare. Coldiretti dice che «tutto ciò che stava a meno di 500 metri dall’argine è stato distrutto», e per capirlo basta risalire la valle.

Sono circa 40 chilometri di fiume fino ad Arcevia e ogni singolo met…

SENIGALLIA (ANCONA) - «C’è ancora troppa acqua e alla mia proprietà non ci si può arrivare». Il signor Marco è uno dei tanti piccoli proprietari della zona al confine del comune di Senigallia. «Ho 80 anni e stavolta, dopo l’alluvione del 2014, non ce la faccio a ricominciare, se han voglia i miei figli bene, altrimenti…», dice.

Il fiume esondato giovedì è tornato nell’alveo lasciandosi dietro i campi coperti di un impasto viscido di terra e rami destinato a indurirsi tra i solchi. I piani bassi delle case dei contadini sono devastati, qualcuno prova a tirar fuori dai capanni gli attrezzi e i trattori, ma nelle rimesse c’è davvero poco da salvare. Coldiretti dice che «tutto ciò che stava a meno di 500 metri dall’argine è stato distrutto», e per capirlo basta risalire la valle.

Sono circa 40 chilometri di fiume fino ad Arcevia e ogni singolo metro porta i segni della piena: piantagioni scomparse, cascine sventrate, piante sradicate e serre di cui restano solo gli scheletri e pochi brandelli di copertura. Maria Letizia Gardoni di Coldiretti spiega: «Sono circa 450 le aziende danneggiate, ma la cosa più grave è che non saranno in grado di seminare per mesi, questo moltiplica il disagio».

Verso l’interno a Brughetto un gruppo di volontari prova a ripulire il piano terra di una casa che è in mezzo ai campi di Matteo Gasparini. Divani, mobili ed elettrodomestici vengono accatastati lungo la strada. Di sotto si sono salvati solo i muri, della terra intorno nulla. Il fiume ha superato la provinciale, ed è entrato ovunque portandosi via attrezzi e raccolto, e lasciando tronchi e arbusti.

Gli ortaggi che l’azienda rivendeva ai mercati della costa sono impastati col fango. Poco distante c’è Bettolelle, una frazione di Senigallia. Dalla strada si vede un enorme container in mezzo al nulla, lo ha portato l’acqua trascinandolo per centinaia di metri. Era il magazzino del centro sportivo, una struttura di cui resta solo il bar e gli spogliatoi in cemento armato. Il fiume ha trascinato via ogni cosa, compresi gli spalti in tubi d’acciaio del campo di calcio e i tralicci dell’illuminazione per le partite in notturna. Nella sede un volontario spinge il fango fuori dalla porta: «Il 3 maggio del 2014 era solo acqua, ora è arrivato di tutto con una furia mai vista, ma ricostruiremo con i volontari del borgo», racconta.

Il Soccorso Alpino al lavoro vicino al Nevola (ansa)

Più avanti la strada scavalca il Misa e poco dopo si arriva dove s’innesta il Nevola, l’altro torrente che ha provocato danni incalcolabili. Sul fianco c’è la zona industriale di Ostra: una trentina tra aziende e negozi che costeggiano via Merloni e danno lavoro a diverse centinaia di persone. A 48 ore dell’esondazione è ancora quasi impossibile percorrere il viale.

Tra i capannoni c’è Daniele Cimarelli, è il titolare della tipografia che porta il nome di famiglia. Fanno buste, scatole e carta da pacco per le grandi firme della moda: «Danni incalcolabili, bisognerà aspettare i tecnici per capire se le macchine sono da buttare o si possono recuperare, la carta è invece andata persa quasi tutta». E aggiunge: «La cosa che più mi amareggia è che siamo stati lasciati soli, qui non è venuto nessuno ad aiutarci, non abbiamo visto i soccorsi. Il poco che siamo riusciti a fare lo abbiamo fatto con le nostre braccia e con l’aiuto dei dipendenti e degli amici». Cimarelli aggiunge: «Dispiace l’assenza delle istituzioni, potevano mandare qualcuno a pulire le strade».

Il presidente di Confindustria Ancona, Pierluigi Bocchini, spiega che «le aziende danneggiate seriamente sono almeno 200». Quasi tutte piccole, come la cioccolateria Miv di Ivano Spadoni: «Stavamo producendo per il prossimo Natale, ma è andato tutto perso».

Alle 14 l’allerta meteo impone a tutti di allontanarsi dal fiume, i lavori riprenderanno più tardi. Salendo ancora verso il comune di Barbara piove a dirotto e il vento ha abbattuto qualche albero. La voce del Nevola è coperta da quella della pioggia che qui fa ancora più paura. A ogni incrocio ci sono vigili del fuoco e pattuglie delle forze dell’ordine. Sconsigliano di proseguire, a volte lo vietano, «troppo pericoloso, l’acqua potrebbe risalire rapidamente».