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Alluvione Marche, rabbia di sindaci e imprese: “Strade chiuse e aiuti al rallentatore”

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A 4 giorni dalla bomba d'acqua i residenti denunciano ritardi e scarso coordinamento dei soccorsi: "Istituzioni assenti, abbiamo dovuto fare tutto da soli"
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SENIGALLIA (Ancona) - "Io la Protezione civile non l'ho vista. Spero siano andati ad aiutare la gente che non ha più una casa, altrimenti non saprei cosa pensare". Ivan Spadoni, il titolare della "Miv Cioccolaterie", anche ieri mattina stava spalando nel suo stabilimento dell'area industriale di Ostra. A quattro giorni dalla tragedia che si è portato via 11 vite (due sono ancora i dispersi), e devastato il territorio, le strade sono ancora invase dal fango e di aiuti "non se ne sono visti". Insomma: "per quel che mi riguarda non ha funzionato la prevenzione e neppure i soccorsi".

I precedenti del 2021 e del 2018

Eppure non è sempre stato così, basta guardare i precedenti per capire che fino a pochi mesi fa la Protezione civile era diversa. L'11 dicembre scorso, ad esempio, per far fronte a una situazione di rischio simile a quella di giovedì scorso la struttura si era mossa diversamente. Que…

SENIGALLIA (Ancona) - "Io la Protezione civile non l'ho vista. Spero siano andati ad aiutare la gente che non ha più una casa, altrimenti non saprei cosa pensare". Ivan Spadoni, il titolare della "Miv Cioccolaterie", anche ieri mattina stava spalando nel suo stabilimento dell'area industriale di Ostra. A quattro giorni dalla tragedia che si è portato via 11 vite (due sono ancora i dispersi), e devastato il territorio, le strade sono ancora invase dal fango e di aiuti "non se ne sono visti". Insomma: "per quel che mi riguarda non ha funzionato la prevenzione e neppure i soccorsi".

I precedenti del 2021 e del 2018

Eppure non è sempre stato così, basta guardare i precedenti per capire che fino a pochi mesi fa la Protezione civile era diversa. L'11 dicembre scorso, ad esempio, per far fronte a una situazione di rischio simile a quella di giovedì scorso la struttura si era mossa diversamente. Quel giorno alle ore 7,15 viene segnalato che "il fiume Misa si sta alzando a monte" e che "la situazione viene monitorata costantemente". Alle 8 un nuovo lancio: "A Bettolelle il livello del fiume è in allarme. Attivato avviso alla popolazione". E così via, con messaggi costanti per l'itera giornata e alert del tipo: "Tutti i residenti della zona devono portarsi ai piani alti. Le persone che hanno difficoltà motorie, possono rivolgersi alle pattuglie sul posto oppure telefonare ai seguenti numeri...". Nel 2021 l'allarme rientrò e non fu necessario fare altro, ma la prassi era consolidata, visto che anche il 5 marzo 2018, la stessa macchina si era attivata seguendo un iter identico deciso a Senigallia in sede Centro operativo comunale (Coc), alla presenza del capo della Protezione civile, del sindaco e di tutti quelli con responsabilità nella gestione dell'emergenza. All'epoca il Coc, aveva persino deciso "a titolo precauzionale", che "per tutta la notte i tecnici e i volontari della Protezione civile continueranno a presidiare i punti critici fino al decremento dei livelli idrici". Un'attenzione maniacale, che giovedì non c'è stata. 

L'allarme di mercoledì 

Eppure già il giorno prima l'allarme meteo era sul sito del governo. Un'allerta gialla, non grave dunque, ma nella nota diramata dalla Protezione civile nazionale si avvertiva: "Dalle prime ore di domani si prevedono precipitazione sparse e diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, su marche e Umbria". Fenomeni "accompagnati da rovesci di forte intensità, grandinate e forti raffiche di vento". Nessuno poteva prevedere la bomba d'acqua che c'è poi stata, ma i segnali c'erano.


Il cambio alla Protezione civile 

Qualcosa è cambiato, da gennaio la struttura regionale non fa più parte dell'Ufficio di gabinetto del presidente, ma del dipartimento delle Infrastrutture, Territorio e, appunto, Protezione civile, con a capo politico l'assessore regionale Stefano Aguzzi. Tradotto significa meno autonomia. Nello stesso momento l'ex capo del dipartimento, David Piccinini è stato sostituto con l'attuale Stefano Stefoni. Oggi non decidono più quelli che c'erano prima.


La seconda inchiesta

Che qualcosa non ha funzionato lo pensa anche la Procura di Urbino, che dopo quella di Ancona, ha aperto una seconda indagine sul disastro del Montefeltro (Cantiano e altri comuni). I magistrati ipotizzano il reato di "inondazione colposa a carico di ignoti" (non c'è il reato di omicidio plurimo colposo perché nel pesarese non ci sono state vittime). Il procuratore Andrea Boni afferma che "le indagini hanno lo scopo di ricostruire in primo luogo le fasi e le tempistiche degli allertamenti dei comuni interessati delle esondazioni".


I ritardi negli interventi

I ritardi sono piuttosto evidenti. Quattro giorni dopo le esondazioni è stato sospeso fino a mezzanotte di oggi il trasporto pubblico di Senigallia perché "molte strade del territorio non sono transitabili". In diverse parti dell'entroterra il ripristono della viabilità è in ritardo. Domenica il sindaco di Cantiano Alessandro Piccini si è lamentato della "disorganizzazione degli interventi". Ovunque ci sono cataste di detriti che nessuno raccoglie. L'impegno dei volontari è straordinario, ma molto è affidato alla buona volontà e solo nelle scorse ore è stato annunciato l'arrivo di colonne mobili della Protezione civile da altre regioni (Veneto, Umbria, ecc) a dare una mano.